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Prima Domenica di Avvento (Anno C)
San Martino in Casola, 2 dicembre 2012


Oggi ha inizio un nuovo Anno liturgico. Il cristiano scandisce il suo tempo in due modi. In quanto è cittadino della città terrena misura il suo vivere sull’Anno civile; in quanto cittadino della città di Dio, sull’Anno liturgico. Oggi comincia un nuovo Anno liturgico.

Esso, a differenza dell’Anno civile, è costituito dalla memoria della vita, della morte, e della resurrezione del Signore Gesù. Il cristiano passa il tempo, misura lo scorrere dei suoi giorni, ricordando i misteri, i gesti di Cristo, ma non come avvenimenti semplicemente passati: la grazia di ciò che Gesù ha compiuto ci raggiunge anche oggi.

La prima tappa dell’Anno liturgico è l’Avvento, che significa Venuta [del Signore Gesù]. Due sono le venute che la Chiesa celebra in queste settimane: la venuta del Verbo-Dio nella nostra natura e condizione umana; la venuta del Signore risorto alla fine dei tempi "a giudicare i vivi e i morti".

Oggi, prima domenica di Avvento, è questa venuta che la Chiesa celebra nell’attesa "che si compia la beata speranza".

1. Cari fratelli e sorelle, bisogna essere ciechi per non vedere la presenza smisurata nella storia umana dell’ingiustizia, dell’oppressione dei più deboli da parte del più forte, del cinismo di chi esercita il potere. Ma dall’altra parte, nessuna retta ragione e nessun cuore umano può pensare che l’ingiustizia abbia lo stesso diritto di esistere che la giustizia; che l’oppresso sia equiparabile all’oppressore.

La pagina evangelica ci dona oggi al riguardo la certezza di cui ogni persona ragionevole ha bisogno. Essa è espressa colle seguenti parole: "vedranno [gli uomini] il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande".

Verrà un momento in cui sarà pronunciata dal Signore Risorto la parola "fine" a tutta la storia, a tutta la vicenda umana. Ma non sarà come un colpo di spugna che cancella allo stesso modo ingiustizia e giustizia; un invito fatto indifferentemente all’oppresso e all’oppressore di sedersi alla stessa tavola. "Con potenza e gloria", Gesù pronunzierà la sua parola – che costituisce la sentenza definitiva – su tutta la storia, rendendo a ciascuno il suo. Metterà a nudo la verità della nostra vita. Rimetterà in ordine ogni cosa.

Di fronte a questo fatto, che sicuramente accadrà, come dobbiamo reagire interiormente? "Alzatevi" ci dice Gesù "e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". Non dunque un invito alla paura, ma alla speranza, "perché la vostra liberazione è vicina". Il giudizio finale di Cristo è cioè un avvenimento imminente: può accadere in ogni momento. Ma questa imminenza ci dice che la "nostra liberazione" è a nostra portata, ogni momento.

Che intende dire il santo vangelo quando Gesù parla di "liberazione"? Ci rivela che quando Egli verrà, i giusti saranno definitivamente introdotti nella comunione con Lui; Dio si rivelerà ad essi in modo inesauribile; sarà per essi sorgente perenne di pace, di gioia, e di amicizia reciproca.

2. Come dunque dobbiamo vivere questo periodo di attesa piena di speranza? Gesù risponde a questa domanda molto chiaramente.

"State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazione, ubriachezza ed affanni della vita". Gesù ci ha detto: "alzatevi e levate il capo". E’ impossibile "alzarsi" se si è "appesantiti". Fuori metafora: è impossibile attendere e sperare nel dono di una salvezza definitiva, se ci chiudiamo dentro al solo orizzonte di questa vita. E’ come se un peso che ci portiamo dentro, ci impedisse di elevare il nostro spirito verso una speranza più grande. Cari amici, siamo solo ostaggi del tempo perché in realtà siamo cittadini dell’eternità.

Anche l’apostolo Paolo ci fa la stessa raccomandazione di "rendere saldi ed irreprensibili" i nostri cuori "nella santità, davanti a Dio Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi".

Gesù inoltre scende ad un particolare preciso; "pregate" Egli dice "in ogni momento, perché abbiate la forza… di comparire davanti al Figlio dell’uomo". La preghiera ["in ogni momento" dice il Signore] è la forza della nostra speranza.

Se abbiamo imparato a pregare, abbiamo imparato a sperare. E’ nella preghiera che noi purifichiamo i nostri desideri, e diventiamo alla fine capaci di chiedere non solo ciò che è oggetto delle nostre piccole speranze. Diventiamo capaci di chiedere ciò che costituisce l’oggetto della vera, della grande speranza: essere sempre col Signore e coi suoi santi. Acquistiamo cioè "la forza di comparire davanti al Signore Risorto".

Cari fratelli e sorelle, il Signore mi ha fatto il dono di essere fra voi e farvi l’annuncio della venuta del Signore Risorto. E’ questo messaggio che giustifica la mia presenza; anzi, la presenza di tutta la Chiesa. La proposta cristiana è promessa, possibilità, è dono di un incontro con Gesù Risorto che ci rende partecipe della sua stessa vita divina.