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XVI DOMENICA PER ANNUM
Lido di Spina e delle Nazioni
22 luglio 2001

1. "In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa". Carissimi fratelli e sorelle, la pagina evangelica di oggi descrive nella sua suggestiva semplicità un episodio della vita terrena di Gesù, che lo mostra in tutta la sua umanità.

Profondamente sensibile al valore dell’amicizia, Gesù amava concedersi momenti di sereno riposo nella casa di due sorelle di nome Maria e Marta. Esse poi avevano anche un fratello di nome Lazzaro. Marta si preoccupa di preparare a Gesù un’accoglienza ed una tavola imbandita abbondantemente. La sorella Maria, invece, con un atteggiamento molto tipico del discepolo nei confronti del maestro, "sedutasi ai piedi di Gesù ascoltava la sua parola" e quindi non era di nessun aiuto a sua sorella. Di qui il rimprovero di Marta a Gesù perché non spingeva Maria ad aiutarla.

Gesù non tiene conto della richiesta di Marta, per due motivi. Uno, perché basta poco e non sono necessari tutti quei preparativi in cui Marta era indaffarata; secondo, perché Maria stava facendo, in realtà, la cosa più buona e più bella di cui non doveva essere privata.

Dunque il testo evangelico nel suo significato letterale ci mostra come Gesù amasse la semplicità e l’amichevole conversazione degli amici più di altre cose.

2. Ma il testo evangelico nasconde significati assai più profondi ed è stata una delle pagine più amate e meditate dalla Chiesa lungo i secoli. Perché? Perché in Marta e Maria essa ha visto le due attitudini fondamentali della vita cristiana, presentate nella loro gerarchia di valore.

La vita cristiana infatti è fatta di servizio attivo a Cristo, ed è fatta di ascolto, di meditazione della Parola di Cristo. Commentando questa pagina evangelica, S. Agostino scrive: "Marta, che preparava e si disponeva a nutrire il Signore, era occupata nell’attività; Maria invece scelse piuttosto di essere nutrita dal Signore". Infatti, commenta S. Gregorio Magno: "che altro rappresenta Maria, che se ne stava seduta i piedi del Signore, ascoltando la sua parola, se non la vita contemplativa? E che altro rappresenta Marta tutta presa dalle occupazioni esteriori, se non la vita attiva?" [Commento morale a Giobbe VI, 61; in Opere CN ed. Roma 1992, pag. 537]. E S. Ambrogio: "con l’esempio di Marta e Maria ci viene messo dinanzi della prima la devozione instancabile nelle opere, e della seconda la religiosa applicazione dell’anima al Verbo di Dio" [Esp. del Vangelo sec. Luca VII, 85; in OOSA12, CN ed., Roma 1978, pag. 153].

Dunque, carissimi fratelli, le due sorelle rappresentano l’una la carità operosa e l’altra la contemplazione amante. Ambedue sono necessarie: senza la profonda unione con Cristo, la carità diventa mera filantropia; senza il servizio agli altri, l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera diventano vacuo egoismo spirituale. Né Marta è pregata di smettere di lavorare, né Maria di ascoltare. Esiste infatti una profonda unità: è lo stesso Cristo che tu servi ed ami in chi aiuti, e che tu contempli quando mediti e preghi.

Ma la pagina evangelica ci insegna che esiste una gerarchia di valori fra le due attitudini: "Maria ha scelto la parte migliore", dice il Signore. "La sollecitudine di Marta non è condannata, ma quella di Maria è lodata, perché se grandi sono i meriti della vita attiva, maggiori sono quelli della vita contemplativa" [S. Gregorio Magno, ibid.].

Il Signore ci doni un cuore umile e docile nell’ascolto della sua Parola, e generoso nel servizio a chi è nel bisogno.