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Ordinazione al Diaconato permanente di nove candidati
Cattedrale di San Pietro, 2 marzo 2014


E’ veramente singolare questa pagina del Vangelo, cari fratelli e sorelle. Gesù ci dice di andare a scuola dagli uccelli e dai fiori. Sono questi i "professori" che salgono in cattedra. Proviamo dunque ad ascoltarli.

1. Che cosa attraverso di loro Gesù ci insegna? Se avete prestato attenzione avete sentito che nella pagina evangelica ricorre una parola: "non affannatevi". Di quale affanno parla Gesù, chiedendoci di non lasciarci prendere da esso? E’ a questo punto che entrano in gioco i nostri "professori".

Gli uccelli del cielo e i fiori dei campi non lavorano per procurarsi il cibo o il vestito, eppure né l’uno né l’altro vengono a mancare loro. Anzi nessuno è mai stato vestito così bene come i fiori. Allora Gesù ci sta insegnando che non dobbiamo lavorare, attendere tutto dal cielo? Assolutamente no. S. Paolo esorta i suoi fedeli "a mangiare il proprio pane lavorando in pace"[2 Tess3, 12]. Ma lo dobbiamo fare "senza ansietà"."Senza ansietà" significa che dobbiamo provvedere alla nostra vita, non coll’idea che la nostra vita dipende dai mezzi che ci procuriamo.

Quale grande insegnamento è questo, cari fratelli e sorelle! Chi è ansioso, chi pensa cioè che la sua vita dipenda da ciò che possiede, non avrà mai abbastanza; non cesserà mai di accumulare e di accrescere il suo avere.

Perché questo atteggiamento è stolto? Perché dobbiamo lavorare in pace? Gesù ci dice: per tre motivi.

Il primo è di buon senso: "che di voi con la sua ansietà può prolungare la vita di un solo giorno". Nessuno potrà mai diventare così ricco da comperare la sua vita, e vivere senza vedere la morte.

Il secondo motivo deriva dalla condizione in cui si trova il cristiano. Gesù dice: "cercate prima il regno di Dio e di fare la sua volontà, ed egli vi darà in più queste cose". La ragione per cui alla cima delle nostre preoccupazioni non deve esservi l’avere, è che il discepolo di Gesù non appartiene in senso profondo a questo mondo. Egli ormai fa parte di un altro mondo, quello del Regno di Dio. E’ questa la sua cittadinanza. La cura delle cose di questo mondo non deve prevalere sulla cura per le cose di Dio. La cura più importante che dobbiamo avere di noi stessi è di cercare il Regno di Dio; è compiere la sua volontà.

Il terzo motivo è il più commovente. E qui entrano in gioco ancora i nostri due "professori".

Gesù dice: "eppure il Padre vostro li nutre. Voi valete più di loro", e "se Dio veste l’erba dei prati…non si curerà molto più di voi?". Siamo nel centro del Vangelo: Dio si prende cura anche delle più umili creature, anche di quelle che vivono un solo giorno. Ma ha

una cura tutta speciale della persona umana, la realtà più preziosa di tutta la sua creazione.

La Chiesa, facendoci leggere nella prima lettura un testo del Profeta, ci invita a meditare su questo aspetto. Dio ci ama. Manon in senso generico: ciascuno di noi singolarmente preso. Il profeta ci rivela due aspetti di questo amore. Dio non si dimentica mai di ciascuno di noi; ciascuno è perennemente nel suo pensiero. Dio si commuove per chi gli è figlio, anzi "figlio del suo grembo". Il grembo di Dio che ci ha creati è pieno di viscere di misericordia.

Il S. Padre Francesco nell’Es. Ap. Evangelii gaudium scrive: "nessuno potrà toglierci la dignità che ci conferisce questo amore inflessibile ed incrollabile" [3].

Gli apostoli hanno interiorizzato profondamente questo insegnamento di Gesù, e lo hanno trasmesso a noi. Possiamo trovare una sintesi bellissima in ciò che Pietro scrive ai suoi fedeli: "umiliatevi sotto la potente mano di Dio…gettando in Lui ogni vostra preoccupazione, perché Egli ha cura di voi" [1Pt 5,6]. E S. Paolo: "non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste…; e la pace di Dio…custodirà i vostri cuori" [Fil 4, 6-7].

2. Cari fratelli che fra poco riceverete il sacramento del Diaconato, la pagina profetica ed evangelica deve risuonare con particolare profondità nel vostro spirito.

Vi sarà dato il libro del Vangelo. Annunciate sempre e dovunque il suo insegnamento centrale: Dio si prende cura di ogni persona umana. Non ritenete, al riguardo, che esistano maestri più competenti di quelli che oggi Gesù ha laureato: gli uccelli e i fiori.

Il diaconatoè servizio di carità. Nella cura che vi prendete di ogni fratello ferito nella sua dignità, perché senza lavoro o casa o cibo, fate sentire la tenerezza di Dio che si commuove per ogni suo figlio. Soprattutto nei momenti in cui una persona può sentire effimero, precario, in balia del caso o della fortuna il proprio valore, ha bisogno di sentirsi amata di un amore infinito ed incrollabile. Fate sentire questo ad ogni povero. Così sia.


[a Malalbergo:]

2. Non posso terminare senza una riflessione. Forse tra voi ci può essere chi non trova lavoro, chi lo ha perso, chi è a rischio di perderlo. Dobbiamo semplicemente rassegnarci? No, cari fratelli e sorelle, non è questo l’insegnamento del Vangelo. Non è un invito all’accattonaggio.

Esso, al contrario, ci invita – nella misura delle proprie responsabilità e capacità – a impegnarci perché il lavoro non sia solo considerato una variabile del sistema economico. Esso – il Vangelo – ci invita a ricordare che ognuno è affidato alla cura di ognuno: "ciò che avrete fatto al più piccolo l’avete fatto a me". L’accattonaggio è disumano e anti-evangelico allo stesso modo che l’egoismo. La carità e la vera fraternità sono fattori di vere e buone relazioni fra le persone.