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Solennità di Tutti i Santi
Bentivoglio, 1 novembre 2009


1. "Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente".

Cari fedeli, stiamo celebrando i santi Misteri perché, facendo memoria del 50.mo di fondazione della vostra parrocchia, vogliamo ringraziare il Padre di ogni grazie per tutti i doni che vi ha concesso.

In realtà, la parola di Dio appena ascoltata ci insegna che uno solo è il dono che Dio fa all’uomo: il dono di diventare figlio di Dio. E di diventarlo "fin da ora". Tutto ciò che voi avete avuto in questi cinquant’anni nella vostra comunità, la predicazione del Vangelo, la celebrazione dei santi sette sacramenti, la guida delle vostre anime da parte di sacerdoti, aveva un solo scopo: introdurvi nella condizione di figli di Dio. Dio è nostro Padre, il suo Unigenito Figlio Gesù è nostro fratello, lo Spirito Santo configura sempre più profondamente la nostra persona alla persona di Gesù. È questo evento che in questi cinquant’anni è accaduto in voi e fra voi: un evento più grande di tutta la creazione.

Ciò che accade nella comunità cristiana e mediante la comunità cristiana, non è che la realizzazione nella storia umana di un progetto che Dio ha elaborato fin dall’eternità: "ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo" [Ef 1,4-5]. Le cose più grandi non accadono … nel palazzo dell’ONU a New York: accadono nella vostra comunità, da cinquant’anni. La Chiesa, e quindi la vostra parrocchia, esiste per questo: rendervi figli di Dio, partecipi della sua stessa vita eterna.

Il grande arcivescovo di Ravenna, S. Pier Crisologo, esprime in modo stupendo il mistero della nostra filiazione divina. "Questo è quello che avevo paura di dire, quello che avevo terrore di pronunciare … che cioè all’improvviso potesse verificarsi un così prodigioso rapporto tra il cielo e la terra, tra la carne e Dio, per cui Dio si mutasse in uomo e l’uomo in Dio, il Signore in servo, il servo in figlio… Ecco il motivo, uomo, per cui la Divinità t’investe, perché ora è infiammata da un così grande amore per te, perché, ancora nel grembo, con la tua voce Dio ti adotta come figlio" [Sermone 72,3].

2. Ma la parola di Dio aggiunge: "carissimi, noi fin da ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo, non è stato ancora rivelato".

La nostra condizione reale è ancora nascosta; la nostra sublime dignità, è velata. Questa situazione caratterizzata da un "già" e da un "non ancora", è rischiosa, perché possiamo perderci. Due sono allora le grandi difese: la fede; la santificazione di se stessi.

La fede. Il mondo "non ci conosce", non riconosce cioè la nostra condizione, perché non conosce Cristo. Cari fedeli, la conoscenza della fede, il vedere cioè la realtà alla luce della fede, ha nella vita cristiana la stessa funzione che la sanità degli occhi nella vita materiale. Chi è cieco non ha nessuna autonomia; chi non crede è alla mercé delle ideologie del momento.

Custodite, nutrite la vostra fede. Le celebrazioni cinquantenarie siano occasione per impegnarvi maggiormente nella catechesi. Ascoltate docilmente l’insegnamento della Chiesa. Riflettete sulla parola di Dio che vi è predicata.

La santificazione: "chiunque ha questa speranza in Lui, purifica se stesso, come egli è puro". Ascoltate ancora quanto dice S. Pier Crisologo: "Uomo, che hai in comune con la terra, tu che riconosci che la tua stirpe è dal cielo? Dunque, mostra una vita celeste nella dimora terrena, perché, se i pensieri terreni hanno avuto qualche influenza in te, hai inferto una macchia al cielo, un oltraggio alla stirpe celeste" [Sermone 71,3]. Nella vostra comunità imparate a vivere secondo la propria dignità.

Cari fratelli e sorelle, tra noi e i santi del cielo che oggi veneriamo, esiste uno scambio reciproco. Preghiamo i santi perché quando "Cristo si manifesterà, noi siamo simili a Lui": nella santità e nella giustizia.

La vostra comunità esiste perché si compia in ciascuno di voi il suo buon destino: la vita eterna.