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Festa di San Giuseppe lavoratore
Molinella, 1 maggio 2014


Sono grato al Signore e alla famiglia Nobili della possibilità che mi viene offerta di celebrare l’Eucarestia in un luogo di lavoro.

Vorrei iniziare la mia riflessione partendo dalla prima lettura.

 

1. Nella pagina biblica viene rivelata la causa della dignità della persona umana; in che cosa essa propriamente consista.

"Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza". Perchè ogni persona umana in quanto tale ha una dignità unica? Perché l’uomo è "ad immagine, a somiglianza di Dio". La persona è nel mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza, orma della sua gloria. La radice della dignità della persona è l’intimo legame che la unisce a Dio.

Come avete sentito, due sono le espressioni visibili del fatto che la persona umana è "ad immagine e somiglianza di Dio". La prima è la vocazione fondamentale ed innata della persona all’amore, manifestata nella diversificazione sessuale: "Maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicateci; riempite la terra".

La seconda rivelazione della dignità della persona è il lavoro, descritto nel testo biblico – atteso il tempo in cui venne scritto – come "coltivazione e dominio della terra".

Cari amici, vorrei fermarmi pertanto un momento a considerare il rapporto tra la [dignità della] persona ed il lavoro. Questo rapporto è una delle colonne portanti della nostra civiltà. Se si spezza, costruiamo una società disumana. Quali sono dunque gli elementi del rapporto persona-lavoro?

- Il valore fondamentale del lavoro non è di carattere economico, ma etico. Il lavoro non è un bene di scambio, prima di tutto, poiché porta in sé l’impronta della persona.

- Il fondamento per determinare il valore del lavoro umano non sta prima di tutto nel genere di lavoro che si compie, ma il fatto che colui che lo esegue è una persona.

- All’interno del sistema produttivo il lavoro occupa il posto centrale. Una società adeguata alla dignità della persona è una società del lavoro. Questa finisce, quando si invertono i valori di riconoscimento tra produzione e consumo. Quando, cioè, non si produce per il consumo, ma si consuma per produrre.

 

2. Cari amici, sono sicuro che sarete tentati di pensare che quanto ho detto finora sia una mera astrazione, la quale non ha alcun impatto colla drammatica condizione del lavoro oggi.

Certamente non è compito del Vescovo entrare nelle questioni attinenti alla politica del lavoro, ed ancora meno all’organizzazione giuridica del lavoro medesimo.

Tuttavia, non c’è dubbio che la condizione del lavoro, dell’economia, della società dipende ultimamente dalla visione che si ha della persona umana.

Se alla base sta l’idea di persona come individuo isolato, senza relazioni originarie; se la concezione che abbiamo di noi stessi è errata, anche l’economia, l’ordinamento giuridico, la considerazione e l’organizzazione del lavoro risultano alla fine contro l’uomo. L’errore circa l’uomo dà origine ad una "cultura" [si fa per dire] nella quale il valore della persona umana è misurato dal metro della sua capacità produttiva.

Non posso dimenticare, comunque, chi si trova ad essere oggi senza lavoro o perché lo ha perduto o perché non lo trova. Pertanto, dopo aver sentito il parere di persone prudenti, ho deciso di istituire un FONDO DIOCESANO per le PERSONE SVANTAGGIATE. Ulteriori precisazioni saranno date al momento e coi mezzi opportuni, quanto prima.

So bene che trattasi di un "soccorso di emergenza", ma le persone incontrate in questi mesi in condizioni tragiche, mi hanno convinto che è mio grave dovere di Vescovo intervenire.

Cari amici, la pagina evangelica ha dato l’annuncio del "Vangelo del lavoro". Esso risuona nel modo seguente: "non è Egli il figlio del carpentiere?". E’ questo il "Vangelo del lavoro": il Figlio di Dio fattosi uomo trascorre quasi tutta la sua vita sulla terra presso il banco di un carpentiere, impegnato in un lavoro manuale.