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XXX Giornata per la Vita - "Servire la vita"
Tradizionale pellegrinaggio al Santuario di S. Luca
2 febbraio 2008


1. Il mistero della Presentazione del Signore ha due aspetti. Esso, in continuità colle feste natalizie ed a loro chiusura, è un mistero di rivelazione. Il figlio di Dio fattosi uomo era apparso ai pastori; nella persona dei Magi era apparso ai pagani; oggi appare ufficialmente ad Israele, nel luogo dove esso cercava di "vedere il volto di Dio", cioè nel Tempio. "I miei occhi hanno visto la tua salvezza", esclama il santo vecchio Simeone, al quale lo Spirito Santo "aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore".

In Simeone l’attesa di Israele si compie. L’apostolo Pietro nella sua prima lettera ci insegna che tutti i profeti, che avevano guidato il popolo ebraico, cercarono di capire quando ed in quali circostanze Dio avrebbe visitato il suo popolo [cfr. 1Pt 1,10-12]. Simeone vede il Signore venuto a salvare il suo popolo.

Ma il mistero odierno anticipa già anche il mistero della Pasqua, come ci induce a pensare soprattutto la seconda lettura. Gesù è "presentato nel Tempio"; è offerto come offerta gradita: "(Maria e Giuseppe) portarono il bambino a Gerusalemme per offrilo al Signore" dice la narrazione evangelica. Ed il profeta, la cui voce abbiamo ascoltato nella prima lettura, aveva preannunciato che proprio la venuta del Signore nel suo Tempio avrebbe finalmente reso possibile "offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia". Quanto accade nel Tempio al momento della Presentazione anticipa il sacrificio della Croce, nel quale ognuno di noi è stato "liberato da quel timore della morte a causa del quale saremmo stati soggetti a schiavitù per tutta la vita". L’uomo, Simeone, può "andar via da questa vita in pace, perché i suoi occhi hanno visto la salvezza".

Guardando le cose più in profondità, miei cari fratelli e sorelle, vediamo che fra i due aspetti del mistero che stiamo celebrando esiste un legame profondo. Dio in Gesù si rivela oggi come Colui che dona il suo Unigenito; che invia il suo Unigenito a condividere pienamente la nostra condizione: "poiché … i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe". Nell’offerta che Gesù fa di se stesso si rivela il vero volto di Dio; Dio ci dice il suo vero Nome.

Spesse volte il Signore aveva presentato Se stesso come il pastore di Israele. Oggi inizia la rivelazione del vero pastore: "io sono il buon pastore … io offro la mia vita per le pecore" [GV 10,14]. Egli prende la posizione di chi è calpestato ed ucciso.

2. Miei cari fratelli e sorelle, la rivelazione che Dio fa di se stesso ad iniziare da oggi, è la radice più profonda della nostra testimonianza al valore assoluto ed incondizionato della persona già concepita e non ancora nata, che oggi intendiamo dare in modo particolare.

Quanto il vecchio Simeone dice di Gesù: "Egli è qui … segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori", è vero anche oggi. Anche oggi "Egli è qui": è presente nella persona più povera, più debole, più indifesa che esista, quella già concepita e non ancora nata. La misteriosa identificazione che Cristo pone fra Sé ed il "piccolo", è eminente nel caso del concepito.

"Segno di contraddizione": la Croce di Cristo è nello stesso tempo per chi non crede il massimo dell’impotenza e dell’ignominia; ma per chi crede, sulla Croce si manifesta la gloria di Dio [cfr. 1Cor 1,23-24]. Questa "contraddizione" coinvolge anche la sorte del concepito non ancora nato. Di lui è stato detto che è una "massa di cellule"; ma nella realtà egli è una persona umana. E chi dice persona umana dice "ciò che di più perfetto esista nell’universo" [S. Tommaso d’A.].

"Perché siano svelati i pensieri di molti cuori": di fronte al concepito non ancora nato si svelano i pensieri di molti cuori. A riguardo di che cosa? Dell’uomo. Si svela ciò che il cuore dell’uomo pensa dell’uomo; si svela quale sia la misura di cui si serve per misurare la sua dignità. Il concepito è solamente "uomo", con una sola qualifica, quella di "figlio". La prima basta per denotare una dignità che non ha prezzo; la seconda che merita di essere voluto ed amato.

Dio ci liberi, miei cari fratelli e sorelle, dalle tenebre di una "cultura della morte" e ci faccia passare alla luce di una "cultura della vita".