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Festa di S. Giuseppe Artigiano, Patrono dei lavoratori
1 maggio 2004


1. "Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza … Dio creò l’uomo a sua immagine". Queste parole sono la pietra angolare della visione cristiana dell’uomo, perché ci svelano la ragione della dignità propria di ogni persona: ciò che rende la persona la creatura più perfetta e preziosa in tutto l’universo. È la sua somiglianza con Dio. Essa è l’unica creatura cui Dio può rivolgersi assegnandole un compito: "siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare… e su ogni essere vivente".

Queste stesse parole sono anche la pietra angolare della nostra civiltà, che ha posto al suo centro l’affermazione della dignità della persona. Parole che devono risuonare in modo particolare nella nostra coscienza morale oggi, dentro ad una cultura che sta oscurando una evidenza originaria: la diversità-superiorità di ogni singola persona umana nei confronti di tutto l’universo. Sì, una sola persona umana vale più dell’universo intero!

La percezione della dignità della persona umana ci aiuta oggi a riflettere sul lavoro umano. Nel sistema produttivo esso non è mai interamente equiparabile agli altri fattori del sistema stesso, poiché il suo valore primario non è misurabile in termini economici, ma etici. La preziosità del lavoro cioè non dipende primariamente dalla sua capacità produttiva, ma dal legame che esso ha colla persona. È infatti la persona che dà dignità al lavoro, non il lavoro alla persona, poiché la persona trascende anche il suo lavoro.

La prima violazione quindi della dignità del lavoro, quella che è all’origine di tutte le altre, consiste nel considerarlo separatamente dalla persona: nel non vedere più nel lavoro la persona che lavora. Quando avviene questa separazione?

Mi limito a qualche esemplificazione. Quando il lavoro è considerato come una merce pienamente sottoposto alle regole del mercato; quando la struttura produttiva non è più progettata "ad immagine dell’uomo" ma al contrario è l’uomo ad essere progettato a misura della struttura produttiva; quando la persona che lavora è astratta dai suoi legami originari, quelli famigliari; quando la finanziarizzazione dell’economia induce le imprese a distogliere le risorse da investimenti che creano nuovi posti di lavoro, per indirizzarle dove si ottiene il massimo rendimento nel più breve tempo possibile.

2. Come dicevo la parola biblica è stata la culla di una civiltà umanistica, ed ancora oggi deve essere la guida per chi ha responsabilità politiche, sindacali ed economiche ad affrontare con sapienza i gravi problemi del lavoro.

Non è certo compito del Vescovo entrare nelle questioni economiche dal punto di vista tecnico. Ma è mio dovere richiamare la vostra attenzione su alcuni problemi umani che mi sembrano più urgenti.

È fuori dubbio che sia oggi necessaria una maggiore flessibilità nel lavoro; è però contro la dignità della persona dire flessibilità, ma realizzare precarietà.

È fuori dubbio che la società ha bisogno del genio femminile in tutte le espressioni della convivenza sociale, ma sarebbe contro la dignità della persona che la donna dovesse pagare la sua promozione sociale colla rinuncia alla sua femminilità. La conciliabilità fra lavoro e famiglia deve essere realizzata in modo paritario fra l’uomo e la donna, e non a scapito della donna.

Infine, ma non dammeno, penso che oggi il riconoscimento della dignità della persona esiga una particolare attenzione ai giovani in cerca del primo lavoro. Concretamente ciò significa che gli investimenti sulla loro formazione umana sono da considerarsi oggi gli investimenti più importanti, urgenti e lungimiranti. Ho detto "formazione umana": non in primo luogo quella tecnica che può essere già superata ed obsoleta il giorno dopo che la si è appresa. Formazione umana significa capacità di giudizio nella complessità della società in cui viviamo, libertà motivata di scelta. In una parola: persone veramente mature, veramente capaci di relazionalità.

Nella celebrazione eucaristica, presentando i doni che diventeranno il Corpo ed il Sangue di Cristo, diciamo: "… frutto della terra/della vite e del lavoro umano". Ecco la più grande elevazione del lavoro umano: entra nell’atto redentivo di Cristo, che ogni giorno reintegra l’uomo nella sua originaria dignità.