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II DOMENICA DI PASQUA
Giubileo della Parrocchia di S. Benedetto
Pomposa: 30 aprile 2000

Celebrando oggi il vostro Giubileo, ringraziate il Signore per il dono stupendo che vi ha fatto ora della sua Parola: una Parola che, se da voi accolta, vi fa capire il significato più profondo del Giubileo, e soprattutto nutrirà la vostra persona in modo indicibile. Di che cosa ci parla il Signore oggi? Ci insegna quale è la fede vera (1) [nella seconda lettura soprattutto] quale è il cammino dall’incredulità alla fede (2) [nel Vangelo], ed infine ci insegna che cosa produce la fede in chi crede e nel mondo (3) [nella prima e nella seconda lettura]. Vedete come il Signore vi ama: in questo gesto tanto importante per la vostra comunità parrocchiale, Egli vi dona un’istruzione completa sulla vita cristiana.

1. "Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio – Chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?"

Ecco questa è la fede cristiana: credere che Gesù è il Cristo; credere che Gesù è il Figlio di Dio. Alla domanda dunque: "chi è il cristiano?", oggi la Parola di Dio ci insegna a rispondere: "è colui che crede che Gesù è il Cristo, è il Figlio di Dio". Fermiamoci un momento a riflettere su questa definizione.

Essere cristiani significa entrare in rapporto [fra poco spiegherò di che rapporto si tratta] con una persona: Gesù. Con una persona che ha vissuto come noi una vita umana impastata colle nostre esperienze quotidiane: ha vissuto dentro una famiglia, ha lavorato, ha gioito e pianto, è morto. Essere cristiani non significa in primo luogo imparare una dottrina cercando poi di praticarla nella vita. Significa fare spazio dentro alla nostra esistenza ad una presenza: la presenza della persona di Gesù.

Ma di che rapporto di tratta? La parola di Dio ci risponde che è un rapporto di fede: "chi crede che Gesù è …". La fede, carissimi fratelli e sorelle, è riconoscere con incrollabile certezza che quell’uomo, Gesù, "è il Figlio di Dio". E’ questo il nucleo centrale della fede cristiana: quella persona che vive in tutto umanamente è Dio stesso-Figlio unigenito; quell’uomo della storia, Gesù, è veramente il Figlio di Dio venuto da presso il Padre. E’ per questo che Egli ha potuto dire: "Io sono la via, la verità e la vita": Egli, la sua persona, è la piena rivelazione in linguaggio umano del Mistero stesso di Dio. L’esperienza di Tommaso, nel Vangelo è stata esattamente questa: ha toccato colle sue mani un corpo umano ed ha riconosciuto che quella persona incarnata era Dio. Ed è a vivere questa stessa esperienza, nella sua sostanza, che la celebrazione del Giubileo deve condurre ogni credente.

2. Ed ora chiediamoci: "come giungiamo a questo riconoscimento?". La parola di Dio, attraverso l’episodio di Tommaso, ci insegna quale cammino dobbiamo percorrere per giungere alla fede in Cristo.

La storia di Tommaso inizia con un’assenza: "Tommaso, uno dei dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù". Egli cioè non ha avuto la possibilità, già concessa ai suoi amici, di "vedere" il Risorto. E’ esattamente la nostra situazione attuale: a noi oggi non è dato di "vedere" il Risorto. E qui si pone la possibilità concreta di una divaricazione fondamentale: quella che separa i credenti dai non credenti.

A Tommaso è offerta una testimonianza precisa: "Gli dissero allora gli altri discepoli: abbiamo visto il Signore". Egli, Tommaso, è posto di fronte a due possibilità: o accettare la testimonianza apostolica o esigere una verifica diretta del fatto. Ed è ciò che Tommaso vuole: "se non vedo…".

Carissimi fratelli e sorelle, qui è racchiuso tutto il problema della fede: è ragionevole dare credito ad una testimonianza oppure solo la verifica sensibile-sperimentalbile è ragionevole? E’ ragionevole ridurre la conoscenza di ciò che accade, la conoscenza della verità, solo a ciò che possiamo conoscere attraverso la verifica sperimentale?

Tommaso viene rimproverato: "perché mi hai veduto …". Facciamo molta attenzione al contenuto, al perché del rimprovero fatto a Tommaso. A Lui è rimproverato di non aver accolto la testimonianza degli apostoli, e di aver esigito una verifica diretta. Ed infatti Gesù conclude. "beati quelli che pur non avendo visto crederanno". Quale è il contenuto preciso di questa beatitudine che riguarda noi? La nostra fede si basa, perché sia ragionevole deve fondarsi sulla testimonianza resa nella e dalla Chiesa. Non si tratta solo di una testimonianza detta, ma di una testimonianza fatta. Così la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità sono segni certissimi che Gesù è il Cristo, è il Figlio di Dio. In particolare, sono i santi che rendono attuale la presenza di Cristo in mezzo a noi: essi sono il Vangelo vivente. Essi ci dicono: "ho visto il Signore". L’incontro nella fede col Signore risorto accade dentro ad un incontro con un’altra persona umana che me lo testimonia.

3. Che cosa avviene nella persona umana che crede che Gesù è il Cristo? un fatto impensabile: "è nato da Dio". Si diventa figli di Dio, partecipi della sua stessa natura divina e della sua stessa vita. E’ questo l’avvenimento che cambia la nostra persona e che accade in forza della fede [e del Battesimo]. Nel prologo al suo Vangelo, Giovanni aveva scritto: "a quanti lo accolsero, diede il potere di diventare figli di Dio, a coloro [cioè] che credono nel suo nome" (Gv 1,12). La fede, quindi, non ti lascia come ti trova: essa mediante i sacramenti istituisce una comunione così profonda con Cristo da farti partecipare alla sua stessa figliazione divina.

Da ciò deriva una conseguenza assai importante, enunciata nel modo seguente: "chi ama Colui che ha generato, ama anche chi da Lui è stato generato". La partecipazione alla figliazione divina di Gesù istituisce fra i credenti una comunione interpersonale fondata sulla partecipazione non tanto e non solo alla stessa natura umana, ma alla stessa natura divina: siamo "uno" in Cristo. Ecco come si traduce questa unità: "la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede …". In queste parole è racchiusa la "rivoluzione" cristiana: il rapporto fra uomo e uomo non è più configurato come coesistenza di opposti egoismi, ma come comunione di persone; la legge non è più quella dell’utile, ma quella del dono. E quindi vedete che la fede in Gesù Cristo trasforma il nostro vivere e con-vivere umano, realizzandone la più intima ed intera verità.

Carissimi fratelli e sorelle, avete voluto in un qualche modo ritornare alle vostre origini, alle origini della vostra comunità parrocchiale, celebrando il Giubileo. Ed il Signore colla sua parola vi ha condotto all’origine di tutta l’esistenza: a ciò che ne costituisce il principio ed il fondamento. E’ l’incontro con Cristo, un incontro che rende uomini e donne capaci di costruire vere comunità umane.