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Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e Giornata Mondiale della Pace
1 gennaio 2007, Cattedrale di S. Pietro


1. "Nel deserto prenderà dimora il diritto e nel giardino regnerà la giustizia". Celebriamo oggi i divini misteri perché il Dio della pace compia la promessa fattaci mediante il profeta. La promessa che nella terra desertificata dall’odio e dai conflitti di ogni genere "prenda dimora il diritto".

Quale diritto, miei cari fratelli e sorelle? Il diritto semplicemente dell’uomo, di ogni uomo. "Effetto della giustizia sarà la pace, frutto del diritto la sicurezza perenne", ci ha appena detto il profeta. Nel suo messaggio per la celebrazione odierna della Giornata Mondiale della Pace il S. Padre Benedetto XVI ci chiede proprio di riflettere sulla "persona umana, cuore della pace".

Possiamo aiutarci a farlo partendo da un esempio desunto dalla nostra vita quotidiana. È possibile comunicare mediante il linguaggio, trasmetterci significati, solo se il linguaggio medesimo rispetta la grammatica. Non a caso, non si impara una lingua se non se ne impara la grammatica. Ebbene, miei cari fedeli, esiste una "grammatica morale" cioè un insieme di regole dell’agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone, rispettando le quali "nel deserto prenderà dimora il diritto e nel giardino regnerà la giustizia"; e "effetto della giustizia è la pace". "La pace" ci dice il S. Padre "è quindi anche un compito che impegna ciascuno ad una risposta personale, coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta non può che essere il rispetto della "grammatica" scritta nel cuore del divino suo Creatore" [Messaggio 3, cpv 1°].

Le "regole grammaticali" della convivenza hanno una dignità ben superiore alle regole che doverosamente ogni comunità non può non darsi come inevitabile compromesso di interessi opposti. Quelle sono esigenze inscritte dal Creatore nella stessa natura della persona umana, di ogni persona umana indipendentemente dalla cultura cui appartiene. Esprimono esigenze di quei fondamentali beni umani senza dei quali la dignità della persona umana come tale è vilipesa. Sono in fondo la chiamata a realizzare quel progetto divino sulla umanità ad "abitare in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri".

Nel suo Messaggio per la odierna Giornata Mondiale della Pace il S. Padre attira la nostra attenzione su tre esigenze fondamentali dal cui rispetto dipende in larga misura la trasformazione del deserto in dimora del diritto. Esse sono: il diritto alla vita, il diritto alla libertà religiosa, l’uguaglianza di natura di tutte le persone.

Mi sia consentita una telegrafica osservazione su ciascuna di queste tre esigenze.

- Il potere di cui l’uomo oggi dispone nei riguardi dell’uomo, esige "che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è disponibile e ciò che non lo è: saranno così evitate intromissioni inaccettabili in quel patrimonio di valori che è proprio dell’uomo in quanto tale" [Messaggio § 4].

- La libera scelta ed espressione della propria fede è in un certo senso la base di ogni diritto poiché assicura nell’uomo e nella società uno spazio invalicabile da chiunque. Questo diritto basilare è violato anche da un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze religiose, soprattutto se compiuto nei confronti dei giovani.

- "All’origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze … Tra esse particolarmente insidiose sono, da una parte, le disuguaglianze nell’accesso ai beni essenziali …; dall’altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna nell’esercizio di diritti umani fondamentali" [ibid. §6, cpv. 10].

2. Come avete sentito nella seconda lettura, l’apostolo Giacomo contrappone una "sapienza che non viene dall’alto" ad una "sapienza che viene dall’alto". La prima genera nel cuore dell’uomo atteggiamenti che inquinano e corrodono i rapporti fra le persone ["gelosia e spirito di contesa"], creando uno stato di disordine. La "sapienza che viene dall’alto" invece genera la pace.

Il senso dell’esortazione apostolica è chiaro. La sapienza che guida l’uomo è dono di Dio – viene all’alto – quando l’uomo non prende se stesso a esclusiva misura di se stesso. Miei cari fedeli, ogni visione riduttiva dell’uomo mette in questione la pace. Non solo ma – come dice il S. Padre nel suo Messaggio – mette in questione la pace anche "l’indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell’uomo … Una visione "debole" della persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica concezione, solo apparentemente favorisce la pace" [ibid. § 11].

Il Dio della pace ci conceda in pienezza quanto chiederemo alla fine come grazia di questa celebrazione: "lo Spirito di carità, perché diventiamo operatori della pace, che il Cristo ci ha lasciato come suo dono".