home
biogr.
english
español
français
Deutsch
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


DOMENICA DELLE PALME 1997
Giornata Mondiale della Gioventù
23 marzo 1997

1. “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” E’ con questo grido che venne salutato Gesù di Nazareth: è Lui che viene nel nome del Signore. E’ Lui che è benedetto: benedetto oggi da una folla numerosa. Ma, come ci ricorda la liturgia, sono soprattutto i giovani, pueri Hebraeorum, a proclamare che Egli è benedetto, poiché in Lui viene il Regno.
 Eppure, fra qualche giorno, il Venerdì santo, nella stessa Gerusalemme, allo stesso Gesù grideranno: “crocifiggilo, crocifiggilo”. Perché? Come è stato possibile un tale cambiamento? Cerchiamo di capirlo, leggendo attentamente ed ascoltando fra poco il racconto della Passione. Durante il dialogo con Pilato, ad un certo momento Gesù dice: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo, per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Egli è condannato perché è fra noi, resta fra noi per testimoniare la verità. Egli è venuto nel nome del Signore per questa testimonianza. La verità su chi, su che cosa? La verità su Dio; la verità sull’uomo. Viene condannato perché ha preso sopra di sè la causa di Dio e la causa dell’uomo.
 Carissimi giovani, in Cattedrale ascolterete una pagina mirabile, profonda di S. Paolo. Egli scrive: “Cristo Gesù...”. Chi è Gesù Cristo? E’ in uguaglianza con Dio: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. Ma questo stesso Figlio di Dio si è fatto uomo. E’ vero uomo. E l’uomo chi è? E’ una creatura, ma nello stesso tempo, è immagine e somiglianza con Dio. Ecco: il problema dell’uomo, il problema suo vero e definitivo, è come custodirsi in questo equilibrio fra il suo essere creatura ed il suo essere immagine di Dio. In che senso? Vi faccio un esempio. Niente rende l’uomo più simile a Dio, sul piano naturale, che la sua libertà, l’essere l’uomo padrone delle sue scelte, delle sue decisioni ed azioni. Quando siamo come presi dalle vertigini di fronte a questa nostra capacità, di fronte all’abisso della sua profondità, vogliamo essere liberi nel senso radicale del termine, non riconoscendo più nessuna appartenenza a nessuno. Abbiamo dimenticato cioè di essere creature e non creatori di noi stessi. Essere persone umane vuol dire mantenere la giusta proporzione, l’equilibrio tra la creatura e l’immagine di Dio. Quando lo perdiamo? Quando ascoltiamo e seguiamo la voce del tentatore che ci dice di diventare come dei, decidendo noi che cosa è bene e che cosa è male (cfr. Gen 3,5). “Gesù è venuto nel mondo per restaurare alla radice la giusta proporzione, l’equilibrio perso. Perciò Egli è il nuovo Inizio: il nuovo Adamo, il vero uomo” (Giovanni Paolo II). Ecco perché giustamente noi diremo: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Sì veramente benedetto Cristo: ieri, oggi, sempre. Benedetto perché ha preso su di sé la causa dell’uomo: ieri, oggi e sempre. Benedetto perché ha reso testimonianza alla verità: alla verità di Dio, alla verità dell’uomo. Benedetto perché per la sua testimonianza, la causa dell’uomo è stata definitivamente vinta, contro ogni sua falsificazione.
 Carissimi giovani, voi più di tutti siete preoccupati della causa dell’uomo, poiché siete il futuro di questa causa. E vi chiedete spesso, ne sono sicuro: quale sarà il mio futuro? Che cosa posso sperare? Perché forse più di tutti, voi sentite che la causa dell’uomo è stata manipolata e falsificata, anche nella nostra città. Perciò, oggi più che mai, voi desiderate dire forte, in questa nostra città, “benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Egli, Cristo, è più che mai indispensabile in questa nostra città. Voi sentite che in Lui la vostra speranza per la causa dell’uomo, può essere piena.

2. Ma se nutrite nel cuore questa speranza, non potete tenerla solo per voi: dovete sentire nel cuore l’esigenza di essere missionari. E missionari che cosa significa? Essere mandati. “Essere mandato vuol dire avere un compito cui adempiere, un compito impegnativo. Essere mandato vuol dire aprire le strade a un bene grande, atteso da tutti. Essere mandato vuol dire servire una causa, una causa suprema” (Giovanni Paolo II). Quale causa? La causa della salvezza eterna, definitiva dell’uomo in Cristo unico salvatore dell’uomo.
 Voi sapete che l’anno prossimo celebreremo la grande missione: venite anche voi a servire la causa dell’uomo in questa città! venite anche voi ad annunciare il Vangelo, come farete adesso, gridando: “benedetto Colui che viene nel nome del Signore”. Amen.