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SOLENNITA’ DI CRISTO RE
Chiesa di S. Maurelio, 21 novembre 1999

1. "Bisogna … che egli [Cristo] regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi". Siamo giunti, carissimi fratelli e sorelle, alla fine dell’anno liturgico e si approssima ormai il nuovo anno: l’anno del Grande Giubileo 2000. In un momento così carico di significato, la Chiesa fa risuonare alle nostre orecchie, dentro al nostro cuore, una grande certezza: "bisogna, è necessario che …". Notate subito che quando la S. Scrittura usa queste parole non intende parlare di una legge inesorabile presente dentro alla realtà, un destino fatale messovi non si sa da chi. Essa, al contrario, parla, usando quelle parole, del progetto-decisione che Dio da sempre ha preso. E’ come se dicesse: "Dio ha deciso che Cristo regni.. e quindi ciò accadrà necessariamente".

Siamo così portati subito dentro all’enigma più oscuro che l’uomo incontra nel suo quotidiano faticare, di fronte alla domanda più difficile: verso che cosa cammina la nostra storia umana, vista la sconcertante fragilità del bene e la sua, apparente almeno, sconfitta? Non vi sfugga una parola dell’apostolo: "e poi sarà la fine". Questa parola non ha un significato prevalentemente cronologico; indica il punto di arrivo di tutta la storia umana. Esso consiste nella vittoria di Cristo sulla morte e su tutte le altre potenze nemiche, nella sottomissione di tutte le cose a Cristo e la consegna di ogni realtà al Padre perché Questi la riempia della sua stessa vita divina.

Fermiamoci un momento a meditare questo che è un punto centrale della nostra fede cristiana. La pagina paolina, lo avete appena sentito, parlava di "poteri avversi", di "ultimo nemico". Avverso a chi? nemico a chi? della persona umana chiamata ad essere partecipe in Cristo della stessa vita divina e quindi ultimamente di Cristo stesso venuto precisamente perché l’uomo abbia la vita e l’abbia in abbondanza. Chi è nemico dell’uomo ed avversa il suo destino è in ciò stesso nemico di Cristo, e chi è nemico di Cristo è in ciò stesso nemico dell’uomo, come ci dirà fra poco il Vangelo. In questa prospettiva, il nemico che sintetizza e riassume in sé ogni inimicizia contro l’uomo è la morte: la distruzione, la corruzione della persona umana nella sua interezza. E non a caso quindi è il male che temiamo di più. Per cui, finalmente, chiederci quale è la meta finale della storia umana è come chiederci se l’ultima parola la dirà la morte.

Ecco dunque il grande annuncio, il centro del cristianesimo: "Cristo è risuscitato …". Cioè: Cristo è risuscitato non come il solo, bensì come il primo di una serie di morti che risusciteranno. Egli è causa di vita. E’ stata, quella di Cristo e tale sarà in Lui anche la nostra, una vittoria sulla morte, dopo che questa aveva esercitato su di Lui la sua azione nefasta.

Dentro dunque alla nostra storia, dentro alla nostra persona è in atto un conflitto profondo fra la potenza della risurrezione di Cristo e le varie forze di morte che operano in noi e fuori di noi. E’ lo scontro fra la "cultura della vita" perché generata dalla fede nella Risurrezione del Signore e la "cultura della morte" generata da chi ritiene disperatamente che la morte sia l’inevitabile destino finale dell’uomo.

Viene dunque da chiedersi: come si compie la scelta di campo? Come posso sapere a quale delle due culture sto dando il mio apporto? Quale è il criterio di appartenenza? Risponde la pagina evangelica.

La scelta di campo viene fatta in ragione del rapporto che si istituisce colla persona di Cristo. Essendo Egli "primizia di coloro che sono morti", solo nell’unione con Lui noi diventiamo viventi. Ma ciò che il Vangelo oggi ci insegna è che l’unione con Cristo o il rifiuto di Lui si realizza in modo mediato, nel nudo e puro fatto di accogliere o di rifiutare coloro che si trovano in qualsiasi forma di necessità. Memore si questo insegnamento del Signore, l’apostolo Giovanni scriverà poi nella sua prima lettera: "noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte" (3,14).

Dunque, il vero conflitto che avviene nel cuore di ciascuno di noi e nella società è fra chi in Cristo diviene capace di amare e chi ritiene ogni uomo estraneo ad ogni uomo.

2. Carissimi fratelli e sorelle: oggi avete voluto fare memoria dei Ss. patroni dell’OFS. Esperienza questa stupenda! Il carisma francescano è stato donato a tutta la Chiesa: non solo nella modalità della vita religiosa. Esso è tutto in due affermazioni: l’uomo è povero e Dio è la sua ricchezza. Dio "tutto in tutti", ci ha appena detto S. Paolo. E’ questo il significato profondo della regalità di Cristo, del suo primato, tanto caro alla riflessione francescana: nel Risorto anche ciascuno di noi è stato destinato alla risurrezione, e tutta la creazione è stata pensata dal Padre e voluta in Cristo. A ciascuno di noi è chiesto di non uscire mai da questa sua intima dimora, dalla sua verità. Di essere, come Francesco, semplicemente veri discepoli di Cristo.