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QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA
24 marzo 1996

1. “Ecco io apro i vostri sepolcri, vi resuscito dalle vostre tombe”.
Lasciamo che queste parole scendano nel nostro cuore, profondamente. Sia lo stesso Spirito che le ha ispirate, a farle risuonare dentro di noi. Stiamo ormai avvicinandoci alle festività pasquali, terminando il nostro cammino quaresimale. E che cosa è la festa pasquale? La realizzazione di questa promessa: “io apro i vostri sepolcri ...”. Quali sono i sepolcri che devono essere aperti? Quali le tombe dalle quali dobbiamo essere risuscitati? E’ in primo luogo quella “cultura di morte” nella quale abbiamo sepolto la nostra persona, abbiamo inaridito la nostra passione per la vita. Cultura di morte è la nostra poiché essa si è costruita su tre menzogne soprattutto, che portano l’uomo alla morte.
 La prima menzogna è di aver negato il nostro essere creature, attribuendoci un’autonomia assoluta: l’aver pensato che la nostra vita non dipenda dal Signore. Dove si svela questa radicale menzogna su noi stessi? In quel diffuso indifferentismo per il quale che Dio esista o non esista, non ha nessuna importanza, dal momento che nell’una o nell’altra ipotesi la nostra vita non cambierebbe.
 Menzogna terribile. Può forse un albero vivere se le sue radici non sono dentro la terra? Può forse l’uomo vivere se le radici del suo essere non sono immerse in Dio da cui viene l’essere e la vita?
 La seconda menzogna è una immediata e necessaria conseguenza della prima. Ho parlato di “radici della nostra vita”. Quali sono? Le nostre radici, da cui prende nutrimento la nostra esistenza di ogni giorno, sono la nostra libertà e la nostra intelligenza. Che cosa diventa la nostra libertà, quando non riconosciamo più Dio come nostro creatore? Diventa il potere di decidere noi stessi ciò che è bene e ciò che è male; di conseguenza la distinzione fra bene e male, giusto ed ingiusto perde la sua serietà, per ridursi alla distinzione fra ciò che è utile o dannoso, ciò che piace e non piace. Che cosa diventa la nostra ragione, quando non riconosce più Dio come nostro creatore? Non riconosce più l’esistenza della verità, ma tutto diventa questione di opinioni, anche la risposta ai supremi interrogativi della vita.
 La terza menzogna è la sconsolata conseguenza della altre due: l’uomo non è una persona immortale, ma l’ultima parola sull’uomo la dice la morte. E’ essa che chiude definitivamente la nostra esistenza.
 Ecco il sepolcro in cui ci siamo chiusi, la tomba in cui noi stessi ci siamo sepolti: una esistenza dominata da un completo relativismo e scetticismo, non destinata a durare dopo la morte. Ma il profeta ci dice: “Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dalle vostre tombe”. Noi vedremo chi è il Signore, quando distruggerà questa cultura che ci fa morire: Egli si fa conoscere per quello che è, quando ci ridonerà la vita.

2. “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”.
Questa cultura di morte è una malattia che ci porterà alla morte? Oppure saremo liberati dal nostro indifferentismo, dal nostro permissivismo e relativismo, dal nostro materialismo? “Perché per essa venga glorificato il Figlio di Dio”. In questo luogo di perdizione, può risplendere la “gloria di Dio”, e la gloria di Dio è che l’uomo viva. Perché non è una malattia per la morte?
 Meditiamo il Vangelo. La malattia di Lazzaro non è stata mortale non perché Lazzaro non sia morto, ma perché è stato liberato dalla morte, quando già imputridiva. La sua non fu, in questo senso, una malattia mortale perché egli (Lazzaro) era amato da Cristo, perché Cristo è la resurrezione e la vita.
 Cristo ama l’uomo: Egli è l’amore del Padre per l’uomo, per l’uomo destinato alla morte, che l’uomo ha voluto per se stesso. E chi ama non può sopportare che la persona amata muoia. “Gesù scoppiò in pianto ... ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro”. E’ il pianto di Dio sull’uomo, è la commozione di Dio di fronte al sepolcro in cui è sepolta la sua creatura prediletta: l’uomo.
 Ma mentre il nostro pianto e la nostra commozione sulla morte della persona amata, è impotente di fronte alla morte, il pianto di Dio e la sua commozione cambia la nostra condizione. “Aprirò i vostri sepolcri” aveva detto il profeta; “Togliete la pietra”, dice Gesù. Ecco: si compie la promessa. E’ lui, Cristo, colui che è capace di aprire i nostri sepolcri e risuscitarci dalle nostre tombe: Egli è la risurrezione e la vita, chi crede in lui, anche se morto, vivrà.
 “Anche se morto”: anche se sei caduto nella morte dell’indifferentismo, del relativismo e dell’amara abdicazione ad ogni speranza ultraterrena, se credi in Cristo, rivivrai. “Vedrai la gloria di Dio”: riconoscerai veramente il Signore. Lo riconoscerai come colui che dona la vita, perché tuo creatore e fine ultimo beatificante della tua esistenza.
 Questo incontro col Cristo uccide il cinismo il quale, altrimenti, non potrebbe che dominare nella nostra vita ed apre la nostra esistenza alla misericordia.

Conclusione
 Siamo giunti al termine quasi del nostro cammino quaresimale: la Pasqua è imminente. E’ il giorno in cui il Signore “estende a tutta l’umanità la sua misericordia e con i suoi sacramenti ci fa passare dalla morte alla vita”: riconosci il Signore, credendo che Egli è la tua risurrezione e la tua vita.