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DOMENICA DI PASQUA
Concattedrale – Cattedrale
20 aprile 2003

1. "Entrando nel sepolcro, videro un giovane … egli disse loro: … Voi cercate Gesù Nazareno, il crocefisso. È risorto, non è qui". La constatazione del sepolcro vuoto, nel quale era stato sepolto Gesù crocifisso, e le parole esplicative dell’angelo, costituiscono la ragione dello stupore più grande vissuto dall’uomo: lo stupore di fronte alla risurrezione del Crocefisso. La narrazione che fa Pietro di questo avvenimento è semplice: "Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse a noi … che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti". Qui è narrata l’unica novità vera accaduta in questo mondo.

In che cosa consiste precisamente la novità di quanto è accaduto a Pasqua? Nel fatto che un corpo umano già morto e sepolto è stato reso partecipe di una vita umana incorruttibile. Notate bene: non ho detto "è ritornato alla vita". Questo ritorno infatti avrebbe semplicemente aggiunto qualche giorno in più ad una vita comunque destinata alla morte. Quel corpo crocifisso, morto e sepolto viene reso partecipe della stessa vita eterna di Dio. E poiché la carne, il corpo denota la persona umana nella sua fragilità, nella sua inconsistenza ["guardatevi dunque dall’uomo, nelle sue narici non v’è che un soffio", dice il profeta (Is 2,22)], la risurrezione (del corpo) di Cristo è la vera rigenerazione dell’uomo; è la creazione della nuova umanità: nuova perché nel Cristo risorto la persona vince il suo destino di morte.

Senza la risurrezione di Cristo l’uomo sarebbe inesorabilmente prigioniero della corruzione, e la vita o prima o poi sarebbe dilapidata. Se Cristo non fosse risorto l’uomo non avrebbe mai avuto la possibilità di essere afferrato nella sua carne, nel suo corpo, dalla Vita infinita di Dio. Questo mutamento sostanziale delle condizione umana è divenuto preghiera sulle labbra della Chiesa, all’inizio di questa liturgia: "O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, ci hai aperto il passaggio alla vita eterna".

2. "Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato" L’apostolo Paolo con queste parole ci insegna che dentro la pasta vecchia dell’umanità, l’impasto sbagliato di tutto il nostro vivere e convivere, è stato posto un "lievito" nuovo che è in grado di trasformarla: il "lievito nuovo" di Cristo immolato-risorto. La risurrezione di Cristo, quando è riconosciuta in modo tale da investire la nostra vita e renderci capaci di dare senso nuovo ad ogni nostra esperienza, è una generazione nuova. È un impasto nuovo della nostra umanità: dal riconoscimento della Risurrezione di Cristo viene generata una nuova umanità. Cristo risorto ha reso realmente possibile un amore vero, un lavoro vero, una società umana vera, una pace vera.

Questo riconoscimento della risurrezione di Cristo in che cosa consiste? come accade dentro alla nostra vita? L’apostolo Pietro ci ha detto: "chiunque crede in Lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome". È l’ammissione umile del nostro peccato nella certezza che in Cristo risorto è offerta all’uomo la possibilità reale di essere cambiato, che ci unisce al Signore: mediante il sacramento del battesimo originariamente, ed in seguito della confessione. È attraverso la fede ed i sacramenti che il "lievito nuovo" penetra nella nostra pasta vecchia, e la trasforma.

Due allora sono oggi le posizioni che possono impedire all’uomo di riconoscere la risurrezione di Cristo, di farla accadere nella sua vita quotidiana. O il voler redimere la nostra condizione sbagliata, il voler correggere l’impasto sbagliato della nostra umanità colle sole nostre forze morali, dimenticando che senza il Signore risorto tutta la volontà dell’uomo non basta per conseguire un solo frammento di salvezza. Oppure il continuare a ritenere che nulla di nuovo è accaduto, perché nulla di nuovo può assolutamente accadere, e che sarebbe ingenuità o stoltezza il pensarlo.

La preghiera della Chiesa è invocazione per non essere indotti nelle due più grandi tentazioni contro la Pasqua: la disperazione per presuntuosa ostinazione o la disperazione per annoiata debolezza: "concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto". La novità è dono che va invocato: la novità raggiunge le radici dell’essere, perché è opera dello Spirito del Risorto.