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Festa della Presentazione al Tempio del Signore
S. Messa per la Giornata mondiale della vita consacrata
Cattedrale di S. Pietro, 2 febbraio 2007


1. Simeone "lo prese tra le braccia e benedisse Dio: ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace". Stiamo celebrando il mistero dell’incontro fra il popolo di Dio, impersonato da Simeone, ed il Redentore; fra l’attesa ed il compimento. Miei cari fratelli e sorelle, non a caso l’odierna festività è strettamente connessa colla solennità del Natale. Dio si è fatto uomo perché l’uomo potesse incontrare Dio fattosi visibile in carne ed ossa. "Egli infatti non si prende cura degli angeli" come ci ha or ora detto l’autore della lettera agli Ebrei "ma della stirpe di Abramo si prende cura" e "poiché … i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe".

Miei cari fratelli e sorelle consacrati, la categoria dell’incontro ci introduce nel cuore della nostra esperienza di fede e quindi della vostra consacrazione. Come ci ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI nella sua prima enciclica, "all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva" [Lett. Enc. Deus caritas est 1,2]. Ciascuno di voi, cari consacrati e consacrate, custodisce come il suo segreto più caro la memoria di ciò che accadde all’inizio della vostra consacrazione. Sono sicuro: avete subito il fascino della persona di Cristo e ne siete stati conquistati. Da quell’incontro è stata generata la vostra esistenza. Non perdete mai la memoria di quell’incontro; custodisca intatta la sua capacità di rigenerare la vostra umanità; produca nel vostro cuore – come produsse nel cuore di Anna – frutti di lode e desiderio di "parlare del bambino a quanti aspettano la redenzione".

Il luogo in cui è avvenuto l’incontro è il tempio di Gerusalemme. Il profeta lo aveva preannunciato: "subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate, l’angelo dell’Alleanza, che voi sospirate". È in conseguenza di questa presenza nel "suo tempio" che i figli di Levi saranno purificati "perché possano offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia". La venuta del Signore nel suo tempio rende possibile il vero culto. È il culto in cui "i vari adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità" [Gv 4,23]. È il culto che viene reso al Padre nel tempio che è la nostra persona "perché santo è il tempio di Dio, che siete voi" [1Cor 3,17].

Miei cari fratelli e sorelle consacrati, siamo arrivati, condotti dalla parola di Dio, nel "mistero" più intimo della vostra consacrazione. La promessa fatta per mezzo del profeta che il Signore sarebbe stato "come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai" si è compiuta in ciascuno di voi. Di voi che non "avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità", ma "al servizio della giustizia" [cfr. Rom 6,19]. Di voi che avete offerto "i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" [Rom 12,1]. Noi possiamo vedere in voi lo splendore della grazia di Cristo che ha reso la vostra libertà capace di amare fino al dono di sé.

Nel tempio di Gerusalemme è avvenuto l’incontro fra il Mistero di Dio fattosi visibile e il cuore dell’uomo che aspettava la risposta alla sua attesa. Nel tempio, che sono le vostre persone, due misteri si sono incontrati: il Mistero di Dio che si è rivelato a voi in Cristo e il mistero del vostro cuore desideroso di beatitudine. Da quell’incontro la vostra libertà è stata liberata e resa capace di "offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia": la vostra persona. La vostra consacrazione è stata l’incontro del Mistero di Dio e del mistero della vostra persona: la "cifra" del Mistero di Dio è la grazia; la "cifra" del mistero dell’uomo è la libertà. Noi questa sera, noi Chiesa di Bologna, celebriamo l’Eucarestia per ringraziare il Padre della vostra esistenza.

2. "Era molto avanzata in età … aveva ottantaquattro anni". Non cessa di stupirmi un fatto. Fino ad ora i missionari, i testimoni dell’evento erano stati angeli e una stella. Il primo missionario è una donna di ottantaquattro anni la quale "parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme".

Miei cari fratelli e sorelle consacrati, conosco la sofferenza vostra nel considerare le tante necessità della Chiesa e le vostre forze che diminuiscono.

Non abbiate paura! Il mondo ha bisogno soprattutto del vostro esserci ancor più che del vostro fare. La vostra persona è già una profezia vera e propria, perché testimonia l’incontro con un Mistero che fattosi carne e sangue umani, rivela all’uomo l’uomo stesso: quale è il senso della sua libertà, la grandezza di decisioni definitive, la dignità del corpo della persona, la bellezza della gratuità, lo splendore del dono di sé.

Miei cari fratelli e sorelle, la preghiera con cui concluderemo questa celebrazione ce ne consegna in una sintesi mirabile il significato: "concedi a noi con la forza del pane eucaristico di camminare incontro al Signore, per possedere la vita eterna".

L’Apostolo ci confida che già conquistato da Cristo si sforza a sua volta di conquistarlo [cfr. Fil 3,12]. Siamo già stati incontrati da Cristo; camminiamo verso un incontro più intimo con Lui, fino a quando potremo dire in tutta verità: "vivo io, non più io; Cristo vive in me".