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III DOMENICA DI PASQUA
Inaugurazione Chiesa di Ostellato dopo il restauro
28 aprile 2001

1. "E i vegliardi si prostrarono in adorazione". Carissimi fratelli e sorelle, la seconda lettura ci svela come la vita eterna, alla quale il Dio della grazia ci ha chiamati in Cristo, sia una lode perenne ed un’adorazione continua di Colui che siede sul trono e dell’Agnello. Non solo, ma la stessa parola di Dio ci dice che a questa lode ed adorazione prendono parte "tutte le creature del cielo e della terra, sotto terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute". Cioè: tutto l’universo [angeli, uomini e cose] riconosce che "l’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione".

Questa pagina biblica ci aiuta a capire una dimensione essenziale della preghiera cristiana, più precisamente di quella preghiera pubblica che la comunità cristiana fa, soprattutto quando – come stiamo facendo noi ora – celebra l’Eucarestia nei giorni festivi. Ascoltate che cosa ha insegnato il Concilio Vaticano II: "Nella liturgia terrena noi partecipiamo per anticipazione alla liturgia celeste che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo; insieme con tutte le schiere delle milizie celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria" [Cost. Sacrosanctum Concilium 8]. Del resto, quando ci introduciamo nella grande preghiera eucaristica noi diciamo "l’umanità esulta su tutta la terra, e con l’assemblea degli angeli e dei santi canta l’inno della tua gloria". Noi celebriamo l’Eucarestia sulla terra, in mezzo alle nostre case, dentro allo scorrere della nostra vita quotidiana, ma durante la celebrazione noi siamo in cielo, in mezzo all’assemblea degli angeli e dei santi, dentro alla liturgia eterna.

Consapevole di questo grande mistero e della dignità della preghiera comune, la Chiesa, appena ebbe la libertà di farlo, cominciò a costruire templi che fossero splendenti di bellezza. Volle cioè creare uno spazio sacro dentro al quale fosse possibile lodare il Signore come comunità dei redenti. Carissimi fedeli di Ostellato, avete provato la pena di essere privati del vostro tempio. Ora esso vi viene restituito riformato e più splendente nella sua bellezza: siano sempre celebrati in esso con somma dignità i divini ed immacolati misteri. Ringraziamo anzitutto il Signore che oggi vi ridona il vostro tempio. Rendiamo lode a Lui perché ha ispirato l’animo dei vostri padri alla costruzione di questa casa di preghiera; ne ha stimolato l’amore ed ha prestato l’aiuto. E ringraziamo tutti coloro che hanno cooperato alla restaurazione, in primo luogo all’Amministrazione municipale.

2. Ma la nostra meditazione non sarebbe completa se non vi dicessi che questo tempio è il simbolo di un altro tempio, di un altro luogo in cui si devono celebrare le lodi divine. Scrive l’apostolo Paolo: "Santo è il tempio di Dio che siete voi" [1Cor 3,17]. Con gioia profonda noi celebriamo oggi la restaurazione di questo tempio materiale, ma il tempio vivo e vero di Dio dovete esserlo voi, poiché Egli dimora nella persona umana creata a sua immagine e somiglianza. E come questo tempio materiale ha avuto bisogno di essere restaurato, così il tempio che siamo noi ha dovuto essere restaurato dall’azione redentiva di Cristo, perché fosse santo e splendente, e degna dimora di Dio. "Se dunque, o carissimi, vogliamo celebrare degnamente l’apertura di questo tempio, non dobbiamo distruggere con le nostre opere ingiuste il tempio che siamo noi. Tutte le volte che entrerete nella vostra Chiesa, riordinate le vostre anime così come vorreste trovare il tempio. Vuoi trovare una Chiesa tutta splendente? non deturpare la dignità della tua persona con il peccato. Desideri che la Chiesa sia luminosa? non dimenticare mai che Dio vuole che anche la tua persona non sia mai nelle tenebre dell’errore e dell’ignoranza, ma sia luce in Cristo. Come tu entri in questa Chiesa, così Dio vuole entrare nella tua vita" [cfr. S. Cesario di Arles, Discorso 229, 3; CCL 104, 908].

La solenne inaugurazione della Chiesa sia momento di grazia perché ciascuno prenda coscienza più vigile della dignità della propria persona: redenta da Cristo, fatta tempio del Dio vivente.