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MESSA ESEQUIALE DI DON ERIO ROSSI
Gavello 19 luglio 2002

Compiamo il pietoso ufficio di offrire il divino sacrificio perché Dio conceda il riposo eterno al suo servo don Erio Rossi. La Chiesa domanda eterna beatitudine per un sacerdote che ha servito fedelmente la comunità cristiana: come Vicario parrocchiale alla Sacra Famiglia, come Cappellano al Collegio "Buoni Fanciulli" di Leggiuno, come Addetto all’Ufficio Amministrativo Diocesano e soprattutto come parroco qui a Gavello per ben trentanove anni.

1. "Beati fin d’ora i morti che muoiono nel Signore … poiché le loro opere li seguono". Questa parola di Dio ci conforta e ci illumina in questo momento. La morte nel Signore, pur nello strazio fisico e non raramente anche psicologico, è la porta che introduce "fin da ora" nella beatitudine.

L’uomo non è solo: in lui e con lui è Cristo che rivive nel battezzato la sua morte e risurrezione. Buon pastore, egli prende sulle sue spalle quella pecora che era uscita dalla casa del Padre e la riporta nella sua definitiva patria. "Io sono infatti persuaso" scrive l’apostolo Paolo "che né morte … né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore" [Rom 8,28-29]. Carissimi fedeli, sentiamoci sempre dentro a questo abbraccio del Padre, dal quale niente e nessuno potrà strapparci, se non lo vogliamo noi stessi.

Ma la parola di Dio indica con precisione la ragione per cui sono "beati fin d’ora i morti che muoiono nel Signore": la ragione è "perché le loro opere li seguono". Ci viene insegnata una verità fondamentale della nostra fede: se è vero che noi non ci salviamo a causa delle nostre opere, è anche vero che noi non possiamo salvarci senza le nostre opere buone.

Ed ora amo pensare che quando giovedì sera don Erio fu posto di fronte a Cristo per essere da Lui giudicato, egli aveva con sé molte buone opere. Penso in primo luogo alla Casa di riposo "Madonna Pellegrina" e alla Scuola materna "Giovanni XXIII". Opere che don Erio ha voluto e realizzato con un impegno indefesso e con grandi sacrifici, per il bene in primo luogo di questa parrocchia di Gavello.

2. "Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese". La pagina evangelica nella quale Gesù ci invita con tanta forza alla vigilanza, in primo luogo è ricca di insegnamenti per ciascuno di noi.

Essa ci ricorda che questa vita terrena non è la nostra condizione definitiva: essa è destinata a terminare. E il termine è costituito da un incontro col Signore che pronuncerà su di noi il suo inappellabile giudizio.

Questa pagina evangelica è anche di singolare importanza per penetrare un poco nell’esperienza più profonda della vita vissuta da don Erio. Egli ha vissuto gli ultimi anni della sua vita dominato dal pensiero del giudizio di Cristo. Pensiero che non raramente era per lui fonte di inquietudine. Quale insegnamento, carissimi fedeli! Don Erio sentiva fino allo spasimo la responsabilità della salvezza eterna di voi, fedeli di Gavello: tutta la sua preghiera, la sua sofferenza e la sua morte è stata offerta per questa comunità. Che questo dono tanto prezioso non sia disperso, ma sia fecondo di vita cristiana!

Egli trovò la pace nella sua affezione fiduciosa verso la persona di Maria: l’ultima preghiera fu la recita del Rosario che in un certo senso lo introdusse nella vita eterna.

Riposa ora in pace, fratello caro in Cristo e servo fedele della sua Chiesa: possa tu ora vedere nella luce di Dio che nessun amore, nessun sacrificio, nessuna preghiera di pastore è vana.