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SOLENNITA’ DI CRISTO RE
Apertura Visita Pastorale a Boara
25 novembre 2000

1. "Rispose Gesù: Tu lo dici; io sono re". Concludendo il suo anno liturgico, la Chiesa ci invita oggi a contemplare la regalità di Cristo, il suo "potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno [che] è tale che non sarà mai distrutto".

E’ necessario che abbiamo una comprensione profonda e precisa di questo aspetto, di questa dimensione del mistero di Cristo: in ascolto umile e docile alla parola evangelica.

Se avete fatto attenzione, avrete notato che Gesù si dichiara re nel contesto di un dialogo serrato con Pilato, che rappresentava il regno dell’imperatore romano. E ciò che Cristo vuole subito chiarire è che la sua regalità, l’esercizio del suo potere "non è di questo mondo": non si pone sulla stessa linea, non è della stessa natura di quel potere che esercita ogni autorità politica. Questa è caratterizzata dall’uso della forza, della coazione: "se il mio regno fosse di questo mondo…". Chiarito questo punto fondamentale, la parola di Gesù ci introduce nella vera natura della sua regalità: "… rendere testimonianza alla verità". La sua regalità consiste nella testimonianza alla verità. Carissimi fratelli e sorelle, ascoltando queste parole abbiamo ascoltato una delle affermazioni più importanti della rivelazione cristiana.

La vera natura della regalità di Cristo consiste nella sottomissione e nella docilità dell’uomo alla sua Rivelazione, alla testimonianza che Egli rende alla Verità. Il fondamento della sua regalità è il fatto che in Gesù Cristo, nella sua persona-vita-opere, Dio si è pienamente rivelato: Dio ha detto nell’uomo l’intera e definitiva Verità su Se stesso e sull’uomo. "Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità". Ci troviamo nel cuore del cristianesimo: tutto il potere di Gesù, tutta la sua dignità regale consiste semplicemente nel fatto che l’intera verità su Dio e sull’uomo ci è rivelata nel Cristo. E’ quindi la Verità lo strumento del suo potere regale e l’unica forza del suo regno. E pertanto la sua regalità può concretamente realizzarsi solo attraverso l’ascolto della sua voce da parte di chi è dalla verità.

2. Carissimi fratelli e sorelle, la dichiarazione che Cristo fa della sua regalità, nel senso ora spiegato, avviene nel contesto di un processo durante il quale Egli è condannato come impostore. Avviene così anche oggi, anche in mezzo a noi nella nostra città.

La proclamazione della regalità di Cristo e la sua effettiva realizzazione accade sempre dentro ad un’opposizione fra luce e tenebre, dal momento che "la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta" [Gv 1,5]. Cristo viene processato perché l’uomo rifiuta di vedere se stesso, di capire se stesso secondo la verità rivelata da Cristo. Misura se stesso secondo altri criteri. Alla radice della tragedia dell’uomo sta la menzogna come radicale rifiuto della rivelazione che è Cristo.

Si costruisce così una cultura della menzogna che genera la schiavitù dell’uomo e la sua morte: la cultura della morte deriva sempre dalla cultura della menzogna. Non si è forse chiamato l’aborto una scelta di civiltà? Non si è forse creata e realizzata una società di mera coesistenza di opposti egoismi, generata dalla menzogna che l’altro è sempre un antagonista che ci priva di una parte di vita, una minaccia per il nostro io e per il nostro libero sviluppo? Ed è proprio in questo la suprema menzogna che possa essere detta all’uomo, perché quando gli viene sconsigliato di amare, gli viene sconsigliato di essere uomo.

Si sta continuamente celebrando il processo nel quale si cerca di condannare Cristo, perché la sua regalità è puramente e semplicemente il dominio della verità.

3. Carissimi fratelli e sorelle, oggi iniziamo la S. Visita Pastorale. Essa è una presenza straordinaria del Vescovo nella vostra comunità: in ordine a che cosa? La parola di Dio appena meditata ci dona la risposta. Egli viene fra voi per aiutarvi ad ascoltare la voce di Cristo, a seguire veramente Lui, ed acconsentire alla sua Verità: nell’educazione dei bambini; nella guida dei giovani, nella vicinanza a chi soffre.

Sia con noi la grazia del Signore, perché liberi sempre più dalla schiavitù dei nostri peccati, lo serviamo e lo lodiamo senza fine.