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IV DOMENICA DI PASQUA: CONCLUSIONE MISSIONE
Berra 25 aprile 1999


1. "Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo". Sono molte le immagini di cui Gesù si serve nel Vangelo per svelarci il mistero della sua persona e della sua relazione con noi. Egli ha detto di sé di essere "il pane della vita" (Gv 6,48); di essere il "buon pastore" (cfr. Gv. 10,14); di essere "la luce del mondo" (12,46); di essere "la vite" (15,1); di essere "la via" (14,6).

Ed infatti "noi che siamo ammalati, abbiamo bisogno del Salvatore; smarriti, abbiamo bisogno della sua guida; ciechi, di lui che ci porti alla luce; assetati, abbiamo bisogno della fonte della vita; morti, abbiamo bisogno della vita; pecore, del pastore; bambini, dell’educatore. Insomma, tutta la nostra natura umana ha bisogno di Gesù" (Clemente Al., Il Pedagogo 9,83,3). Oggi Egli ci dice di essere "la porta" ed aggiunge subito: "se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo".

L’immagine dunque della porta ha un duplice significato: essa riguarda Gesù e ci svela una dimensione essenziale del suo mistero; essa riguarda anche ciascuno di noi – ciascuno di noi pastori e ciascuno di voi fedeli – in ciò che concerne la nostra salvezza eterna.

L’immagine, in primo luogo, parla di Gesù. La porta è il luogo di passaggio obbligato per "entrare ed uscire", usato dalle persone rettamente intenzionate: la persona di Gesù è il "passaggio obbligato" per ogni uomo che voglia la salvezza. Egli è l’unico mediatore della nostra salvezza, Figlio unigenito donato dal Padre al mondo perché l’umanità peccatrice fosse salvata attraverso di Lui (cfr. Gv 3,17). E’ il salvatore del mondo (cfr. Gv 4,41), venuto per salvarlo e non per condannarlo (cfr. Gv 12,47).

E’ stato questo il grande annuncio che diede inizio alla Chiesa e ne costituisce la sua perenne sorgente di vita: "Pietro levatosi in piedi con gli altri undici, parlò a cove alta così: "Sappia con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocefisso" … Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone". Ecco: è accaduto per la prima volta il miracolo che continuerà ad accadere "di generazione in generazione". E’ l’avvenimento della Chiesa, comunità di uomini e donne che entrano nella vera vita, attraverso Gesù.

E qui troviamo il secondo significato fondamentale dell’attribuzione che Gesù fa a se stesso dell’immagine della "porta": il significato che riguarda ciascuno di noi come persone umane. Non c’è una strada che ci porti alla vera vita all’infuori della persona di Gesù, Verbo incarnato crocefisso-risorto. Ed infatti Egli dice di se stesso: "io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza". Aderendo a Cristo che possiede la vita eterna, l’uomo riceve egli stesso la vita eterna. Infatti la vita, quella vera, si trova in Gesù (cfr. Gv 1,4); egli è la fonte della vita come il Padre (cfr. Gv 5,26); egli è la risurrezione e la vita (cfr. Gv 11,25); egli è la via, la verità, la vita. Ed il Signore Gesù è generoso nei suoi doni: nell’elargire le sue grazie è di una straordinaria magnanimità. Ha cambiato in vino un quantitativo eccezionale di acqua, a Cana, ben oltre le necessità degli invitati alle nozze (cfr. Gv 2,6ss). Ha moltiplicato i pani per 5000 persone con una tale abbondanza che se ne sono avanzati dodici ceste piene (cfr. Gv 6,11ss). E così Egli è venuto perché l’uomo abbia la vita, non in una misura limitata, ma "in abbondanza". "Entrerà, uscirà e troverà pascolo": in lui c’è la gioia di una libertà piena, perché la persona gioisce e gusta la pienezza della vita ("il mio calice trabocca").

2. Carissimi fratelli, carissime sorelle: questa pagina del Vangelo è capace veramente di chiarirci completamente il significato della Missione che oggi concludiamo.

La Missione ha inteso far incontrare ogni persona di questo Vicariato colla persona di Cristo vivente e fonte della vita nella sua Chiesa.

Essa è nata dalla certezza che Cristo è la porta: l’unico ingresso dentro la vita vera. La Missione oggi si conclude, ma continua a risuonare in queste terre la voce dell’apostolo: "Egli portò i nostri peccati… , vostre anime".

La pagina evangelica è anche un forte richiamo per noi pastori, alla fine della Missione: "chi entra per la porta, è il pastore delle pecore". A ciascuno di noi è chiesto di entrare in rapporto con ciascuno di voi mediante Cristo: di essere cioè per voi niente altro se non la presenza di Cristo, il suo "sacramento". Di annunciarvi sempre e solo il suo Vangelo; di guidarvi sempre e solo sulle sue vie; di celebrare in suo nome i suoi santi Misteri.

Se fossimo qualcosa d’altro, avreste il diritto di fuggire via da noi, poiché "chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante".

"Nei vostri confronti siamo come pastori, ma rispetto al sommo Pastore, siamo delle pecore come voi. A considerare il posto che occupiamo, siamo vostri maestri, ma rispetto a quell’unico Maestro, siamo vostri condiscepoli e frequentiamo la stessa scuola" (S.Agostino, Esp. Sul Salmo 126,3; NBA XXVIII,143).