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Quarta Domenica per Annum [B]
San Cristoforo, 1 febbraio 2015


Cari fedeli, la pagina evangelica appena proclamata ci presenta il racconto di una giornata di Gesù. Una giornata di sabato, più precisamente, nella quale era obbligo, come anche oggi, per l’ebreo recarsi nella sinagoga per la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio, spiegata dagli scribi.

Gesù, dunque, «entrato proprio di sabato nella sinagoga», compie due azioni: insegna; scaccia il demonio.


1. Il testo evangelico nota che le sue azioni hanno una caratteristica comune: esprimono un’autorità, un potere, una forza che mai si era vista in azione. Riascoltate: «insegnava loro come uno che ha autorità»; «comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono».

Che cosa significa “insegnare con autorità”? che Gesù non appoggia, non motiva il suo insegnamento sulla tradizione, richiamandosi ai maestri precedenti. Nella sua parola risuona la parola stessa di Dio; è rivelata la stessa volontà di Dio. 

Sicuramente ricordate come nel Discorso della montagna Gesù ripeta: «fu detto agli antichi, ma io vi dico». L’autorità di Gesù risulta in un modo che nessun rabbi avrebbe potuto permettersi. Quelle parole dicono che Gesù parla con l’autorità stessa di Dio. Si capisce quindi che tutti «erano stupiti del suo insegnamento». 

L’autorità di Gesù si manifesta anche nella liberazione dell’uomo dal potere del Satana: «comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono».

Attraverso l’esercizio della sua autorità, Gesù non rende schiavi, ma persone libere. Infatti col suo insegnamento ci indica la via della vera libertà; col suo potere sul Satana ci libera dal potere delle tenebre.

2. Cari fedeli, quanto ci racconta il Vangelo è da ritenersi semplicemente qualcosa di passato? Assolutamente no. Il suo insegnamento continua ad essere vivo nella Chiesa; il suo potere di liberare l’uomo dal male è presente in quei mezzi di santificazione che Gesù ha donato alla Chiesa. La Chiesa dunque è la continua presenza nel mondo della benefica autorità e potenza di Cristo.

Cari fedeli, avete voluto oggi celebrare la festa della famiglia. E’ bella questa celebrazione! Si celebrano infatti, ricordi, incontri che hanno dato un senso nuovo alla nostra vita ed il matrimonio e la famiglia sono un grande dono di Gesù. Egli ha restituito al matrimonio il suo splendore originario con l’autorità del suo insegnamento e liberando col suo potere l’uomo e la donna dal loro “cuore duro”.

Quando i farisei fanno presente a Gesù che, comunque, era stato Mosè a dare la facoltà di divorziare, Egli richiama con autorità al disegno originario di Dio sul matrimonio. E conclude: «l’uomo non separi ciò che Dio ha unito».

Carissimi sposi, conosco bene le vostre difficoltà di ogni genere. Ma non perdete mai la coscienza di aver ricevuto un grande dono: il sacramento del matrimonio. In ragione di esso, Gesù è sempre presente fra voi. Egli vi dona sempre la capacità di essere, nel vostro amore, immagine viva del legame che unisce Cristo colla sua Chiesa.

Desidero concludere con una parola speciale ai giovani, conviventi o non. La grandezza della vostra libertà consiste nella sua capacità di prendere decisioni definitive. E’ una libertà ammalata quella che ha paura della definitività. Avete davanti a voi coppie di sposi le quali vi dicono che la fedeltà non è un’utopia: è un dono che il Signore fa a chi si sposa in Lui.

Concludo con un pensiero di S. Giovanni Paolo II: «l’amore è una sintesi di due esistenze che convergono ad un certo punto e da due diventano una sola». Lasciamoci tutti plasmare dall’amore.