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PRIMA DOMENICA DI AVVENTO 1998-99
Parrocchie di Libolla e Ostellato
29 novembre 1998


1. “E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno. Vegliate dunque”. Questi due imperativi che risuonano oggi nelle nostre orecchie, devono farci consapevoli del tempo che stiamo vivendo. E’ vero: ogni persona è consapevole del tempo che vive, sentendolo come lo scorrere inesorabile ed inarrestabile della propria vita. “Come passano presto gli anni”, ci troviamo qualche volta a dire. Era il modo con cui gli uomini vivevano “nei giorni che precedettero il diluvio: mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito”.
 Esiste un modo molto istintivo di vivere lo scorrere del tempo. Sentendoci come trascinati da esso, ci limitiamo a compiere ciò che giorno dopo giorno la vita ci chiede, cercando accuratamente di non pensare a dove conduce questa corsa del tempo, questo passare inarrestabile degli anni: alla morte. Un grande maestro del pensiero cristiano paragona questo modo di passare il tempo alla corsa di uno che si è bendato gli occhi per non vedere che sta correndo verso un precipizio. Oppure, sentendo il tempo come «qualcosa» che passa per sempre, ci immergiamo naufragando nell’istante presente, cercando di spremere da esso ogni possibilità: “mangiamo e beviamo, perché domani moriremo” (cfr. 1Cor 15,32).
 Su coloro che vivono in questo modo, Gesù nel Vangelo dice: “non si accorsero di nulla”, cioè stava succedendo un avvenimento straordinario e non se ne resero conto. E S. Paolo li paragona a coloro che continuano a dormire pur essendo “ormai tempo di svergliar(si) dal sonno” dal momento che “la notte è avanzata, il giorno è vicino” Non si accorsero di nulla, dice il Signore: di che cosa ci dobbiamo accorgere? Del Signore che viene. E’ questo l’avvenimento che sovrasta ogni giorno della nostra vita, ogni istante della nostra giornata. Il nostro tempo, lo scorrere delle nostre giornate non è per così dire una sorta di cerchio che si muove su se stesso, chiuso in se stesso: è in attesa della venuta del Signore.
 La venuta del Signore significa due fatti che possono accadere in ogni momento. La venuta del Signore nella vita di ciascuno di noi che coincide coll’istante della nostra morte. La nostra morte non è affatto la fine di noi stessi, il nostro dissolversi nel nulla come polvere al vento: è l’incontro col Signore che ci introduce nella nostra condizione definitiva di vita eterna con Lui o di eterna separazione da Lui. La morte è in senso profondo il Signore che viene a giudicarci ed a dare alla nostra vita il suo definitivo assetto: assetto che può essere ben diverso per l’uno e per l’altro.
 Ma la venuta del Signore significa anche un altro fatto. Carissimi fratelli e sorelle, questo mondo nel quale viviamo non è quello definitivo. Esso è come un «pre-fabbricato» che deve essere smontato, quando verrà terminata la costruzione della nostra dimora definitiva. E’ la venuta ultima del Signore: ultima perché, come diciamo nella nostra professione di fede, ponendo termine alla vicenda storica umana, “verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo regno non avrà fine”.
 Ora sull’ora di ambedue queste venute resta la più insuperabile ignoranza: “non sapete in quale giorno verrà il Signore vostro”. Ecco perché possiamo vivere come se dovessimo sempre vivere in questo modo o come se la morte fosse la fine di tutto: di ogni uomo e di tutto l’uomo. E’ la suprema stoltezza: “non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti”. Che cosa allora fare? come vivere questo tempo?

2. “Se il padrone di casa sapesse…” Con questa piccola parabola Gesù ci istruisce sul modo col quale dobbiamo vivere questo tempo: sulla condotta che dobbiamo tenere data l’ignoranza del momento in cui il Signore viene.
 E’ una condotta di vigilanza, vivere cioè ogni momento come se in esso il Signore fosse in arrivo. E ciò tanto più quanto più abbiamo l’impressione che il Signore ritardi la sua venuta. Che cosa significa concretamente essere vigilanti? farsi trovare pronti? L’apostolo Paolo ce lo insegna nella seconda lettura: “gettiamo via le opere delle tenebre …”. Passa la notte; passa questa vita: il giorno sta per sorgere, il Signore può venire da un momento all’altro. Non agiamo male: immoralità sessuali, intemperanze, mancanze di carità. Rivestiamoci del Signore Gesù Cristo: assimiliamo sempre più profondamente il comportamento di Cristo, essendo stati inseriti in Lui col santo battesimo.

3. Fratelli, sorelle: il Signore nella sua grande misericordia è solito tenerci svegli attraverso la voce dei suoi profeti. Ai cittadini di Ninive che non si accorgevano che stavano per essere interamente distrutti, Dio  inviò il profeta Giona: essi si convertirono e furono salvati. Al popolo che non si rendeva conto che era venuto ormai l’Agnello di Dio per togliere i peccati, Dio inviò il più grande dei profeti, Giovanni Battista. Ad una Chiesa che stava immergendosi sempre più nella ricchezza, Dio inviò Francesco. Per mezzo dei profeti, siamo svegliati dal nostro sonno.
 E’ questo grande avvenimento che sta per accadere in mezzo a voi: il Signore sta per inviare sulle vostre strade, nelle vostre case i suoi profeti, i suoi angeli. Sono i missionari del suo Vangelo: beati i piedi di coloro che vi annunceranno la pace, che vi annunceranno la salvezza! Riceveteli come il Signore stesso!