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Commemorazione di tutti i fedeli defunti
Celebrazione per militari, forze armate, corpi militari e non del presidio di Bologna in suffragio dei caduti di tutte le guerre
S. Petronio, 2 novembre 2007


1. La pagina evangelica ci dona un grande insegnamento circa la nostra vita: ciascuno alla fine della propria vita dovrà rendere conto di se stesso a Dio. Dopo la nostra morte saremo sottoposti al giudizio di Dio. Il testo evangelico ha una straordinaria solennità: "… si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti".

Miei cari fratelli, davanti a Cristo, senza nessuna possibilità di inganno, sarà messa a nudo la verità del nostro rapporto con Dio e con il nostro prossimo, e sarà pronunciata la parola definitiva sulla storia.

Questo giudizio universale è preceduto per ciascuno di noi al momento della nostra morte da un giudizio particolare che riguarderà singolarmente ciascuno di noi.

L’idea che la cultura in cui viviamo cerca di trasmetterci, che l’uomo cioè è autonomo e nessuno ultimamente può giudicarne le scelte e le intenzioni perché ciascuno dipende ultimamente solo da se stesso, è un grave inganno. Ritenere che il giudizio della propria coscienza sia il tribunale inappellabile al di sopra della quale non c’è nessun’altra istanza, è falso. Il Signore ci giudicherà, e renderà a ciascuno secondo le sue opere. E l’esito di questo giudizio sarà che o passeremo attraverso una purificazione o entreremo immediatamente nella beatitudine eterna o saremo eternamente dannati subito.

E su che cosa saremo giudicati alla fine della nostra vita? La risposta ci viene data dalla pagina evangelica: saremo giudicati sull’amore, poiché ciò che facciamo a ciascuno dei nostri prossimi lo facciamo, nel bene o nel male, al Signore stesso.

Un grande Padre della Chiesa, S. Agostino, scrive al riguardo una pagina mirabile:

"Per voi avevo messo questi miei fratelli più piccoli nel bisogno sulla terra. Io, che ero il capo, sedevo in cielo alla destra del Padre, ma le membra mie sulla terra soffrivano, le membra mie sulla terra erano nel bisogno. Se aveste dato alle mie membra, quel che davate sarebbe arrivato anche al capo. E così vi sareste resi conto che quando per voi misi sulla terra i miei fratelli più piccoli nel bisogno, li costituii come vostri facchini, perché portassero le vostre opere nel mio forziere. Nulla avete posto nelle loro mani; per questo nulla avete trovato presso di me".
[Discorso 18,4; NBA XXIX, 349]

La verità del giudizio finale, come vedete, non ci distrae affatto dalla vita presente. Al contrario. È un grande stimolo ad operare il bene.

2. Ma noi stiamo celebrando questi santi Misteri non solo per ricordare a noi stessi la serietà della vita che stiamo vivendo, ma per fare memoria di chi è morto compiendo il suo dovere nella vita militare.

Il ricordo dei defunti nella preghiera del suffragio cristiano è un atto di carità nei loro confronti. La nostra preghiera infatti è veramente di aiuto ai defunti.

Ma questo austero ricordo liturgico ha anche un altro non meno nobile significato: custodire la memoria di chi ha vissuto compiendo il nobile servizio militare. Anche presso il popolo cristiano, come presso ogni popolo, la memoria di chi ha speso la vita al servizio del bene comune – e tale è il servizio militare – è un dovere di giustizia; è stimolo a chi ancora vive; è atto educativo delle giovani generazioni.

Alla fine di questa Eucarestia rivolgeremo al Padre la preghiera che "i nostri fratelli defunti, liberi da ogni colpa, partecipino alla gloria del Signore risorto". C’è una gloria che rifulge nel servizio al bene comune alla città terrena. Ma il fine ultimo di ciascuno di noi è partecipare "alla gloria del Signore risorto".