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Solennità di Maria Santissima Madre di Dio
XLII Giornata mondiale della pace
Cattedrale di San Pietro, 1 gennaio 2009


1. La celebrazione dei santi Misteri oggi è invocazione al Dio della pace perché voglia concedere questo dono all’umanità. Soprattutto voglia concederlo nei luoghi e ai popoli tormentati dal flagello della guerra: alla terra santa dove il suo Figlio unigenito ha vissuto la sua vicenda terrena e compiuto l’opera della nostra redenzione; ai tanti paesi dell’Africa insanguinati da lotte intestine; in Irak ed in Afganistan.

Come è consuetudine, anche quest’anno il Santo Padre ha invitato la Chiesa e l’umanità intera a riflettere su un tema specifico: combattere la povertà, costruire la pace. Cioè sul fatto che condizioni di grave povertà finiscono sempre per avere ripercussioni negative sulla pace. È stato Paolo VI a richiamare per primo che "lo sviluppo è il nuovo nome della pace". Ed il combattimento, la lotta contro la povertà esige una correzione e della logica economica da parte degli attori del mercato internazionale e della logica politica da parte delle autorità statali e sovra-statali, in ordine ad una vera partecipazione che valorizzi la società civile.

Ma, cari fedeli, non voglio entrare direttamente nel grave dibattito in corso sul come governare una globalizzazione dal volto ambiguo, e sui temi specifici del Messaggio pontificio. Non è questo il luogo.

Vorrei più semplicemente aiutarvi a comprendere come la grave situazione di crisi in cui versiamo, debba indurre noi tutti a riflettere seriamente sui nostri stili di vita. Ciascuno, anche nella più umile condizione sociale, può così "combattere la povertà, costruire la pace". Mettiamoci dunque in ascolto della parola di Dio.

2. Essa, nella seconda lettura, ci invita ad uno stile di vita sapiente, e a tralasciare uno stile di vita stolto.

Che cosa intende la parola di Dio con "stile di vita sapiente"? Innanzitutto trattasi di una "sapienza che viene dall’alto". È dono di Dio una vita sapiente, poiché il Signore non cessa di istruirci. Lo fa donandoci quella legge che troviamo inscritta nel nostro cuore e che una ragione rettamente usata sa scoprire. Essa poi è chiarita e confermata dalla legge che Dio ci ha donato attraverso i suoi profeti. Ma soprattutto è attraverso Gesù, il Figlio unigenito fattosi uomo, che ci è stata donata "la grazia e la verità". In lui abita ogni sapienza, ed è lui il nostro "Pedagogo" che ci conduce sulle vie della giustizia.

Cari fratelli e sorelle, tutti i nostri mali trovano la loro origine ultima nel fatto che vogliamo ispirare le nostre scelte non alla "sapienza che viene dall’alto", alla sapienza divina di cui siamo resi partecipi. Ispiriamo le nostre scelte alla nostra (pseudo) sapienza. Vogliamo essere più sapienti del Signore.

Quale è la conseguenza? Che si corrodono i rapporti interpersonali; e da questa corrosione deriva una sorta di disordine generale. Ascoltiamo che cosa ci dice la parola di Dio: "non è questa la sapienza che viene dall’alto … dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine ed ogni sorta di cattive azioni".

Cari fedeli, vedete come queste parole ci riportano al senso ultimo del Messaggio odierno del S. Padre. Alla radice, non raramente l’iniqua distribuzione della ricchezza è causata da una sapienza "che non viene dall’alto", e produce disordine sociale. Ciascuno di noi dunque, a seconda dello stile di vita che pratica, può seminare pace o disordine.

È precisamente questa la conclusione dell’insegnamento apostolico: "un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace". Quando il nostro stile di vita è ispirato dalla sapienza divina, esso genera un tessuto sociale da cui è esclusa ogni forma di discriminazione e contrasto.

Cari fratelli e sorelle, come avrete visto su tutti i quotidiani di questi giorni, sono stati presentati i dati di fine anno relativi alla "qualità della vita". Il dato riguardante la nostra città, alla luce della Parola meditata, dona materia di riflessione. Gli indicatori economici pongono Bologna ai primi posti, ancora; gli indicatori sociali confermano ancora una volta una preoccupante discesa.

La "sapienza che viene dall’alto" ci conduce ad una riflessione sulla quale ho attirato la vostra attenzione varie volte in questi anni: una città ricca non significa per ciò stesso una città coesa. Ecco, miei cari, questo è la vera sfida che ci è lanciata: combattere certo la povertà, ma per costruire una migliore coesione sociale. Perché, in fondo, la più grande povertà è la solitudine ed il vivere gli uni accanto agli altri come estranei.