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Festa della Presentazione al Tempio del Signore
Giornata della vita consacrata
Cattedrale di S. Pietro, 2 febbraio 2006


1. "Ecco viene, dice il Signore degli eserciti …purificherà i figli di Levi… perché possano offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia". Carissimi, grande è il mistero che celebriamo: viene offerta nel tempio della prima alleanza la "vittima pura, santa, immacolata". Il frutto benedetto del grembo di Maria oggi viene offerto, anticipando il sacrificio che verrà offerto non più nel tempio ma fuori città [cfr. Eb 13,12], non sulle braccia di Simone ma sulla croce.

Questo Sacrificio, di cui oggi celebriamo come le primizie, ha come effetto che anche noi – come ci ha or ora insegnato il profeta – "possiamo offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia". Quale oblazione? La nostra persona; noi stessi in Cristo e con Cristo possiamo divenire offerta gradita al Signore.

Carissimi religiosi e religiose, la Chiesa di Dio in Bologna oggi ringrazia il Padre "da cui proviene ogni dono" perché in Cristo avete fatto della vostra persona un’oblazione gradita al Signore, un sacrificio di soave profumo. Celebriamo oggi lo splendore e la grandezza del vostro dono. Non in ragione di ciò che fate siamo grati a Dio per voi, ma in ragione di ciò che siete: puro dono, simbolo reale di un amore indiviso. Non avete bisogno di cercare altrove legittimazioni della vostra esistenza e della scelta che l’ha generato: l’amore si giustifica in se stesso e per se stesso. Abbiate sempre consapevolezza di questo. Non andate a cercare altrove il senso della vostra esistenza: Cristo lo esaurisce completamente. Come il santo vecchio Simeone, concentrando in se stesso tutta la fede e la storia di Israele, ha compreso che nell’incontro con Cristo ogni suo desiderio era compiuto ed ogni attesa soddisfatta, così nel dono che voi avete fatto a Cristo della vostra persona voi trovate la riposta interamente adeguata alla vostra domanda di senso. Non anteponete nulla a Cristo poiché Cristo non ha anteposto nulla a voi: neppure la sua uguaglianza a Dio [cfr. Fil 2,6].

2. "Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai, siederà per fondere e purificare". Carissimi, la nostra oblazione ha bisogno di essere purificata ed il nostro cuore di pietra come fuso dal fuoco del sacrificio di Cristo. La nostra libertà di donarci è continuamente insidiata dalla nostra libertà di autopossederci. Come guardarci da questa insidia?

Carissimi religiosi e religiose, è caratteristica di questa festa essere introdotti nella celebrazione dei divini misteri da una solenne processione che abbiamo compiuto coi ceri accesi in mano. Come voi sapete, la Chiesa ci istruisce anche coi suoi santi riti.

Abbiamo proceduto insieme. La vostra personale donazione a Cristo non solo non vi isola nella prigione della vostra solitudine, ma vi unisce più profondamente alle vostre sorelle e fratelli. La vostra libertà di dono vi costituisce dentro alla comunione interpersonale. L’atto personale della vostra auto-donazione non resta un evento individuale: genera le vostre comunità.

Non eravamo a mani vuote. Se "non è bene che l’uomo sia solo" [Gen 2,18], la Scrittura dice ugualmente: "non si dovrà comparire davanti a me a mani vuote" [Es 23,15]. L’amore è instancabile: è come un fuoco nelle mani. È il fuoco che noi abbiamo ricevuto da Colui che è venuto ad accenderlo su questa terra [cfr. Lc 12,49].

Non eravamo fermi. Chi si dona al Signore sa bene che se si rifiuta di avanzare "di virtù in virtù" e di progredire nell’amore, non sta fermo ma regredisce. Come scrisse l’apostolo, preso da un tale amore per Cristo da ritenere ormai tutto "una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù" [Fil 3,8]: "dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù" [13].

E come ci ha insegnato il S. Padre nella sua prima Enciclica: "Sì, amore è "estasi", ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé" [Deus caritas est 6,2].

Abbiamo camminato cantando. Poiché "Dio ama colui che dona con gioia" [2 Cor 9,7], ed "il frutto dell’amore è la gioia nello Spirito Santo" [Gal 5,22], seguiamo il nostro Signore cantando con gioia nel nostro cuore. Carissimi religiosi e religiose, come si può appartenere al Signore ed al contempo avere tristezza nel cuore? la tristezza del cuore – da non confondere colle tribolazioni della vita – non è forse il segno inequivocabile che Cristo non ci basta?

Carissimi, la presenza di Maria nel mistero che celebriamo è al centro. È Maria la scuola dove impariamo la scienza della libertà perché impariamo da essa la scienza del dono. "Maria, la Vergine, la Madre, ci mostra che cos’è l’amore e da dove esso trae origine, la sua forza sempre rinnovata" [Benedetto XVI, Lett. Enc. Deus charitas est 42]. A lei affido oggi la persona di ciascuno di voi, perché diventiate persone supremamente libere, cioè capaci di vero amore.