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Domenica XXVII per Annum (A)
Seminario, 2 ottobre 2011


1. La metafora della vigna e dell’agricoltore che se ne prende cura, è usata frequentemente nella Sacra Scrittura per indicare il rapporto del Dio di Israele col suo popolo. Ne abbiamo sentito un’esemplificazione nella prima lettura.

La metafora si prestava bene sia nel rivelarci la cura che Dio si prende del suo popolo sia l’obbligo che esso ha, in conseguenza, di produrre frutti di giustizia. Alla cura di Dio [il vignaiolo] deve corrispondere una coerente condotta.

L’esito di questo rapporto è stato catastrofico: "Egli attendeva che producesse uva ma essa fece uva selvatica". Fuori metafora: "Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue; attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressione". E pertanto il popolo sarà sottoposto ad un severo giudizio.

Come avete sentito nel Vangelo, Gesù riprende consapevolmente questa metafora profetica, ma la rinnova radicalmente.

Quale è il frutto di giustizia che Dio veramente si aspettava dal suo popolo? L’accoglienza del suo Figlio unigenito, la fede in Gesù. Il possesso del Regno di Dio, inteso come realtà divina di salvezza presente nella vicenda umana, è condizionato a questa accoglienza–fede in Gesù. A chi non produce questo frutto di giustizia sarà tolto il Regno di Dio: sarà escluso dalla salvezza.

2. Cari amici catechisti, quanto oggi ci è detto dalla Parola di Dio è di importanza fondamentale per il compimento della vostra missione. Siete richiamati infatti dalla pagina evangelica allo scopo vero della catechesi: l’incontro con Gesù mediante la fede.

Certamente la catechesi trasmette anche una "forma di vita" che l’apostolo Paolo descrive in modo mirabile nella seconda lettura. "Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri", ci dice l’Apostolo. Parafrasando potremmo dire: "tutto questo faccia parte della vostra catechesi".

Ma il punto fondamentale – il frutto che l’agricoltore si aspetta dalla sua vigna – è la fede in Gesù.

Questa impostazione fortemente cristocentrica della catechesi è oggi insidiata da vari punti di vista. Ed è mio dovere rendervi vigilanti nei confronti di queste insidie.

La prima insidia è la riduzione della persona di Gesù "ad uno dei profeti"; uno dei molti che dimora nel pantheon dei fondatori di religione o maestri di umanità. Una catechesi insidiata a questa riduzione tende a tacere sul grande tema della redenzione, del peccato, della salvezza.

La seconda insidia, assai grave, è di una catechesi che non introduca alla presenza del Mistero di Cristo oggi nella Chiesa. Detto negativamente: l’insidia è di parlare di Gesù come di un personaggio passato, col quale in realtà non è oggi possibile incontrarci.

La scelta che avete fatto di riflettere seriamente sulla Liturgia è stata da questo punto di vista molto saggia e provvidenziale. La catechesi deve sempre essere anche mistagogica.

La terza insidia è di una catechesi che non pensa e non trasmette la fede come avente un’essenziale dimensione ecclesiale: crediamo ciò che la Chiesa ci dice a riguardo di Gesù; crediamo nella e colla Chiesa.

Cari amici catechisti, conosco la passione e l’entusiasmo con cui, nonostante le difficoltà, trasmettete la fede della Chiesa. Siete i buoni vignaioli che vi prendete cura con competente amorevolezza dei germogli che il Signore ha piantato nella Chiesa, perché incontrino il Signore vivo e presente in essa.

Prego con voi il Salmo: "Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna; proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato".