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XXIX Giornata per la Vita
Pellegrinaggio al Santuario di S. Luca
3 febbraio 2007


1. "Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca". Miei cari fratelli, l’inizio della narrazione evangelica appena proclamata nasconde dietro la sua semplicità grandi misteri, che coinvolgono anche noi oggi.

Gesù ammaestra le folle seduto sulla barca di Pietro. Egli è il Signore; è la luce del mondo e le sue parole sono spirito e vita; colla potenza della sua parola egli sostiene tutta la realtà. Eppure il Signore ammaestra stando seduto su una barca, la barca di Pietro.

A noi lettori cristiani questo particolare richiama subito un’altra realtà. Non raramente anche l’arte cristiana raffigura la Chiesa con una barca guidata da Pietro. Il senso più profondo del testo è quindi chiaro: Gesù continua ad illuminare gli uomini colla sua parola nella Chiesa e mediante la Chiesa. È nella dottrina apostolica che la verità di Dio – la verità che è fonte di vita – continua a donarsi agli uomini di ogni tempo e luogo.

Il seguito della narrazione evangelica ci introduce ancora più profondamente nel mistero della Chiesa. Poiché nella predicazione degli Apostoli e dei loro successori viene donata all’uomo la luce vera, ad essi è detto dal Signore: "prendi il largo e calate le reti". È detto a Pietro, è detto a noi pastori di non aver paura; di prendere il largo nel mare della storia umana; di gettare le reti, cioè di annunciare il Vangelo perché gli uomini conquistati da esso, abbiano la vera vita.

I Padri della Chiesa commentando questo testo, fanno una riflessione acuta. Dicono: per il pesce il rimanere nell’acqua è questione di vita; tirato fuori dall’acqua muore. Come ha potuto allora il Signore paragonare la missione apostolica ad una "pesca di uomini"? egli dice infatti a Pietro: "Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini". In realtà però, dicono i Padri della Chiesa, per l’uomo avviene il contrario del pesce. L’uomo ha bisogno di essere tirato fuori dalle acque salate della morte, della sofferenza, del non senso. È l’annuncio del Vangelo che porta l’uomo alla gioia della verità, alla libertà che diventa capacità di amare, alla vita vera di Dio. "Pescatori sono i pastori della Chiesa, che ci catturano attraverso la rete della fede, e ci portano a riva, cioè alla terra dei viventi" [Venerabile Beda].

2. Miei cari fratelli e sorelle, oggi celebriamo la Giornata per la Vita. La pagina evangelica ce ne fa cogliere l’intimo significato.

Anche oggi la Chiesa attraverso i suoi pastori è chiamata a testimoniare il Dio della vita, per liberare quell’alleanza che l’uomo sembra voler contrarre colla morte, ritenendola perfino in alcune situazioni sua amica.

Anche oggi la Chiesa attraverso i suoi pastori è chiamata a portare l’uomo a Cristo, all’incontro con Cristo. È nell’incontro con Lui che l’uomo esce dal deserto della morte e riceve la vita.

Miei cari fratelli e sorelle, viviamo sempre più immersi in una "cultura di morte", nella quale la persona umana è defraudata della coscienza della sua dignità, ritenendo che essa sia il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione.

Possiamo uscire da questa atmosfera culturale solo se riacquisterà il suo splendore la verità circa l’uomo.

Perché è così importante che nella coscienza dell’uomo risplenda la verità? In primo luogo per contrasto: solo una robusta consapevolezza della verità circa se stessi, circa il bene della persona, impedisce la schiavitù a quella civiltà delle "cose" e non "delle persone", nella quale queste sono trattate ed usate come cose.

Ma è soprattutto importante, perché nulla conferisce valore alla persona, ad ogni persona, quanto il sapere che ciascuno di noi è pensato, voluto, amato da Dio stesso come qualcuno di incondizionatamente prezioso.

"Simone rispose: maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla". La voce della Chiesa a favore della vita sembra ripetere l’esperienza di Simone: tanta fatica con un apparente nulla di fatto. Del resto anche l’Apostolo Paolo dice dei pastori della Chiesa che essi diffondono "il profumo della conoscenza di Cristo" "fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono: per gli uni odore di morte e per gli altri odore di vita per la vita" [2Cor 2,15].

Il Vangelo della vita è divenuto oggi più che mai segno di contraddizione. La fatica di annunciarlo è fonte di gioia perché è mediante questo annuncio che la vita trionfa sulla morte, la "cultura della vita" vince la "cultura della morte". Il Salvatore nostro Gesù Cristo "ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo" [2Tim 1,10].