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LUNEDI’ SANTO: memoria dei Martiri
Santuario Crocefisso 25 marzo 2002

Nel momento in cui la Chiesa si appresta a celebrare il mistero della morte e risurrezione del Signore, vuole oggi fare speciale memoria di quei figli e figlie che nello scorso anno hanno subito il martirio per l’annuncio del Vangelo. Alla memoria della morte del suo Sposo, la Chiesa associa la memoria dei suoi figli più grandi, i martiri.

1. "Maria … presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù". Il gesto di Maria esprime la logica estrema dell’amore: il donarsi senza calcolo, "sprecando" tutto ciò che abbiamo e siamo. E’ la logica della pura gratuità, che guarda solamente alla dignità della persona amata. E’ la logica che afferma il primato del bene nei confronti dell’utile, della bellezza nei confronti dell’efficacia..

A questo gesto si oppone Giuda: "perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?". Viene calcolato il prezzo dello spreco, "trecento denari", in ordine al cambiamento della società, "per poi darlo ai poveri". Carissimi fratelli e sorelle, il vangelo disturba sempre e si pone sempre contro il nostro modo di pensare: non è lo stesso Gesù che ci ha preavvertito che saremo giudicati sul nostro comportamento a riguardo dei poveri? Non c’è dubbio. Ma ciò che questa pagina del Vangelo ci insegna è un’altra verità: il nostro rapporto col Cristo si pone oltre ogni calcolo o bilanciamento di beni. E’ un avvenimento che ha in sé e per sé una tale preziosità da renderlo imparagonabile, incommensurabile con ogni altra opera, col valore di ogni altra prestazione. "La regola della carità" scrive Tommaso "non è la ragione, come per le virtù umane; è regolata dalla sapienza divina, ed eccede la regola della ragione umana" [2,2,q.24, a.1, ad 2um]. E la sapienza divina è Cristo crocefisso (cfr. 1Cor 1,22-25), del quale una sola goccia di sangue poteva salvare il mondo intero, ma Egli lo effuse interamente. La regola dell’amore è Cristo crocefisso. E’ questo che Giuda non ha capito, così come non lo capiscono tutti coloro che misurano la potenza del Vangelo dalla sua efficacia storico-mondana.

Questa pagina del Vangelo ci fa penetrare nel mistero più profondo del martirio cristiano, rendendolo incomparabile con qualsiasi sacrificio della propria vita che da Socrate in poi possiamo costatare nella storia di tutti i popoli.

Nella decisione del martire si mostra la perfezione della carità in quanto regola della libertà dell’uomo diventa nel martire lo stesso amore che ha spinto Cristo sulla Croce. Attraverso il martire penetra nella storia umana, dentro ai rapporti sociali la logica propria del gesto di Maria, che contrasta totalmente con la logica insita nella critica di Giuda: la logica del "santo spreco" di un dono che non conosce limiti contro la logica del "calcolo delle risorse" per una maggiore efficacia storica.

2. Carissimi fratelli e sorelle, il Santo Vangelo fa una terribile constatazione: "questo egli [cioè Giuda] disse non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi metteva dentro".

Chi accetta la logica del calcolo/bilanciamento dei beni, o prima o poi sarà tentato di giudicare che in circostanze eccezionali, a fin di bene, si possono prendere decisioni che, in circostanze normali, sarebbero ingiuste. Il martirio sconfessa come falso ed illusorio qualsiasi significato che si volesse attribuire ad un atto o ad una scelta in se stessa riprovevole moralmente. Il martire che storicamente sembra "sprecare" tutto, in realtà diventa sorgente della vera efficacia dell’agire: l’efficacia del bene e del vero. L’efficacia che è propria del puro annuncio del Vangelo.

"Accogli," dunque "o Padre, il sacrificio che ti offriamo e fa che l’albero della croce …produca per noi frutti di vita eterna": il frutto in noi e fra noi del martirio, cioè di un esercizio della nostra libertà regolata dalla sapienza di Dio che è Cristo crocefisso.