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Omelia nella S. Messa del "Precetto pasquale militare" per le Forze Armate e le Forze di Polizia
2 aprile 2004
Cattedrale di S. Pietro

1. "Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori cadranno e non potranno prevalere". La prima lettura, pur narrando la vicenda di una persona, il profeta Geremia, ci comunica significati universalmente validi.

La vicenda personale. Il profeta è richiesto da Dio stesso di avvertire il popolo ed i suoi capi, il re in primo luogo, del rischio di perdere la propria indipendenza e libertà a causa del pericolo di un’invasione dell’esercito assiro. L’avvertimento profetico non intende inserirsi in un dibattito politico o strategico militare circa il modo di affrontare il pericolo. Esso vede nella disobbedienza alla legge di Dio, dei singoli e della comunità nel suo insieme, la vera ed ultima ragione della situazione del popolo di Israele. E pertanto il discorso profetico diventa avvertimento e rimprovero, minaccia e condanna.

Con quale risultato? "tutti i miei amici spiavano la mia caduta: "forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui". Il risultato fu che perfino gli amici del profeta lo tradiscono e lo lasciano solo, cercando di trarlo in inganno per farlo fuori.

Quale è stata la reazione del profeta? Egli poteva ricorrere agli stessi mezzi – la violenza, l’astuzia, il tradimento – dei suoi concittadini. Non lo fa, ma compie il gesto "politicamente più scorretto": affida la sua causa al Signore. Questo affidamento nasce dalla certezza che è Lui, il Signore, a guidare la storia e pertanto – il profeta ne è certo – alla fine coloro che agiscono con ingiustizia "cadranno e non potranno prevalere; saranno molto confusi perché non riusciranno".

La vicenda del profeta è esemplare, ed è particolarmente eloquente e significativa per voi che avere assunto il nobile compito di fare consistere il vostro lavoro nel servizio al bene comune, secondo la diversità di responsabilità significata dalle vostre divise.

Ho parlato di "servizio del bene comune". Il vostro impegno, la vostra responsabilità vi pone "super partes", come si dice: siete la coscienza di un bene che non è dell’uno o dell’altro, ma è di ciascuno perché è di tutti. Siamo ancora capaci di pensare ad un bene di questa natura? Oppure abbiamo definitivamente ceduto all’idea che la società umana non possa essere altro che il conflitto di opposti egoismi? Il profeta alla fine si affida al Dio che libera la vita del povero dalle mani del malfattore, consapevole che esiste un governo divino dentro alla storia che si propone la giustizia e la pace.

Siamo ancora convinti che esiste un "giusto", cioè un dovuto che non è deciso dalle convenzioni o dalle contrattazioni sociali, ma è esigito dalla dignità della persona? oppure dobbiamo rassegnarci a pensare che la giustizia è la mera regolamentazione di opposti egoismi? Il senso ultimo della divisa che portate è di essere servitori della giustizia, perché ogni uomo venga e resti in possesso dei beni necessari alla pienezza della sua umanità.

2. La pagina evangelica riprende la pagina profetica. Al centro di essa sta il Figlio di Dio fattosi uomo, contro il quale si scaglia la cieca ingiustizia umana. Egli è il giusto che come difesa di fronte alle accuse esibisce semplicemente il suo agire con rettitudine: "credete almeno alle opere". Qui noi entriamo in quel mistero della redenzione che la Chiesa si appresta a celebrare nei prossimi giorni.

La redenzione del mondo – questo tremendo mistero dell’amore, in cui la creazione viene rinnovata – è, nella sua profonda radice, la pienezza della giustizia in un cuore umano, nel cuore del Figlio primogenito [cfr. Lett. Enc. Redemptor hominis 9,1; EE8/26], perché anche noi possiamo divenirne partecipi ed essere giustificati.

Si aprono in questi giorni le sorgenti della salvezza perché ogni uomo possa attingervi attraverso i sacramenti: perché l’uomo sia guidato alla libertà che Cristo ci ha conquistato, perché diventi partecipi di quella giustizia che fu nel cuore umano del Salvatore.