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XXV DOMENICA PER ANNUM (A)
Bosco Mesola:
22 settembre 2002

1. "Apri, Signore, il nostro cuore e comprenderemo le parole del Figlio tuo". La Chiesa oggi ci ha introdotti alla proclamazione del Vangelo con una preghiera; ci ha fatto domandare al Signore l’apertura del nostro cuore perché possiamo comprendere la sua parola. Questo non succede frequentemente nella Liturgia. Dunque dobbiamo pensare che quanto Gesù vuole insegnarci è particolarmente ostico al nostro modo di pensare.

Di chi / di che cosa parla Gesù in questa pagina evangelica? Egli parla del comportamento di Dio a nostro riguardo, e quindi della risposta giusta dell’uomo al comportamento divino.

La parabola l’avete bene ascoltata, spero; non è dunque il caso che la riassuma. Ciò che ci sconcerta e ci disturba in questo racconto è precisamente il comportamento del padrone che dà lo stesso salario a chi ha lavorato per tutta la giornata e a chi ha lavorato solo un’ora. Ed in questo è racchiuso tutto l’insegnamento della parabola. E’ per compassione per la povertà di chi ha lavorato solo un’ora, bisognoso come chi ha lavorato per tutta la giornata, che viene dato anche a lui la stessa paga. La parabola non descrive quindi un gesto ingiusto ed arbitrario, ma il comportamento di un uomo generoso e buono verso gli ultimi.

Ed in questo è raffigurato il mistero di Dio ed il suo comportamento verso l’uomo. Egli non ci tratta secondo la misura della stretta giustizia, ma secondo la misericordia e bontà che prova per l’uomo. La pagina evangelica vuole dirci che il comportamento di Dio nei nostri confronti è quello di un amore che supera la logica e le norme della pura giustizia. E’ questa la ragione vera, il fondamento incrollabile della nostra fiducia e della sicurezza con cui possiamo stare alla presenza di Dio: la nostra miseria e povertà non ci allontanano da Lui perché Egli è mosso proprio da esse ad avere pietà e misericordia per noi.

Se qualcuno pensa che questo annuncio evangelico non lo riguarda, è un povero infelice, perché pensa di non aver bisogno della misericordia di Dio, distrutto dall’illusione di credersi giusto. Se qualcuno pensa che questo annuncio evangelico sconvenga a Dio ed alla sua giustizia, dimostra solo grettezza d’animo e gelosia.

2. Carissimi ragazzi, fra poco riceverete la Cresima. Questo sacramento risulta a voi ora più comprensibile alla luce del Vangelo appena meditato. Donandovi lo Spirito Santo, il Padre conferma in noi quanto vi ha donato nel suo Battesimo: vedete come egli è fedele all’amore che ha per voi? Vedete come vi ha seguito, perché è pieno di grazia e di misericordia per ciascuno di noi? Riceverete il vero "denaro prezioso": lo Spirito Santo.

Egli viene in Voi per farvi vivere nella dignità della nostra condizione umana e cristiana. E’ uno stupendo cammino che in questo momento ora inizia. Non contristatelo, dimenticando subito quanto vi è stato ora donato. In fondo, uscendo da questa Chiesa avrete davanti due strade: vivere come se nulla fosse accaduto, in un’esistenza che si consuma giorno dopo giorno; vivere guidati dallo Spirito, partecipando alla vita della comunità, nella fedeltà al catechismo e all’Eucarestia festiva.

3. Carissimi fedeli, questa celebrazione pone fine alla sacra Visita pastorale. Abbiamo vissuto momenti di grande intensità umana nel Signore; ci siamo incontrati e ciascuno ha fatto spazio al Vescovo nel proprio cuore, in Cristo. Come non fare nostre le parole del Salmo: "grande è il Signore e degno di ogni lode; la sua grandezza non si può misurare".

Sono sicuro che questa comunità, che da centocinquant’anni celebra i santi misteri in questa Chiesa, continuerà con maggiore fervore il suo cammino. Non abbiate paura: "il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero". Sì, continuate a cercare il Signore con cuore sincero, e ne sentirete la vicinanza: la sua tenerezza si espanderà su tutte le vostre persone.