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Mercoledì delle Ceneri
S. Messa e rito della imposizione delle ceneri
Cattedrale di San Pietro, 1 marzo 2006


1. "Ricordati, o uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai". Iniziamo, carissimi, il nostro cammino quaresimale verso la Pasqua coll’austero rito dell’imposizione delle ceneri, durante il quale saranno dette su ciascuno di noi quelle parole.

Esse ci esortano ad avere una consapevolezza di noi stessi vera; a non dimenticare mai chi siamo: "ricordati, o uomo, che sei polvere". Il cammino quaresimale, carissimi, è prima di tutto un cammino verso la (conoscenza della) verità circa se stessi: una verità di cui dobbiamo custodire continuamente la memoria ["ricordati, o uomo…"].

A dire il vero, ciascuno di noi si porta dentro questa consapevolezza – la consapevolezza della sua fragilità – in modo da non poterla mai eliminare completamente. La vera questione nella vita è come la persona umana cerca di dare consistenza alla sua fragilità. È a questo uomo, all’uomo che cerca di dare forza alla sua debolezza, che si rivolge questa sera la pagina evangelica.

"Guardatevi" ci dice il Signore "dal praticare le vostre opere buone davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli".

Esistono persone che decidono di rinchiudere la loro vita dentro i confini del tempo, dentro la società e la storia umana: vivono solamente davanti agli uomini. Uomini che pensano di trovare consistenza alla loro fragilità nell’ammirazione degli altri, nell’approvazione della società. Ma il profeta aveva già messo in guardia: "Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il suo cuore si allontana dal Signore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa" [Ger 17,5-6a].

Esistono persone ben consapevoli che la misura del loro valore definitivo è determinata dal giudizio di Dio: vivono alla presenza di Dio così vincono la loro inconsistenza.

Carissimi fedeli: il cammino della quaresima è dunque chiaramente indicato. È il passaggio dalla nostra destinazione a finire in polvere alla partecipazione della vita eterna; dalla vita vissuta davanti agli uomini per essere da loro ammirati alla vita vissuta davanti al Padre "che vede nel segreto"; dalla vanità alla verità, dall’apparenza alla realtà.

2. L’apostolo Paolo ci ha or ora detto chi è colui che ci fa compiere questo passaggio, chi ci traghetta da una sponda all’altra: è Cristo. "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi possiamo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio". Egli, Gesù, è venuto a prenderci nella regione della nostra vanità, della nostra inconsistenza, della nostra ingiustizia per portarci nella regione della sua verità, della sua forza, della giustizia di Dio.

L’apostolo indica anche il modo con cui il Signore opera questo passaggio nella nostra vita: "noi fungiamo da ambasciatori per Cristo come se Dio esortasse per mezzo nostro".

Attraverso la mediazione apostolica, nella sua Chiesa, Gesù viene a prenderci per riconciliarci col Padre: perché possiamo vivere ed agire non "davanti agli uomini", ma "davanti a Dio".