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Giornata della vita consacrata
Cattedrale di S. Pietro, 2 febbraio 2014


1. Cari fratelli e sorelle, carissimi consacrati e consacrate, anche ad un primo ascolto del Vangelo appena proclamato, notiamo subito che all’evangelista non interessa narrarci la purificazione rituale di Maria, quanto piuttosto attirare la nostra attenzione sull’offerta che Giuseppe e Maria fanno di Gesù ancora bambino, al Tempio.

Un autore del Nuovo Testamento per divina ispirazione ci ha svelato che cosa accadde nel cuore del Verbo fattosi uomo, quando entrò nel mondo: "entrando nel mondo, Cristo dice: tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato…Allora ho detto: ecco, io vengo…per fare, o Dio, la tua volontà" [Eb 10, 5-7]. All’inizio di tutta la vita umana di Gesù sta la sua offerta al Padre. Maria e Giuseppe, dopo pochi giorni dalla nascita, esprimono ed esteriorizzano questa volontà, offrendo nel Tempio il bambino Gesù.

La Chiesa come avete sentito, legge questo mistero della vita di Gesù alla luce di una profezia del profeta Malachia. Egli, nella luce propria della profezia, prevede l’ingresso del Signore nel suo tempio, con uno scopo: purificare i sacerdoti del culto antico, "perché possano offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia". E per indicare quanto profonda sarà l’opera di purificazione, il profeta – avete sentito – usa due immagini: il fuoco del fonditore e la lisciva dei lavandai.

Cari fratelli e sorelle, la Chiesa, accostando questa profezia alla narrazione della Presentazione al tempio, intende insegnarci: quanto il profeta aveva previsto, oggi si compie; il Signore entrando nel tempio ed offrendo Se stesso, rende capace ciascuno di noi di compiere offerte gradite al Padre.

Di quali offerte si tratta? La celebrazione odierna è caratterizzata dal rito della benedizione delle candele, che vengono donate ai fedeli. Nella preghiera abbiamo chiesto al Signore che "infonda nel nostro spirito lo splendore della sua santità". Ecco, cari fratelli e sorelle, qual è l’offerta gradita a Dio: la nostra persona purificata ed illuminata dalla luce che è Gesù, mediante la nostra fede. Ma non solo questo.

L’apostolo Paolo scrivendo ai Romani, dice: "di essere un ministro [un liturgo] di Gesù Cristo tra pagani, esercitando l’ufficio sacro del Vangelo di Dio perché i pagani divengano un’oblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo" [15, 16].

L’offerta gradita a Dio non è solamente la nostra persona resa luminosa dalla luce di Cristo. Ma ciascuno di noi, esercitando l’azione sacra di testimoniare il Vangelo, diventa luce che illumina gli altri, e così tutti diventiamo "oblazione gradita a Dio, santificata dallo Spirito Santo". La candela che avete in mano è il segno di quella fede in Gesù, che ciascuno deve poi testimoniare. "Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione" [Francesco, Evangelii gaudium 120].

 

2. Ora vorrei rivolgermi brevemente ed in particolare alle persone consacrate.

Carissimi e carissime, ciò che ho detto fino ad ora ad ogni fedele vale eminentemente per voi.

Voi avete fatto della vostra persona un’oblazione gradita da Dio, seguendo Gesù nella pratica dei consigli evangelici. E’ questo il "centro" della vostra esistenza, pure nella pluralità di forme e carismi fondazionali: non avete anteposto nulla a Cristo; Cristo vi basta, e non avete bisogno di altro.

Ma, come insegna il S. Padre Francesco, "se uno ha realmente fatto esperienza dell’amore di Dio che lo salva, non ha bisogno di molto tempo di preparazione per andare ad annunciarlo, non può attendere che gli vengano impartite molte lezioni o lunghe istruzioni" [Es. Ap. Evangelii Gaudium 120]. E chi ha fatto esperienza dell’amore di Cristo più di voi? Chi dunque più di voi deve testimoniarlo nel mondo? Testimoniarlo mediante opere di misericordia spirituali e temporali.

Tutti, dunque, partiamo da questa celebrazione splendenti di luce mediante l’obbedienza della fede, e quindi testimoni di un amore che non delude mai.