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MESSA DELLA MEZZANOTTE
Ferrara - Natale 1997

1. “C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte ... l’angelo disse loro: non temete, ecco vi annuncio una grande gioia”.
 Anche voi, carissimi fratelli e sorelle, siete venuti numerosi a vegliare durante questa notte. Ed anche a voi viene fatto lo stesso annuncio, comunicato la stessa nella notizia: “non temete, ecco vi annuncio una grande grande gioia ...: oggi è nato un salvatore che è Cristo Signore”.
 Di fronte a questo annuncio, che cosa è accaduto nel cuore di quei pastori? Un immenso stupore di essere stati scelti come oggetto di una straordinaria rivelazione. Essi infatti nella società del tempo non contavano nulla: uomini che vivevano sempre con animali. Individui senza prestigio. Ma lo stupore nasce soprattutto dal contenuto di ciò che è annunciato: “vi è nato un Salvatore”. Una nascita che è l’effetto dell’amore con cui Dio ama l’uomo. Ed infatti “subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”. Nella sua bassezza più profonda l’uomo viene a sapere che Dio lo ama e che quindi è venuto a salvarlo. Veramente “il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”. In quali tenebre cammina l’uomo? nelle tenebre in cui si trova colui che è indifferente di fronte alla suprema domanda dell’esistenza; in cui si trova chi, spegnendo i desideri più profondi del suo cuore, si accontenta di pensare sempre meno e di consumare sempre più. Chi abita in terra tenebrosa? Colui che non sapendo, non volendo più sapere da dove viene, ignora e non vuole sapere dove va, contento di accorciare la sua capacità di beatitudine illimitata dentro alla breve misura dell’istante presente. Ecco, fratelli e sorelle, questa è la nostra vera notte. Ed è in questa notte che appare una luce straordinaria. “Carissimo è apparsa la grazia di Dio”: in questa notte è svelato l’amore gratuito e misericordioso con cui Dio ama l’uomo. Questo è il grande annuncio che ti è fatto: Dio ti ama di amore gratuito, cioè non condizionato affatto dai tuoi meriti e dalla tua corrispondenza; Dio ti ama di amore che è solo misericordia, cioè non  nonostante la tua miseria, ma proprio a causa della tua miseria. Ciò che attrae Dio verso l’uomo è la povertà, il bisogno, la miseria dell’uomo. E’ perché Dio si è commosso di fronte a questa miseria che compie questa notte la sua opera più grande.
 Qual è l’opera di Dio che questa notte noi celebriamo? La seguente. “Colui che era prima dei secoli, invisibile, incomprensibile, incorporeo, l’inizio che proviene dall’inizio, la luce che deriva dalla luce, la fonte della vita e dell’immortalità, l’impronta della bellezza eterna ... questi si muove verso la sua immagine e porta su di Sé la carne a causa della mia carne ... per rendere immortale la carne” (S. Gregorio Nazianzeno, Discorso 38,13; ed. Città Nuova, Roma 1983, pag. 58-59). Provate a vedere in tutto questo se da parte nostra c’era qualcosa, se in noi c’era qualcosa da meritare che Egli venisse a vivere la nostra condizione: quale merito può vantare la nostra povertà tale da muovere l’infinita ricchezza a svuotarsi di se stessa per arricchirci? Da qualunque parte voi considerate il mistero di questa notte voi non troverete che gratuità, amore e solo misericordia. Nel Creatore l’amore per la creatura supera la miseria morale di essa, sapendo che è più degno di Dio perdonare che punire, ricuperare ciò che era perduto piuttosto che abbandonarlo al suo destino (cfr. S. Pier Crisologo, Sermone 178,4; in Biblioteca Ambrosiana/Città Nuova Ed., Roma 1997, pag. 325).

2. “Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia”. Nella luce abbagliante di questa notte, l’uomo capisce non solo chi è Dio, amore gratuito e misericordioso, ma comprende finalmente se stesso. In questa comprensione, egli può vincere l’unica, vera paura che dimora in ciascuno di noi: la paura di essere frutto del caso, la disperazione della casualità che nega che ci sia un senso. L’uomo infatti resta un enigma inspiegabile a se stesso fino a quando non conosce, non esperimenta, non incontra un amore più forte della morte. Questa notte l’uomo si sente amato, si sente voluto in se stesso e per se stesso. Vede finalmente la sua dignità di persona, elevato alla condizione di figlio di Dio.
 Nella stessa notte, in questa stessa notte in cui celebriamo la gloria di Dio nel più alto del cielo, celebriamo la gloria dell’uomo, dal momento che, cominciando da questa notte, “la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo è la visione di Dio” (S. Ireneo, Adversus Haereses IV,20,7; SC100/2, pag. 648).
“Hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle e il bastone dell’aguzzino”. Fratelli, sorelle: scoprendo questa notte la vera radice della vostra dignità, uscite da questa Cattedrale come persone veramente libere, in grado di liberarvi da ogni forma di schiavitù dentro e fuori di voi. Siate davvero persone libere: secondo la misura intera della vera libertà con cui questa notte siete stati liberati.