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QUARTA DOMENICA DI AVVENTO
22 dicembre 1995

1. “Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”. Nell’imminenza ormai delle celebrazioni natalizie, la Chiesa ci presenta  due figure, Giuseppe (nel Vangelo) e Achaz (nella prima lettura). Esse sono la realizzazione di due modi possibili di stare di fronte a Dio e al suo mistero: storicamente hanno incarnato due possibilità inscritte nella libertà di ciascuno di noi. L’una, quello di Achaz, ci esclude dall’incontro; l’altra, quella di Giuseppe, ci introduce nella Presenza di Dio. Cominciamo a riflettere, con profonda venerazione, sulla figura di Giuseppe.
 Egli è presentato nel momento in cui gli viene chiesto di avere fede. Avere fede in che cosa? La risposta a questa domanda è descritta con una semplicità sconcertante. “Maria, essendo promessa sposa ... si trovò incinta”. Giuseppe vede che Maria è già madre. Per la Legge mosaica, la promessa di nozze solennemente scambiata, era un vincolo che obbligava già alla fedeltà. Per Giuseppe, uomo giusto, è un dramma inesprimibile. Da una parte non può riconoscere come suo un nascituro che non è suo e quindi, secondo la Legge, doveva ripudiare Maria. Se lo avesse fatto pubblicamente, Maria doveva essere lapidata. Dall’altra parte, Egli non vuole che questo accada con Maria. Ed allora, egli non ha altra soluzione che rimandarla segretamente.
 Ecco: l’uomo è condotto ad un punto tale in cui non c’è più via d’uscita, umanamente parlando. Ogni possibilità umana è spezzata. Ma è proprio all’uomo in questa situazione che viene aperta la possibilità non più umana della fede. Ascoltiamo attentamente!
 L’inizio assoluto è l’irruzione imprevista ed imprevedibile della Parola di Dio nell’esistenza umana ormai rassegnata all’inesorabile situazione: “Ecco che gli apparve...”. E la Parola di Dio gli svela che è accaduto un avvenimento al di fuori di ogni pensiero umano: “quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. Cioè: nel grembo di Maria il Figlio stesso di Dio si è fatto carne. Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi: non è più solo il Dio-con-sè, è il Dio-con-noi. Non solo. Ma viene rivelato anche il Nome che egli dovrà imporre al nascituro: gli viene cioè svelata l’identità e la missione più profonda. Gesù è Colui che viene da Dio, il quale è l’unica salvezza; è predestinato come uomo a portare la salvezza del Signore; Egli stesso come Dio unico è il Signore che salva, il Salvatore nostro. Sono segreti, arcani, inviolabili.
 Giuseppe che cosa fa? “fece come l’angelo gli aveva detto”. Esce dalla sua situazione senza umane vie di uscite, attraverso la fede che è una via aperta da Dio, contro ogni evidenza puramente razionale. Ecco che cosa significa credere: guardate a Giuseppe. Egli aderisce al Dio che gli parla; si affida a Lui completamente, anche contro ogni evidenza: accetta semplicemente ciò che Dio ha compiuto. Nello stesso tempo, Giuseppe per primo, dopo Maria, ci dice che credere in Dio è credere in Colui che Egli ha mandato nella pienezza dei tempi, nato da Maria.
 E qual è la conseguenza di questa fede? “prese con sé la sua sposa”. Cioè: il mistero dell’Incarnazione penetra nella vita dell’uomo, attraverso Maria. E’ accaduto l’imprevisto nella vita del credente. Non previsto, non definito prima, non voluto da lui come un progetto da realizzare. E tutto questo ha un nome: il bambino che è già stato concepito nel seno di Maria, Gesù.

2. “Ma Achaz disse: non tenterò il Signore...”. Anche Achaz re di Giuda, come Giuseppe, si viene a trovare in una situazione insolubile. Attaccato militarmente dai vicini, egli si vede politicamente perduto. Ha una sola via: allearsi con un altro re, più potente dei suoi nemici, il re assiro. Questa alleanza gli avrebbe salvato la vita, ma non la libertà politica. Umanamente non ha vie d’uscita. Ecco: come Giuseppe, anche Achaz è condotto ad un punto tale in cui non ha più scampo. Ogni possibilità umana è spezzata. Ed anche in questo caso, irrompe la parola di Dio: “chiedi un segno...” Cioè: affidati al Signore. Egli libera; egli salva. Ed Achaz che cosa fa? non si fida. Non crede e quindi ricorre alla via umana e si ritrova alla fine a perdere se stesso. ha voluto salvarsi e si è perduto.
 Che cosa è la non-fede? E’ fare della propria ragione l’unica misura della realtà. Anziché porsi nell’apertura alla verità, costituirsi metro di tutto ciò che esiste. E’ essere irragionevoli al punto da non ammettere che esistono anche verità che la ragione non può comprendere. Giuseppe ha creduto; Achaz non ha creduto. Il risultato? nella vita del primo è accaduto un evento che lo ha “esaltato”, nella vita del secondo non è più accaduto nulla di nuovo: tutto come previsto.

CONCLUSIONE
 Anche a noi, a me, a te, è chiesto domani di “prendere posizione” di fronte allo stesso avvenimento.
 Fratello, sorella: puoi credere come Giuseppe; puoi rifiutarti come Achaz. Puoi come Achaz, ricondurre tutto l’evento del Natale “dentro i limiti della ragione”. E ciò può accadere in due modi. O riducendo il Natale a una pura festa pagana, fatta solo di consumi, o riducendo il Natale ad una occasione per richiamarci ai nostri doveri di solidarietà ed impegno sociale. Puoi come Giuseppe semplicemente guardare: Maria non ha partorito una dottrina, una nuova morale. Ha partorito una persona: la fede consiste nell’incontro con essa.