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Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e Giornata Mondiale della Pace
Cattedrale di San Pietro, 1 gennaio 2013


1. "Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna". Il testo paolino appena ascoltato è la più antica testimonianza circa il fatto che il Figlio – Dio è stato concepito e partorito nella nostra natura umana da una donna. Saranno poi i Vangeli a dirci che il nome di questa donna era Maria. La via che Dio ha voluto percorrere per entrare nella nostra vicenda umana, per venire a dimorare fra noi, è la via naturale: essere concepito nel grembo di una donna.

Fermiamoci un momento a considerare l’incommensurabile dignità di Maria.Ella mediante la sua maternità viene collocata in una relazione unica colla persona divina del Verbo. Egli è generato eternamente dal Padre nella sua natura divina; è generato nel tempo da Maria nella sua natura umana. E’ la stessa identica persona divina.

Un filosofo francese ateo ha espresso in modo mirabile questa condizione singolare di Maria: "Maria avverte che il Cristo è suo figlio; il suo bambino è Dio. Lo guarda e pensa: "questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. E’ fatto di me … un Dio che si può toccare"" [J. P. Sartre; cit da La Vita in Cristo e nella Chiesa, Anno LXI, N. 1 Gennaio 2012, 10].

Ma la nostra fede ci assicura che la divina maternità di Maria è una maternità verginale. Lo diciamo ogni volta che recitando la professione di fede, affermiamo: "il quale fu concepito per opera dello Spirito Santo". E’ Dio stesso che entra, colla sua azione, nel nostro mondo, a livello materiale nel concepimento umano del Verbo. La maternità verginale di Maria ci assicura che Dio non lascia a se stessa la sua creazione. Vi entra col suo agire: non solo rapportandosi collo spirito umano, ma agendo nel corpo di una donna. L’opera redentiva di Dio non abbandona a se stessa la materia; il nostro corpo alla sua legge di decadenza, corruzione e morte. A causa del concepimento del Verbo nella nostra natura umana, lo stesso sangue corre nelle vene dell’uomo e nelle vene del corpo di Dio fattosi carne.

A partire dal concepimento che accade in Maria, "il movimento cosmico verso il nulla e la morte è trattenuto, fermato e invertito di direzione" [H. U. vonBalthasar, cit. da P. Colognesi, La fede che preferisco è la speranza, BUR, Milano 2012, pag. 385]. Veramente, benedictus fructus ventris tui, Maria!

Tale azione viene attribuita allo Spirito santo, poiché l’assunzione della nostra natura umana da parte del Verbo è il supremo atto di amore di Dio verso la sua creatura: "Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito" [Gv 3,16]. Come abbiamo pregato all’inizio, nella verginità feconda di Maria Dio ha donato al mondo i beni della salvezza eterna.

2. Nel messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha scritto per l’odierna Giornata Mondiale della Pace dice: "Dio stesso mediante l’incarnazione del Figlio e la redenzione da Lui operata, è entrato nella storia facendo sorgere una nuova creazione e una nuova alleanza fra Dio e l’uomo [Cf. Ger 31,31-34], dandoci la possibilità di avere un cuore nuovo e uno spirito nuovo [Cf. Ez 36,26]". [3]

Questa presenza di Dio è il fondamento della nostra speranza. La storia umana non è più costruita solo dalla stoltezza degli uomini, ma anche e soprattutto dalla sapienza di Dio. Pertanto, "la pace è costruzione della convivenza in termini razionali e morali, poggiando su un fondamento la cui misura non è creata dall’uomo, bensì da Dio". [2]

E’ illusorio pensare di poter edificare una convivenza pacifica, escludendo questa misura data da Dio: "se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori".

L’uomo può attingere alla misura divina mediante un uso retto della propria ragione. Questa non si riduce a essere lo strumento per una sempre più efficace produzione di beni; a essere una ragione strumentale alla crescita dell’avere. La ragione ci è data perché scopriamo la verità di noi stessi; una verità che non è lontana né fuori da noi, ma è inscritta nel nostro cuore.

Nel suo messaggio il Santo Padre ci avverte: "La negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle sue dimensioni essenziali, nella sua intrinseca capacità di conoscere il vero e il bene e, in ultima analisi, Dio stesso, mette a repentaglio la costruzione della pace". [3]

Fra le varie esemplificazioni delle "dimensioni essenziali" della "vera natura umana" fatte dal Santo Padre, mi limito a richiamarne una. E concludo.

Intendo riferirmi al lavoro. Se lo sviluppo economico viene considerato come effetto esclusivo della libertà dei mercati, il lavoro viene considerato "una variabile dipendente dai meccanismi economici e finanziari". [4] Viene così negata la sua intima natura di bene umano fondamentale per la persona, la famiglia e la società.

Cari fratelli e sorelle, abbiamo contemplato la divina maternità di Maria. Voglia la Madre del Signore ottenerci dal suo divino Figlio il dono della pace, il dono di un nuovo Anno non turbato da gravi preoccupazioni: un tempo passato nella tranquillità e nella pace.