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Solenne Concelebrazione Eucaristica in occasione del settantesimo compleanno
Cattedrale di San Pietro, 1 giugno 2008


1. "Vedete, io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio… la maledizione, se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio".

Cari fratelli e sorelle, questa Parola che oggi ci è stata detta dal Signore, è grave. Essa infatti ci rivela che la vicenda personale di ciascuno e la vicenda storica di ogni comunità umana è posta sotto l’azione divina della benedizione e della maledizione. E che l’essere oggetto dell’una o dell’altra dipende dalla scelta della nostra libertà fra l’obbedienza ai comandi del Signore o la disobbedienza ai medesimi.

Di fronte al primo comandamento, "ponete nel cuore e nell’anima queste mie parole", singoli e popoli si dividono: per chi obbedisce diventa benedizione; per chi trasgredisce diventa maledizione.

Siamo invitati da questa Parola a scendere in profondità dentro di noi, e ad imparare a leggere non superficialmente le vicende dei popoli e delle civiltà.

Prima o poi ciascuno di noi è tentato di orientarsi verso una assoluta autonomia morale, attribuendo alla propria libertà il potere non di scegliere fra ciò che è bene o male, come è nei fatti; ma il potere di decidere ciò che è bene e male per l’uomo. L’uomo diventa la misura ultima e inappellabile della verità circa il suo bene ed il suo male: "se Dio c’è, non c’entra con questa questione", viene a dire nei fatti l’uomo che pensa e vive la sua libertà come assoluta autonomia morale. La parola di Dio oggi ci avverte che chi percorre questa strada, finisce nell’auto-distruzione. Che una libertà umana non obbediente ai comandamenti del Signore, costruisce – come dice Gesù nel Vangelo – la vita sulla sabbia.

Ma questo modo di concepire e di vivere la libertà può divenire anche costume sociale, stile di vita associata. Ed il salmo ci avverte: "Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città invano veglia il custode. Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare" [Sal 127 (126) 1-2]. Se infatti in un popolo si attutisce la sensibilità per una verità circa il bene dell’uomo, che non dipende dall’uomo medesimo, è inevitabile che diventi dominante la sensibilità per gli interessi. E la società diventa la coesistenza di egoismi opposti.

"Vedete" ci dice il Signore "io pongo oggi davanti a voi una benedizione ed una maledizione". Il profeta Geremia ci dice quindi: "Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno ed il cui cuore si allontana dal Signore … dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere. Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. Egli è come albero piantato lungo l’acqua" [17,5-8].

2. Avete voluto festeggiare nel Signore il settantesimo compleanno della mia vita. Vi sono grato per la vostra numerosa presenza; soprattutto sono grato a tutti coloro che hanno reso solenne questa celebrazione.

"Ogni giorno ed ogni ora, o carissimi, deve essere preoccupazione incessante del Vescovo aver presente l’importanza del governo di cui ha assunto il carico, e il dovere di renderne conto al suo Dio" [S. Agostino, Discorso 383,1; NBA XXXIV,597].

Ma procedendo in età ed avvicinandosi il giudizio del Signore, questa consapevolezza deve farsi ancor più forte. Anche perché ora considero il ministero episcopale in modo ben diverso da come lo consideravo quando lo iniziai. Allora pensavo solo e progettavo come avrei dovuto svolgerlo; ora, crescendo in età ed anni di episcopato, non devo solo progettare il futuro, ma anche meditare ed esaminare come ho agito nel passato.

E mi aiuta in questo la parola di Dio che ho appena predicato. Essa mi invita ad edificare voi sopra la roccia che è Cristo; a non porre altro fondamento alla vostra vita all’infuori di quello che è già stato posto. Ma questa sera con forza mi invita ad esaminare anche me stesso da questo punto di vista: se sto costruendo la mia vita su Cristo e la sua parola.

"Voglia Dio perdonare benevolmente, non guardare con severità tutto quello in cui posso aver mancato verso di voi in passato. Guidi Lui il cammino che mi resta da fare portando questo carico, e mi renda gradito a Lui ed utile a voi" [ibid. pag. 601] durante tutti i giorni che mi donerà di vivere ancora con voi.