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Solennità della Madre di Dio
Cattedrale, 1 gennaio 2012


1. L’inizio del nuovo anno, dono di Dio, coincide colla celebrazione della divina maternità di Maria nell’ottava del Natale. Ha fatto bene la tradizione liturgica della Chiesa a far coincidere inizio dell’anno e maternità di Maria. Questa è infatti l’inizio del nuovo tempo; ha fermato il ripetersi circolare sempre uguale dei giorni e degli anni, indirizzando il loro corso verso la pienezza del tempo, la beata eternità che è il nostro definitivo destino. "Dal grembo verginale" dice la Liturgia "è scaturita per tutto il genere umano la salvezza e la pace".

Ma il S. Padre Benedetto XVI ci invita quest’anno a guardare alla maternità di Maria come il modo con cui il Figlio di Dio è stato educato a vivere umanamente; il modo con cui Egli è stato introdotto nella nostra realtà umana.

Un Padre della Chiesa ha scritto: "il Verbo di Dio … divenne figlio dell’uomo per abituare l’uomo ad accogliere Dio ed abituare Dio ad abitare nell’uomo secondo il beneplacito di Dio" [S. Ireneo, Contro le eresie III, 20, 2]. È un’eco della parola di S. Paolo appena ascoltata: "Dio mandò il suo Figlio nato da donna… perché ricevessimo l’adozione a figli". Nella sua maternità Maria è stata incaricata della più grande opera educativa: educare Dio a vivere umanamente; a pensare, ad amare, a lavorare come uomo.

Il primo atto educativo che Maria compie è narrato, come abbiamo sentito, nel S. Vangelo nel modo seguente: "quando furono passati gli otto giorni per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù". Il bambino è introdotto nella vita del suo popolo, in vista del compimento della sua missione.

Guardando in questo modo al mistero della maternità di Maria come mistero di educazione del Figlio di Dio, non possiamo non guardare a coloro che sono oggetto particolare della cura educativa, i nostri giovani.

Inizio del nuovo anno, maternità di Maria, educazione dei giovani sono i tre "inizi" che la Chiesa oggi vuole che uniamo nello stesso sguardo. Il Santo Padre ha dato come tema all’odierna giornata della pace "Educare i giovani alla giustizia e alla pace".

2. Volendo riflettere molto brevemente su questo tema, e nel rispetto del genere proprio di un’omelia liturgica, mi limito ad alcuni punti essenziali del Messaggio del Santo Padre, invitandovi a leggerlo per intero.

L’educazione, cari fratelli e sorelle, costituisce il legame propriamente umano fra le generazioni: è la generazione dei padri che introduce nella vita la generazione dei figli. Non è semplicemente la comunicazione e l’apprendimento di un "saper fare", di un insieme di regole di comportamento. È la partecipazione che la generazione dei padri fa alla generazione dei figli di un progetto di vita. "Per questo" scrive il S. Padre "sono più che mai necessari autentici testimoni, e non meri dispensatori di regole e di informazioni … Il testimone è colui che vive per primo il cammino che propone" [2, cpv. 1°].

Quali sono le dimensioni o gli aspetti più importanti della comunicazione che la generazione dei padri fa alla generazione dei figli, di un progetto di vita? Più semplicemente: a che cosa oggi le giovani generazioni devono essere educate? Alla verità e alla libertà – dice il S. Padre – alla giustizia e alla pace.

Non è ora il momento di riflettere su ciascuno di questi fondamentali beni umani. Mi limito ad un paio di riflessioni e concludo.

La prima. Educare alla verità [cfr. tutto il n° 3]. La vera radice delle gravi tribolazioni che stiamo attraversando, a causa delle quali "sembra quasi che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno" [1, cpv. 2°], è l’aver costruito tutta la nostra civiltà – la filosofia, la scienza, gli ordinamenti giuridici e politici, l’economia e la finanza – su una falsa immagine dell’uomo. Ripeto a voi ciò che dissi alcuni giorni or sono alle maestranze della Ducati: nessuna speranza, neppure terrena, può ragionevolmente aversi, se non mettiamo l’uomo, e la sua dignità, come il fine e lo scopo di ogni organizzazione politica e sociale. Ma nello stesso tempo, quando diciamo questo – e dobbiamo dirlo -, di quale uomo parliamo? Che "metro di misura" prendiamo per misurare la sua dignità? Il S. Natale ci ricorda che "la misura della dignità dell’uomo è proprio il farsi uomo di Dio" [K. Wojtyla]. Ed ogni volta che si è cercato di escludere questa misura dall’orizzonte della vita umana, dalla costruzione della società umana, si è arrivati a distruggere l’uomo.

La seconda ed ultima. L’educazione alla giustizia [cfr. n° 4]. Cari amici, non possiamo trasmettere ai nostri giovani un progetto di vita associata – poiché di essa si tratta quando si tratta di giustizia – che ritiene la giustizia medesima una semplice convenzione umana, una contrattazione di opposti interessi. Se così continueremo a fare, porremo a base delle nostre società esclusivamente i criteri dell’utilità, del profitto e dell’avere.

Stiamo celebrando il mistero della divina maternità. Non possiamo dimenticare che fu una maternità disprezzata, emarginata, cacciata come non fosse necessaria.

Le vie dell’educazione alla verità e alla giustizia sono difficili. Ma la maternità di Maria è un inizio assoluto, una via di non ritorno: "quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio". E Dio non si pente di questo invio; non ritira le sue promesse. "Guardiamo con maggior speranza al nostro futuro, incoraggiamoci a vicenda nel nostro cammino" e non defraudiamo i nostri giovani di ciò che soprattutto ci chiedono: essere educati alla verità, alla libertà, alla giustizia, alla pace. Così sia.