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OMELIA MERCOLEDÌ DELLE CENERI
21 febbraio 1996

1. “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza”.
Carissimi, sebbene non esista tempo che non sia ripieno dei doni divini, anzi sempre è aperta davanti a noi la porta della misericordia, tuttavia questo tempo quaresimale, ora cominciato, è “momento favorevole, è giorno di salvezza” in modo singolare. Per quale motivo? Ascoltiamo ancora l’Apostolo: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di Lui giustizia di Dio”. E’ il grande mistero della Redenzione, nel quale ciascuno di noi è invitato ad entrare. Esso consiste nell’espiazione che Cristo ha compiuto dei nostri peccati, perché noi “potessimo diventare per mezzo di Lui giustizia di Dio”. Ecco perché sono giorni di salvezza: ci è offerta la possibilità dalla grazia del Padre di diventare giustizia di Dio. Cioè: di essere rigenerati nella nuova vita. E’ il tempo della misericordia e del perdono: sono i giorni in cui il Padre vuole fare di ciascuno di noi un miracolo della sua grazia.
 Ma a questo punto, ci ammonisce S. Agostino: “Dio ha creato te senza di te. Perché Dio ti creasse non hai dato nessun consenso: e come avresti potuto consentire quando ancora non esistevi? Dunque, colui che ha creato te senza di te, non ti giustifica senza di te. Egli ha creato chi era ignaro, ma giustifica soltanto chi lo vuole” (Sermo 169,13). La nostra cooperazione con la sua misericordia che ci previene, si chiama conversione. Poiché questi sono i giorni del perdono e della misericordia, sono anche i giorni della conversione e della penitenza. “Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché Egli è misericordioso e benigno”, ci dice il Profeta.
 La conversione comincia col nostro ritorno nella dimora della verità: la verità di noi stessi. Assai opportunamente la S. Chiesa ha aperto questo tempo santo con un gesto di impressionante grandezza: l’imposizione delle ceneri. Ecco la fondamentale verità su noi stessi: siamo creature e Dio è Creatore; siamo nulla e Dio è l’Essere; siamo morte e Dio è Vita. La cultura in cui viviamo è l’organizzazione della menzogna, poiché è tutta costruita in modo tale da farci negare o dimenticare quanto l’imposizione delle ceneri ci ha invece richiamato. L’atto che esprime più chiaramente che l’uomo è cosciente della sua verità, rimane nella sua verità è la preghiera. Essa esprime che l’uomo è “cenere” ed ha bisogno di Dio. Ecco perché durante questi giorni santi dovrà intensificarsi la nostra preghiera. Senza di essa si diventa menzogna. “Laceratevi il cuore”, ci ha detto il profeta. Cioè: scendete dentro di voi, perseguitate l’errore che è dentro di voi fino ad estirparlo. In questo tempo bisogna considerare con più attenzione quali vizi, quali infermità, quali siano le ferite contro cui occorra usare un più austero rimedio, per non ritrovarci estranei a questo momento favorevole, a questi giorni di salvezza.

2. “E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
Nel Vangelo il Signore ci svela l’altra grande dimensione o aspetto della verità della nostra persona. La cenere imposta sul capo ci dice che siamo polvere; il Signore ci dice che questo nulla che è l’uomo, è chiamato a stare “alla presenza di Dio”, poiché solo la ricompensa che viene dal Padre lo può saziare. Possiamo vivere alla presenza degli uomini e quindi fare ciò che facciamo, per ricevere da loro la ricompensa: questo è degradare la nostra dignità. Le ceneri ci dicono: o uomo, tu sei nulla: Il vangelo ci rivela: o uomo tu sei nulla, ma capace di Dio.

 “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza”: ora infatti a ciascuno è dato di uscire dalla menzogna e vivere nell’intera verità del suo essere.
 “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. Così sia.