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Solennità di Tutti i Santi
San Martino in Casola, 1 novembre 2012


1. "Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente". Siamo chiamati a considerare l’amore che Dio, il Padre, ha per tutti e per ciascuno di noi. Anzi, la parola di Dio, come avete sentito, ci invita a considerare "quale grande amore ci ha dato". Cari fratelli e sorelle, l’espressione è profonda e commovente. Il primo dono che il Padre ci fa, la sorgente di ogni altro dono è il suo stesso amore, il suo volgersi amoroso verso ciascuno di noi, il suo prendersi cura di ciascuno di noi.

L’amore non è mai un atto ed un atteggiamento dovuto per ragione di giustizia: Dio non ci deve nulla. Non è un atteggiamento e un atto a cui Dio è necessitato dalla sua stessa natura divina: Dio è nei nostri confronti assolutamente libero per il suo amore gratuito. Che cosa "produce" in noi l’amore libero e gratuito di Dio il Padre? La partecipazione alla sua stessa vita divina, alla sua beatitudine, alla sua felicità, poiché siamo "chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente". Fermiamoci un momento a considerare questo fatto.

In un prolungato colloquio notturno con un fariseo di nome Nicodemo, Gesù aveva detto: "se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il Regno di Dio" [Gv 3,3]. Dunque, accade che Dio ci ama con un amore tale da farci passare dalla condizione di creature alla condizione di figlio. Che cosa significa? Un figlio, chi è generato ha la stessa natura – appartiene alla stessa specie – di colui che lo ha generato. Essere figli di Dio significa diventare partecipi della stessa natura divina. Un figlio, inoltre, ha diritto all’eredità. E San Paolo infatti scriverà che siamo "eredi di Dio". Qual è il "patrimonio di Dio" che noi erediteremo? E’ Lui stesso e noi "lo vedremo come egli è".

Cari fratelli e sorelle, questa è la nostra più grande dignità; questo è il tesoro più prezioso che possediamo: la vita divina in noi.

Questa vita divina viene ad innestarsi, a dimorare in una natura umana corrotta, dentro ad un’esistenza, la nostra, nella quale è ampiamente presente il peccato.

Avete sentito che cosa dice il Salmo responsoriale: "Chi salirà il monte del Signore? Chi starà nel suo luogo santo?". Cioè: chi è degno di abitare col Signore? Ed il salmo risponde: "chi ha mani innocenti e cuore puro". Cioè: chi agisce bene e vuole il bene. Certamente il figlio è chiamato ad abitare nella casa del Padre: a godere della sua compagnia. Ma "chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso come Egli è puro". Questo processo di trasformazione ha un nome: la nostra santificazione. Poiché siamo figli di Dio, siamo chiamati alla santità.

Il Concilio Vaticano II ci dona al riguardo un insegnamento che non lascia dubbi: "E’ … evidente che tutti i fedeli cristiani, di qualsiasi stato o ordine, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità… Nei diversi generi di vita e di occupazioni è sempre l’unica santità che viene vissuta da coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio" [Cost. dogm. Lumen gentium 40 . 41; EV1, 389 . 390].

2. La parola di Dio, sulla quale stiamo balbettando qualcosa, ci fa comprendere il significato della solennità odierna di tutti i Santi.

La prima lettura ci ha come aperto la porta della vita eterna. Siamo entrati, e che cosa abbiamo visto? "una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua, tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide". Sono questi i Santi, che sono già saliti al monte del Signore e stanno nel suo luogo santo.

E noi? Cari fratelli e sorelle, quale grande realtà è la Chiesa. Fra poco, prima del canto del Santo, noi diremo: "uniti all’immensa schiera degli angeli e dei santi". Noi in questo momento siamo uniti a loro: "infatti coloro che sono di Cristo e ne possiedono lo Spirito formano tutti insieme una sola Chiesa, congiunti fra di loro in Cristo" [ibid. 49; EV1, 419].

Cari amici, non stiamo vivendo giorni sereni; a volte possiamo essere tentati da pensieri cupi. La solennità di oggi è un momento di evasione dalle nostre brutte vicende feriali? Al contrario. Vedendo cogli occhi della fede la nostra casa definitiva, siamo rinforzati nel nostro cammino terreno. Considerando la "moltitudine immensa" dei Santi, siamo certi che questo nostro cammino è sostenuto dalla loro intercessione.

Essi che già godono della vita beata di Dio, ci proteggono nel cammino verso la nostra patria definitiva.