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XXIV DOMENICA PER ANNUM (B)
Santuario di Fontanellato
17 settembre 2000

1. "Chi dice la gente che io sia? – E voi chi dite che io sia?" quando Gesù interroga l’uomo sull’identità della sua Persona, distingue nettamente due interlocutori o, se volete, due risposte possibili: "la gente" e l’opinione che essa ha di Lui; "e voi" cioè i suoi discepoli e la loro opinione.

Esiste infatti una differenza essenziale fra ciò che "la gente" pensa di Gesù e ciò che di Lui pensa il suo discepolo. Quale è la diversità? E’ assai importante saperlo per conoscere se anche noi abbiamo di Gesù l’opinione che ha "la gente" oppure se apparteniamo ai suoi discepoli. Dunque, la diversità essenziale delle due risposte in che cosa consiste?

Notate bene un particolare nel testo evangelico: "uno dei profeti" - "il Cristo". Per l’opinione comune Gesù è uno che appartiene ad una serie di persone: la serie dei profeti, pensava la gente di Galilea. Poi la serie sarà quella dei fondatori delle religioni: Gesù è uno dei fondatori delle religioni [come Maometto, come Budda]. Poi la serie sarà quella dei grandi maestri di morale: Gesù è uno dei grandi maestri di morale [come Socrate, come Confucio …]. Poi la serie sarà quella dei grandi rivoluzionari policiti-sociali. E così via. Solitamente si attribuisce a Gesù di essere il primo, il più grande della serie.

Non è così per i discepoli del Signore: Egli è il Cristo. Egli cioè è unico e non fa parte di nessuna serie, Egli non è riducibile a nessuna "classe" umana. Pietro dicendo: "tu sei il Cristo" esprime semplicemente la fede del discepolo che riconosce "a Gesù una valenza salvifica tale, che Lui solo, quale Figlio di Dio fatto uomo, crocefisso e risorto, per missione ricevuta dal Padre e nella potenza dello Spirito Santo, ha lo scopo di donare la rivelazione (cfr. Mt 11,27) e la vita divina (cfr. Gv 1,12; 5,25-26; 17,2) all’umanità intera e a ciascun uomo" [Congr. Per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Dominus Jesus, 15,1].

La vera divaricazione fra chi è discepolo del Signore e chi non lo è, non consiste nel fatto che l’uno attribuisce a Gesù un ruolo quanto si vuole grande in ordine alla salvezza dell’uomo, e l’altro nega questo ruolo. La vera divaricazione consiste nell’attribuire o non carattere di unicità, di universalità e di assolutezza al significato a al valore salvifico dell’opera di Gesù Cristo: chi non pensa che Gesù è l’unico, universale ed assoluto mediatore della nostra salvezza la pensa come la gente, non come vero discepolo.

2. "Lungi da me, Satana! Perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini", dice il Signore a Pietro.

E’ difficile credere che Gesù sia "il Cristo"? la seconda parte del Vangelo ci mostra come sia facile passare dal "pensare secondo Dio" al "pensare secondo gli uomini" a riguardo di Cristo.

Quale è la difficoltà principale? Il fatto che Dio abbia voluto rivelarsi come tale nella debolezza e nella sofferenza della Croce. E’ il fatto che Dio abbia voluto condividere fino a questo punto, fino alla morte di Croce, la nostra condizione umana.

Che cosa è che disturba tanto l’uomo nell’accettare un Dio crocefisso? Credo che le ragioni siano almeno due.

Un Dio così coinvolto nelle nostre vicende umane ci lascia molto meno indifferenti di fronte al suo Mistero. Un Dio crocefisso ci mostra quale è la vera potenza: quella dell’amore che bussa alla porta della nostra libertà senza forzarla.

Carissimi fratelli e sorelle, stiano celebrando l’Anno Giubilare. Esso è la grande occasione per vivere un vero, profondo incontro colla persona vivente di Gesù Cristo: perché la sua presenza invada sempre più intensamente ed estesamente la nostra vita. Se noi faremo spazio a questa Presenza, saremo salvi.