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XII DOMENICA PER ANNUM (A)
Denore (S. Cresima) – Pontelagoscuro
19 giugno 2002

1. "Non c’è nulla di nascosto che non debba essere svelato; e di segreto che non debba essere manifestato". Carissimi, in queste parole è racchiusa tutta la missione della Chiesa e in essa di ogni discepolo del Signore. Questi deve far conoscere a tutti, rendere noto in ogni luogo quanto Gesù ha fatto e ha detto solo nella ristretta cerchia di coloro che lo hanno incontrato durante la sua vita terrena. L’opera e la parola di Gesù ha il carattere di un inizio, l’inizio decisivo. Ora è necessario che il suo Spirito possa agire perché la Redenzione di Cristo raggiunga ogni tempo e luogo: è questo il compito dei discepoli.

Svelando ciò che è nascosto, e manifestando ciò che è segreto, cioè compiendo la missione affidatagli da Gesù, il discepolo si trova a vivere anche una vera e propria partecipazione al "destino" di Gesù; ciò che è accaduto a Lui accadrà puntualmente anche al suo discepolo. Ma è proprio l’appartenenza a Cristo, la condivisione della sua sorte che dona al discepolo il coraggio di compiere la sua missione: "non temete gli uomini", ci dice oggi il Signore. Non si tratta semplicemente di un incoraggiamento psicologico. Gesù pensa piuttosto alla paura, allo scoraggiamento, alla sfiducia che il discepolo può vivere di fronte agli uomini che si oppongono alla predicazione del Vangelo, ed in questo modo sembrano far fallire l’opera stessa di Cristo. Che cosa rende forte e coraggioso il discepolo del Signore? L’intima convinzione che non potrà accadere a lui se non ciò che è accaduto a Cristo.

Cristo è stato perseguitato; è stato giudicato; è stato condannato ed ucciso. Così è per noi suoi discepoli. Non nel senso fisico: nella società occidentale c’è un modo ben più insidioso di vanificare la testimonianza cristiana. Ma il Padre non ha permesso che il suo Santo vedesse la corruzione del sepolcro: è risuscitato. Ed avete quindi sentito ciò che ci dice il Signore: "E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima". Cioè: quanto alla vita terrena storica dell’uomo, essi possono anche risultare vincenti; quanto alla partecipazione alla vita divina, cui l’uomo è destinato, non hanno nessun potere, anzi, alla fine, ci dice il Signore, ciascuno di noi, sia nel suo corpo sia nella sua anima, appartiene al Padre. Sia per quanto riguarda la sua vocazione e redenzione eterna sia per quanto riguarda la sua esistenza storica, il discepolo si trova nelle mani di Dio: "perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati: non abbiate dunque paura".

Ma, alla fine, il Signore termina con un avvertimento che è di portata generale: "chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli". La fede in Cristo è scelta compiuta nel presente, ma è da essa che dipende il nostro destino eterno.

  1. [Pontelagoscuro: S. Messa delle Associazioni di Volontariato].

Voi vi state impegnando in un modo o nell’altro nel volontariato, cioè in una forma di servizio ai bisogni della persona. La pagina del vangelo risulta dunque essere particolarmente illuminante: il vostro impegno nel volontariato sembra infatti essere la modalità con cui confessate Cristo davanti agli uomini.

Del resto è stato Gesù stesso a porre nella carità fraterna il segno distintivo del suo discepolo. Ma perché questo significato cristiano sia custodito nel vostro impegno, è necessario che il riferimento a Cristo sia non solo esplicito, ma costituisca la vera ispirazione del vostro volontariato e che questa ispirazione dia ad esso la sua configurazione. L’amore del cristiano non è la filantropia che il laicismo contemporaneo ha voluto insegnarci. L’amore cristiano nasce dal nostro essere inseriti in Cristo e partecipi della sua stessa carità. L’affermazione della dignità di ogni e singola persona, dal momento del suo concepimento fino al termine naturale della vita, è centrale nell’amore cristiano.

Dire che la lotta per la contraccezione, per l’aborto, per il divorzio sono conquiste civili, è chiamare le cose con un nome falso. Una coppia che si sfascia, un bimbo che viene ucciso nel grembo materno, una vita che viene soppressa perché un ammalato non sa dare senso al suo dolore o non è sostenuto nel momento della sofferenza, non sono traguardi di civiltà, sono sconfitte di umanità. E regolamentare la diminuzione dell’umanità, e non promuovere la sua crescita, non è cosa di cui gloriarsi.

Il volontariato cristiano ha oggi un grave compito: quello di essere dentro alla società civile il segno profetico di rapporti umani veri. Veri perché fondati sul bene oggettivo dell’uomo.