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Consacrazione Episcopale di mons. Carlo Mazza
Fidenza, 1 dicembre 2007


1. "Alla fine dei giorni. Il monte del tempio del Signore sarà elevato sulla cima dei monti … ad esso affluiranno tutte le genti". Miei cari fratelli e sorelle, solo la parola di Dio ci aiuta a capire che cosa sta realmente accadendo dentro alla confusione della storia umana. Ed essa risponde alle nostre domande non per accontentare le nostre curiosità, ma perché conoscendo il disegno divino, proporzioniamo ad esso le nostre azioni, lo rendiamo lievito della nostra volontà.

La profezia ascoltata nella prima lettura ci rivela che "tutte le genti", disgregate dall’odio e dai conflitti, convergono verso il tempio del Signore, verso la città della sua dimora, per essere istruiti nelle sue vie. Ecco svelato ciò che sta accadendo in profondità sotto la corrente turbinosa della storia: le genti cercano la città che ha i suoi fondamenti sul monte santo, dove splende la luce della verità che indica il sentiero della vita. La città che ha Dio per sole e l’Agnello immolato per lampada che divinamente la illumina.

Quale contrasto fra ciò che appare ai nostri occhi e ciò che realmente avviene, fra le letture politiche ed economiche della vicenda umana e l’intelligenza che della stessa ha la fede! Questa epoca – la nostra epoca – di disgregazione, di oscuramento perfino delle evidenze originarie, in cui le fondamenta vacillano invoca l’unità nella verità e nell’amore: cerca la divina dolcezza dell’incontro colla luce del Signore nella quale camminare.

Sul piano fisico esiste una forza che orienta verso un punto preciso del nostro pianeta, una forza gravitazionale. Così avviene nella storia umana. È Cristo che attrae a Sé e ricompone in sé ogni realtà umana, facendo dell’umanità intera il suo Corpo mistico, la sua Chiesa.

Un grande Padre della Chiesa scrive: "Cristo è … tutto in tutti, egli che tutto rinchiude in Sé secondo la potenza unica, infinita e sapientissima della sua bontà – come un centro in cui convergono le linee – affinché le creature del Dio unico non restino estranee o nemiche le une con le altre" [S. Massimo il Confessore, Mistagogica 1; PL 91, 668]. Cristo infatti è il capo del Corpo mistico che abbraccia tutti gli uomini, considerati non solo quanto alle loro anime, ma anche quanto ai loro corpi [cfr. S. Tommaso d’A. 3, q.8, ad. 2-3].

2. "La notte è avanzata, il giorno è vicino", ci ha or ora detto l’Apostolo. Carissimo fratello Carlo, che ti appresti a guidare questa santa e nobile Chiesa di Fidenza, le parole del profeta e dell’apostolo ti introducono nel mistero di quel servizio episcopale che lo Spirito Santo sta per affidarti.

Una consistente tradizione patristica ama ricorrere alla metafora della sentinella per illuminare il mistero del servizio episcopale. Scrive S. Gregorio, riferendosi al Vescovo: "Colui al quale è affidata la cura degli altri è chiamato sentinella … per scorgere da lontano qualunque cosa stia per accadere … per poter essere utile colla sua preveggenza" [Homiliae in Ez,. I,XI,4; Opere di Gregorio Magno III/1, 339].

Ti è affidato questo popolo perché colla tua preveggenza tu sappia guidarlo e consolarlo, scorgendo da lontano che cosa stia accadendo dentro alla tribolata vicenda umana.

"Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion" [Is 40,9]. Il Vescovo per recare liete notizie al suo popolo, deve salire sul monte alto che è Cristo. È in Lui e da Lui che il pastore ha la visione vera della realtà, l’unica chiave interpretativa giusta della vicenda umana. Fra poco sarà posto a lungo sul tuo capo il santo libro dei Vangeli, per significare che la luce di Cristo penetra nella tua mente e la sottomette ai criteri di giudizio propri del mondo.

Chiederanno a te, loro sentinella, i tuoi fedeli: "Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?" [Is 21,11]. Tu risponderai con le parole dell’Apostolo: "La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce". Cristo sta venendo e trasforma la nostra notte nel giorno della vita, dandoci la capacità di gettare via le opere delle tenebre e di indossare le armi della luce.

Carissimo fratello Carlo, il Vescovo è nella sua Chiesa, e tu sarai in mezzo a questo popolo il ministro di questo passaggio dalla notte al giorno. Sarai colui che renderà presente l’atto redentivo di Cristo: nell’animo turbato dei giovani, ai quali il futuro appare più minaccia che speranza; nelle famiglie scosse da una fragilità che ne insidia paurosamente la consistenza; in mezzo ai tuoi sacerdoti, tuoi primi collaboratori.

Ed ora, carissimo fratello Carlo, vai con fiducia incontro al Mistero, chiamando la santa Unzione in aiuto alla tua debolezza. Colui che è risuscitato dai morti ti rinnovi completamente col suo Spirito e dopo averti rivestito della sua potenza, ti doni a questo popolo di Fidenza come sua sentinella, suo pastore e suo padre. Perché tutti, noi che pascoliamo e voi, cari fedeli, che venite condotti al pascolo, lontani dal veleno dell’errore e dell’eresia, veniamo alle acque salutari della grazia e della verità: Gesù Cristo nostro Signore, Redentore dell’uomo e centro del cosmo della storia.