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DOMENICA IV DI PASQUA
Cattedrale, 2 maggio 2004


1. "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono". La pagina evangelica proclamata oggi ci introduce nel mistero della nostra comunione con Cristo attraverso la suggestiva immagine del pastore. Immagine che lungo i secoli ha sempre profondamente commosso i credenti, divenendo un tema costante dell’arte cristiana.

Le poche righe lette oggi fanno parte di un testo ben più ampio, ma esse bastano per guidarci alla comprensione della nostra vita cristiana.

Esse in primo luogo sottolineano che la vita cristiana si svolge all’interno di una reciprocità fra il credente e Cristo, i cui momenti sono da parte del discepolo l’ascolto della parola del Signore e la sua sequela, da parte del Signore sono la conoscenza del discepolo e il dono della vita eterna. Ecco come la parola evangelica intreccia i due momenti: "le mie pecore ascoltano la mia voce ed io le conosce; ed esse mi seguono, io do loro la vita eterna".

Il risultato di questa reciprocità è l’appartenenza del discepolo al suo Signore: "nessuno le rapirà dalla mia mano". Nessuno e niente sarà capace di separare il credente dal Signore, se non sarà il discepolo stesso a staccarsi.

Carissimi fedeli, questo breve testo evangelico è fonte di grande, di vera consolazione per noi tutti. Esso è la risposta adeguata a quel bisogno di sicurezza, di consistenza che ognuno di noi sente urgente nel suo cuore, specialmente oggi. Una sicurezza, una consistenza non basata su ciò che abbiamo, ma sul nostro credere alla parola del Signore e porci alla sua sequela. Già il profeta ci aveva avvertito: "se non crederete, non avrete stabilità". La nostra stabilità è generata dalla nostra fede.

2. Ma c’è una ragione particolare per cui oggi la Chiesa sparsa nel mondo medita la pagina evangelica del buon pastore.

La presenza di Cristo nella sua Chiesa è mediata da coloro che sono resi partecipi del suo ministero di salvezza. Cristo, unico Pastore della sua Chiesa, è reso visibilmente presente oggi da coloro che ha chiamati ad essere in lui pastori dei suoi fedeli. Attraverso loro, i fedeli possono ascoltare la voce di Cristo e ricevere da Lui la vita eterna attraverso il banchetto eucaristico e gli altri sacramenti.

La Chiesa oggi soffre della mancanza di questi segni visibili di Cristo, dei ministri della sua Redenzione. È per questo che nella luce della pagina evangelica preghiamo perché "susciti nel suo popolo degni ministri dell’altare, annunziatori forti e miti della parola che ci salva.

3. La Chiesa di Bologna oggi gode e ringrazia il Signore perché cinque suoi figli ricevendo l’accolitato, compiono un passo decisivo verso il sacerdozio.

Carissimi figli, comprendete la vostra vita alla luce della parola evangelica appena ascoltata: siete chiamati ad essere immagini viventi del buon Pastore.

Oggi, col santo ministero che ricevete, vi avvicinate al Mistero eucaristico in modo privilegiato. Anzi, sia pure straordinariamente, potrete dare il pane eucaristico ai fedeli perché se ne nutrano. Fin da ora la Chiesa vi dice che avrete una vera coscienza di pastori, se vi lascerete configurare dall’Eucarestia. Essa è il sacramento del dono sacrificale di Cristo perché il suo gregge abbia la vita eterna. Da oggi la vostra vita è legata a questo venerabile mistero.

Il Signore voglia far maturare, ascoltando le nostre preghiere, "i germi di vocazione che semina a piene mani nel campo della sua Chiesa, perché molti scelgano come ideale di vita di essere immagini viventi del buon Pastore". Così sia.