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INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO
Chiesa di S. Girolamo
18 ottobre 1997

1. “Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”. La preghiera del salmo chiede al Signore di farsi nostro maestro; nostro maestro per insegnarci a “contare i nostri giorni”. Questo insegnamento ha come risultato la sapienza del cuore. Dietro all’immagine dei giorni da contare sta la percezione che esista una verità sull’uomo, conoscendo la quale possiamo giungere non ad una qualsiasi sapienza, ma alla sapienza del cuore.
 Alla stessa verità sull’uomo e sapienza del cuore ci ha richiamato anche la prima lettura, ponendo questa sapienza nella capacità di una conoscenza per analogia del Creatore del mondo, partendo dalla grandezza e bellezza delle creature. E per contrario, definendo stoltezza quella degli uomini che “dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l’artefice pur considerando le opere”.
 Nella preghiera e nella pagina biblica è racchiuso l’intero nodo della ragionevolezza umana: esiste un limite al suo esercizio che le impone di non andare oltre al “fuoco o il vento e l’aria sottile o la volta stellata o l’acqua impetuosa o le luci del cielo” oppure la persona umana deve consentire a quel bisogno intimo di venire pienamente alla luce per sapere il senso ultimo della realtà? E la vera decisione libera è nella scelta se dire “basta!” al questionare del nostro cuore ragionevole oppure se lasciarsi portare avanti dalla sua domanda; se lasciarsi sedurre dall’apparenza “perché le cose vedute sono tanto belle”  oppure andare oltre all’apparenza per incontrare Colui che è. Ma forse il commento più bello alla pagina biblica lo ha scritto il grande matematico F. Severi nel suo libro Dalla scienza alla fede. Quanto più si addentrava nella ricerca scientifica, tanto più gli era evidente che tutto ciò che scopriva, man mano che procedeva, era funzione di un assoluto “che si opponeva come barriera elastica al suo superamento con i mezzi conoscitivi”. Questa esperienza lo condusse alla fede, come unica decisione veramente ragionevole.
 Mi sembra che questa pagina biblica sia la Magna Charta di ogni Università che voglia essere luogo in cui alla ragione umana non è posto nessun limite, ma le è assicurata la possibilità di “andare sempre oltre”. L’Università come luogo dal quale non sia esclusa la domanda religiosa, così che impariamo a contare i nostri giorni e giungere così alla sapienza del cuore.

2. “Voi siete il sale della terra ... voi siete la luce del mondo”. Queste parole di Gesù ci richiamano alla nostra responsabilità verso chi in un qualche modo ci è stato affidato. Gesù descrive il contenuto di questa responsabilità con due immagini: il sale e la luce. Il sale nell’antichità serviva per evitare la corruzione del cibo: mancando il sale, i cibi non potevano avere durata. La luce indica la strada; orienta il nostro cammino. Da quando esiste, l’Università giustamente ha voluto essere sale e luce: sia nei confronti della città, sia nei confronti dei giovani che vi accedono. Tralascio di considerare la prima. Trovano i giovani nell’Università il sale e la luce per la loro vita? E’ opportuno, forse necessario, chiederci se è sufficiente che l’Università si riduca ad essere il luogo specializzato per le competenze cognitive che può dare, ad essere un itinerario  formale che è necessario percorrere per ottenere quei titoli senza i quali poi ci si troverebbe esclusi da certe professioni. E’ esaurita così la sua missione di sale e luce? Probabilmente anche i giovani, si accontentano di questo. Ma è proprio compito dell’Università tenere desta in loro una ricerca dell’ultima ragione di tutto, perché non si smarriscano sedotti dall’apparenza.
 La celebrazione eucaristica prosegue: “sia su di noi la bontà del Signore nostro Dio”, perché la nostra Università sia sale e luce della nostra città, luogo della sapienza che non pone limiti al questionare umano, comunità educante che dia ai nostri giovani il gusto di quel sapere che tanto ci sublima.