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Presentazione del Signore
Cattedrale, 2 febbraio 2010


1. "Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani". Cari fratelli consacrati e sorelle consacrate, la vostra offerta è gradita al Signore: l’offerta del vostro corpo nella verginità per il Regno, della vostra libertà nel sacro vincolo dell’obbedienza, della vostra autonomia nella povertà dei vostri possessi.

Voi siete la primizia del popolo di Dio, che noi oggi deponiamo davanti al Signore nostro Dio [cfr. Deut 26, 10] per riconoscere che Egli ci ha liberati, ci fece uscire "con mano potente con braccio teso" dal mondo, "dalla concupiscenza della carne, dalla concupiscenza degli occhi e dalla superbia della vita" [cfr. 1Gv 2, 15-16]. La vita consacrata è infatti il segno espressivo più perfetto di quella libertà con cui "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi" [Gal 5, 1a]. E la libertà è la capacità di amare; è la capacità di donarsi, "non un pretesto per vivere secondo la carne".

Nell’antica Alleanza l’offerta al Signore del primogenito era un "memoriale". Essa era compiuta "per ricordare che con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto" [Es 13, 16]; era il riconoscimento che a Dio Israele doveva tutto, e che pertanto a Dio doveva essere donato ciò che continuava la discendenza e la vita. Il dono del primogenito, che doveva essere riscattato, esprimeva sul piano del segno rituale il nucleo essenziale del rapporto con il Dio dell’Alleanza: tutto apparteneva a Dio e tutto proveniva da Dio, "poiché da Lui, grazie a Lui e per Lui sono tutte le cose" [Rom 11, 36a]. Nella nuova Alleanza voi, consacrati e consacrate, siete il segno vivente ed eminente del primato di Dio.

"Qui sta il senso della vocazione alla vita consacrata: un’iniziativa tutta del Padre [cfr. Gv 15, 16], che richiede da coloro che ha scelti la risposta di una dedizione totale ed esclusiva. L’esperienza di questo amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte che la persona avverte di dover rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita consacrando tutto, presente e futuro nelle sue mani" [Es. ap. post. Sin. Vita consacrata 17, 2; EV 15/482]. Non a torto S. Tommaso definisce l’identità della persona consacrata alla luce della totalità della sua offerta, paragonabile ad un vero olocausto [2, 2 q. 186, a.1].

2. Il profeta, nella prima lettura, ci insegna che ci è possibile "offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia" perché il Signore stesso "è entrato nel suo tempio", come "fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai". Egli compie la purificazione che rende possibile "offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia".

La vera primizia offerta al Padre è Cristo stesso, come ci insegna l’Apostolo: "Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti" [1Cor 15,20]. L’offerta che di Se stesso Egli oggi fa per le mani di Maria, anticipa il sacrificio della Croce nel quale ad ognuno di noi viene donata la possibilità di "offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia".

È nell’atto redentivo di Cristo; è nel dono che Egli fa di Se stesso sulla croce, che la vostra specifica vocazione e l’insieme della vostra vita attinge il suo carattere e la sua forza spirituale. Ciascuno e ciascuna di voi era già compreso nell’offerta di Gesù al tempio. È la stessa oblazione di Cristo che si rende visibile nella vostra oblazione.

Ed allora, carissimi, sia vostra prima preoccupazione la conformità a Cristo: il fare spazio al suo amore nel vostro cuore, al suo pensiero nella vostra intelligenza, alla sua affezione nel vostro rapporto colla realtà.

Saziatevi, inebriatevi di Gesù: è lui l’unico nostro bene. Egli è la risposta vera a tutte le vostre domande; il senso ultimo di tutto ciò che fate.

Perché accada questa identificazione con Cristo, abbiamo a disposizione due "mezzi": la meditazione della Parola di Dio e la partecipazione all’Eucaristia.

È la parola di Dio la sorgente prima della vostra vita, poiché è la sua costante meditazione che vi conforma a Cristo. Senza di essa, il consacrato è come morto.

Ma la parola di Dio diventa evento quando celebriamo l’Eucaristia. È mediante essa che noi diventiamo "consanguinei" con Cristo.

Cari fratelli e sorelle, se mediante la Parola e l’Eucaristia voi vi immergerete sempre più profondamente nel mistero pasquale di Cristo, potrete con verità dire le parole di Simone il Nuovo Teologo: "Vedo la bellezza della tua grazia, ne contemplo il fulgore, ne rifletto la luce; sono preso dal tuo ineffabile splendore, sono condotto fuori di me mentre penso a me stesso; vedo com’ero e che cosa son diventato" [Inni II, 18-22; SCh 156, pag. 178]. Così sia.