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S. PASQUA AL S. ANNA
26 marzo 1997

Ho desiderato profondamente celebrare questa Eucarestia nell’imminenza ormai della Pasqua. Due sono i luoghi infatti in cui nella nostra città si celebrano il mistero pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo: nella Cattedrale e nell’Ospedale. Nella prima si celebra il mistero di Cristo nei segni dei sacramenti, nel secondo si celebra il mistero di Cristo nelle carni dei nostri fratelli e delle nostre sorelle ammalati. Essi compiono nella loro persona ciò che manca alla passione di Cristo. Ed allora la parola di Dio, che ci è stata detta attraverso le due letture appena proclamate, acquista in questo luogo un significato particolarmente intenso. Di che ci parla? Ci parla di Cristo, di Cristo che affronta la sua passione. Lo fa in due modi: nel Vangelo, nella Profezia.

1. Nel Vangelo. E’ la descrizione della più grave tragedia: la passione di Cristo è immediatamente causata dalla consegna della sua persona, fatta da un suo amico per denaro. Che cosa è che ci disturba supremamente in questa vicenda? Il fatto che si baratti una persona con il denaro. Ciò che ci disturba è che una persona sia stata valutata in termini di denaro, come se la persona avesse un prezzo. Ecco, alla fine che cosa è sconvolgente in questa vicenda: l’aver equiparato una persona alle cose. Le cose tutte hanno un prezzo; la persona solo ha una dignità. E così Cristo ha voluto subire questa umiliazione. “Non ha sottratto la faccia agli insulti e agli sputi”: l’umiliazione che degrada la persona.
 Fratelli e sorelle: non lasciamo passare questa terribile pagina del Vangelo sopra le nostre teste, come se non ci riguardasse. Se Cristo ha voluto subire questa umiliazione, è perché l’uomo, ogni uomo è sempre esposto a questa degradazione. Quale? Ma precisamente la degradazione di essere considerato una delle tante voci del bilancio da far quadrare. Come sono una voce gli immobili da costruire o da conservare; come sono una voce le macchine da usare: così anche la persona umana è una voce da inscrivere nel bilancio, la persona del malato intendo. E Cristo è ancora umiliato, fino alla fine del mondo: nell’ammalato non accolto.
 Fratelli, sorelle: davanti al Signore nessuno ha il diritto di giudicare nessuno. Ciascuno esamini  se stesso, ben consapevole che la persona umana, ogni persona umana, la persona del malato è, deve essere “fuori bilancio”, semplicemente perché essa gode di un primato assoluto. E’ questo primato la vera sfida fatta alla sapienza di chi lavora in questo luogo, in cui si celebra il mistero della passione del Signore.

2. Nella Profezia. E’ una descrizione impressionante questa descrizione della passione di Cristo: “ho presentato ... sputi”.  Ma c’è nella coscienza del Profeta, cioè realmente e compiutamente nella coscienza di Cristo una incrollabile certezza: “Il Signore ... mi assiste”. Ed infatti, come ci ha ricordato il Salmo, “il Signore ascolta ... prigionieri”. La persona umana può essere violata nella sua dignità, ma la sua causa è sempre difesa dal Signore. “Ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, lo avete fatto a me”. La causa dell’uomo: la sua causa eterna e definitiva è stata fatta propria da Cristo, figlio di Dio. In Lui la causa dell’uomo è diventata la causa di Dio.
 Fratelli, sorelle: sia così in questo luogo. E’ Cristo stesso che ve lo chiede attraverso il suo ministro: di assumere la difesa della causa dell’uomo sofferente. Che nessuno venuto in questo luogo dica nel suo cuore: “ho atteso compassione, ma invano; consolatori, ma non ne ho trovati”.
 Esiste una riforma che non costa denaro, ma che è la più importante: la riforma dei rapporti personali. Chiediamoci se essi sono sempre improntati al rispetto della dignità della persona dell’ammalato. Non costa niente questa riforma, come dicevo, ma può cambiare l’Arcispedale ben più che tutte le altre.