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XXVI Domenica per Annum (A)
Chiusura Visita Pastorale S. Caterina Vegri
26 settembre 1999

1. "Che ve ne pare? … chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?". La piccola parabola dei due figli, narrata da Gesù, inizia con una provocazione generica: "che ve ne pare?" e alla fine chiede di prendere posizione: "chi dei due ha computo la volontà del Padre?". Questo procedimento letterario deve allora renderci assai attenti. Tende a coinvolgere ciascuno di noi direttamente in ciò che la Parola del Signore ci sta dicendo: a prendere posizione.

Di che cosa si tratta? Il senso immediato della parabola è molto chiaro. L’obbedienza al Signore Iddio non consiste semplicemente in parole sterili e disimpegnate; essa consiste in fatti precisi e concreti. Una parola detta da Gesù in altra occasione ci richiama alla stessa verità: "Non chi dice: "Signore, Signore", entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre". Un padre della Chiesa scrive: "è meglio non promettere a Dio di essere giusti e poi agire di fatto con ingiustizia, piuttosto che promettere e poi smentire nei fatti ciò che si è promesso a parole" (S. Giovanni Crisostomo, in S. Tommaso d’A., Catena Aurea I, ed. Marietti, pag. 310 B). Dunque Gesù in fondo intende richiamarci oggi ad osservare la legge morale, già peraltro scritta nel cuore dell’uomo, nei fatti più che nelle parole? Ad essere, come si dice, "persone oneste"? Non è questo precisamente il significato ultimo della parabola. Avete notato come finisce la parabola? "In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio". Quest’espressione ci dona la vera chiave interpretativa della parabola.

La fede ebraica, nel cui contesto Gesù vive, parla ed opera, ruotava tutta attorno al compimento della volontà di Dio, di cui la Legge era l’espressione scritta e chiara. "Tutti i comandi che ha dato il Signore, noi li eseguiremo!" aveva detto tutto il popolo a Mosè, nell’atto in cui si costituiva l’alleanza di Dio con Israele e veniva, per così dire, definita l’identità religiosa e civile di questo popolo. Tutta la gloria di Israele era di conoscere la volontà di Dio mediante la Legge, dono supremo fattogli dal suo Signore.

Ma – e questo è il "punto decisivo" della pagina evangelica – oggi la rivelazione piena e perfetta del progetto di Dio sull’uomo, della sua volontà, avviene in Gesù che chiama ogni uomo e donna a seguirlo. La rivelazione di ciò che il Padre ci dona/ci chiede passa ormai attraverso la persona di Gesù Cristo.

C’è una pagina del Vangelo assai illuminante al riguardo: il dialogo fra Gesù ed il giovane ricco. Questi assicura Gesù di aver sempre osservato tutta la santa Legge di Dio. Tuttavia sente che gli manca ancora qualcosa per ottenere una vita che sia piena, vera: eterna. Che cosa gli manca? Gesù glielo dice: "Vieni e seguimi".

Ora siamo in grado, carissimi fratelli e sorelle, di capire in tutta la sua profondità la pagina evangelica. Ciò che decide della salvezza dell’uomo è la fede in Cristo, l’Unigenito inviato nel mondo, e la conversione a Lui. Pertanto, l’osservanza della legge morale congiunta però al rifiuto della fede in Cristo equivale ad un sì detto a Dio solo a parole e smentito dai fatti: non può salvare. Al contrario, chi si trova nel disordine morale, ma ascolta l’invito di Cristo alla conversione e alla fede in Lui, questi veramente aderisce alla volontà di Dio e trova in questo la sua rigenerazione. I veri obbedienti sono i peccatori che hanno creduto, poiché ora l’adesione alla volontà del Padre si chiama fede in Cristo e sua sequela: "… i pubblicani e le prostitute vi passano avanti".

2. Carissimi fratelli e sorelle, il Vangelo ci disturba sempre, profondamente. Esso oggi lo fa in un modo radicale, perché ci chiede di cambiare un nostro comune modo di pensare. Quale? Il seguente.

La nostra salvezza definitiva, la realizzazione perfetta della nostra umanità non trova la sua origine nella decisione di essere persone oneste, che rispettano le leggi morali. Esse dipendono dalla fede in Cristo, Dio fattosi uomo. Certamente: non ci salviamo se non agiamo bene. Ma, anche se non possiamo salvarci senza opere buone, non è a causa delle nostre opere buone che ci salviamo. Il destino umano non si gioca più sulle regole, sul codice morale, ma sulla posizione che noi prendiamo nei confronti della persona di Cristo. Voler incontrare Dio prescindendo da Gesù; pensare ad una realizzazione della nostra persona che non ponga al centro la fede in Lui, è una tragica illusione. "L’uomo che vuol comprendere se stesso fino in fondo non soltanto secondo immediati, parziali, spesso superficiali, e perfino apparenti criteri e misure del proprio essere deve, con la sua inquietudine e incertezza e anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo. Egli deve, per così dire, entrare in Lui con tutto se stesso, deve appropriarsi e assimilare tutta la realtà dell’Incarnazione e della Redenzione per ritrovare se stesso" (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptor hominis 10; EE8,28).

3. Carissimi fratelli e sorelle, con questa celebrazione noi concludiamo la Visita pastorale. Non poteva esserci Parola più opportuna. Aprendola vi dissi: "sono venuto per annunciare e dire quale è il Volto di Dio: grazia e misericordia". Chiudendola vi dico: guardate il Volto di Cristo e solo Lui, poiché in Lui rifulge la luce che svela il Mistero di Dio all’uomo e il mistero dell’uomo all’uomo.

Di questa luce sia pieno il vostro cuore, perché la vostra gioia sia piena.