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S. NATALE 2001: Messa di mezzanotte

1. "Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è Cristo Signore". Carissimi fratelli e sorelle, queste parole che risuonarono nel mondo per la prima volta duemila anni orsono, risuonano ancora anche in questa notte: per la prima volta in questo terzo millennio. Esse narrano un avvenimento che è accaduto venti secoli orsono, ma continua ad essere sempre attuale: "vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è Cristo Signore". E’ nato, esiste "un salvatore, che è Cristo Signore"!

Quale è il primo invito fatto all’uomo, come conseguenza di questo avvenimento? "non temete". L’avvenimento che questa notte noi celebriamo, di cui questa notte ci viene ancora dato notizia, libera l'uomo dalla sua paura.

L’attitudine principale con cui l’uomo oggi sta sopportando la quotidiana fatica della sua vita sembra essere la paura. Paura di che cosa? Di non sapere più rispondere alle domande fondamentali che porta dentro si sé e che gli avvenimenti di questi ultimi tre mesi hanno reso particolarmente drammatiche: nel contesto di un indubbio sviluppo tecnico ed economico, le conquiste finora realizzate e quelle anche progettate per il futuro, vanno d’accordo con la verità intera ed il bene della persona umana? In questo contesto l’uomo in quanto uomo progredisce oppure sta degradando la sua umanità? Che cosa sta prevalendo nel mondo, il bene sul male o il male sul bene? Cresce fra gli uomini la vera giustizia e carità, il rispetto del diritti di ogni persona umana e di ogni popolo? E’ con questi interrogativi nel cuore che anche questa notte siamo venuti in questa Cattedrale. E ci è stato detto: "non tenete… oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è Cristo Signore".

Siamo liberati dalla nostra paura, perché questa notte siamo liberati dall’incertezza circa la sorte finale dell’umana avventura; siamo liberati dall’incertezza circa il nostro destino finale, perché, come ci ha appena detto l’Apostolo, in questa notte "è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini".

2. L’affermazione dell’Apostolo ci invita a cogliere la dimensione più profonda dell’avvenimento accaduto: la sua dimensione divina. E’ apparsa la grazia di Dio perché il bambino "avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" è il Figlio unigenito di Dio: è Dio stesso. Appare questa notte la grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, perché in quel bambino la natura umana è stata assunta ad una dignità sublime. E "con la sua Incarnazione … il Figlio stesso di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato" [Conc. Vat. II, Cost. past. Gaudium et Spes 22, EV 1/1386]. Questa notte, Dio dimostra il suo supremo interesse per l’uomo, la sua infinita passione per l’uomo perché da questa notte – da quanto è accaduto questa notte – Egli comincia a vivere la stessa vita dell’uomo, perché l’uomo – senza abbandonare la misura della sua umanità – cominci a vivere la vita di Dio.

E’ per questo, è perché "è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza", che noi pur partecipando alla foresta di errori e contraddizioni in cui si muove la vita, non abbiamo paura: non possiamo aver paura, poiché ogni frammento autenticamente umano della propria vita è stato assunto e salvato dal Verbo generato questa notte da Maria nella nostra natura.

3. Ma l’insegnamento apostolico ci rivela anche la dimensione umana dell’avvenimento di questa notte: "… ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo".

La grazia di Dio invita con forza e dolcezza l’uomo ad appropriarsi pienamente della dignità propria della sua natura, il cui splendore rifulge nel Verbo incarnato. Se in ciascuno di noi si realizza questo processo profondo, questa conversione dalla nostra empietà e dai nostri desideri cattivi, cominceremo a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia, e con pietà. Sobrietà nell’uso delle creature, giustizia nei rapporti colle persone, pietà verso ogni umano soffrire.

Carissimi fratelli e sorelle, fra poco pregheremo Dio di trasformarci in Cristo, che ha innalzato la nostra natura umana alla gloria divina. Partiamo da questa Cattedrale con l’umile ed incrollabile certezza che ora e per sempre "è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini"