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IV DOMENICA PER ANNUM (C)
Apertura Visita Pastorale Quacchio
27 gennaio 2001

1. "Tutti gli rendevano testimonianza … e dicevano: non è il figlio di Giuseppe?". Carissimi fratelli e sorelle, Gesù ha svelato il senso della sua presenza: colui che viene a compiete finalmente le promesse di salvezza fatte da Dio per mezzo dei profeti ["oggi si è adempiuta questa Scrittura…"]. E quindi comincia anche a svelare indirettamente il mistero della sua identità personale. E qui avviene per la prima volta un fatto che poi si ripeterà lungo questi due millenni. Ascoltiamo: "erano meravigliati…". E’ ciò che possiamo chiamare lo "scandalo della ragione" di fronte al fatto cristiano. Esso lo si può descrivere brevemente nel modo seguente: non è possibile che "il figlio di Giuseppe" sia Colui che adempie le promesse, e quindi deve essere tolto di mezzo ["si levarono, lo cacciarono fuori …"]. E’, in sostanza, lo scandalo di fronte a ciò che costituisce il puro e semplice fatto cristiano: "il Verbo di fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi".

Che cosa è che disturba così tanto nel fatto cristiano che la ragine umana non ha mai cessato di toglierlo di mezzo negando uno dei due termini che lo costituiscono, o la carne o il Verbo? Riprendiamo in mano la pagina evangelica. In essa come avete sentito, Gesù riferisce due fatti della storia del popolo ebraico dai quali di evince che la salvezza, l’interesse e la cura di Dio per l’uomo non è limitato al popolo ebraico ma si estende ad ogni uomo. E’ interesse e cura per l’uomo come tale e quindi per ogni uomo. Posto di fronte al mistero dell’Incarnazione del Verbo, l’uomo può e deve concludere che Dio si è interessato dell’uomo nella sua vita quotidiana del momento che è venuto Lui stesso a viverla: si è unito in un certo senso ad ogni uomo. Questi pertanto non deve più considerarsi esposto o perfino abbandonato alla fortuna, al caso, ad un destino oscuro ed impersonale. Né deve più ritenersi affidato solo a se stesso: è Dio stesso che è venuto a vivere la vita dell’uomo perché l’uomo possa vivere la vita di Dio.

Ci sono due modi allora di togliere il fatto cristiano, due modi che insidiano anche la nostra fede. Un primo modo è quello di negare il fatto che quell’uomo "il figlio di Giuseppe" sia il Verbo riducendo Cristo ad essere uno dei tanti maestri di morale, sia pure il più grande di tutti. Un secondo modo è quello di negare che il Verbo sia uomo, riducendo così il nostro cristianesimo ad una sorta di "dopo-lavoro", utile evasione dalle fatiche quotidiane del vivere feriale.

2. Ciò che è accaduto la prima volta a Nazareth, accade puntualmente anche oggi. Lo "scandalo" infatti del Verbo fatto carne si è trasferito alla Chiesa sua continuazione nella storia. Anche la Chiesa intatti è una comunità umana ma nella quale ed attraverso la quale ci è donata la salvezza: attraverso la predicazione evangelica e la celebrazione dei sacramenti.

L’operazione compiuta in questi millenni nei confronti di Cristo si è ripetuta puntualmente nei confronti della Chiesa. Ad essa o è stata negata ogni significato che andasse altre la sua realtà umana, riducendo l’appartenenza ad essa ed un "optional" per l’uomo. Oppure è stata di fatto pensato che l’unica vera Chiesa di Cristo sia una realtà invisibile, fatta solo di santi.

Carissimi fratelli e sorelle, la sorte che tocca a Cristo tocca sempre anche alla Chiesa e viceversa la sorte toccata alla Chiesa tocca anche a Cristo. Questa condivisione deve farci concludere: non è possibile incontrare Cristo escludendo la Chiesa. Forse anche a voi è capitato di sentire: "io credo in Dio, ma non vado in Chiesa", oppure "l’importante è vivere onestamente". Dite a queste persone: "questo che dici non ha nulla a che fare con il cristianesimo". Esso non è un vago credere in Dio; esso non si riduce al rispetto della legge morale. E’ la festa di un incontro: l’incontro colla persona di Gesù nella sua Chiesa; è la gioia di una presenza: la presenza della persona di Gesù nella propria vita; è l’umile fierezza di un’appartenenza: l’appartenenza alla Chiesa.

3. Oggi iniziamo la Visita pastorale. Alla luce di ciò che ho detto precedentemente noi comprendiamo il suo significato. Essa vuole aiutarvi a prendere coscienza più chiara del vostro essere la Chiesa di Cristo dentro a questo territorio, e quindi di ciò che comporta questa nostra condizione.

E’ stato detto e chiesto nella preghiera iniziale: l’adorazione di Dio con tutta l’anima e l’amore dell’uomo nella carità di Cristo.