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S. MESSA IN CENA DOMINI
Cattedrale 17 aprile 2003

Carissimi fedeli, la Santa Chiesa apre la celebrazione del Triduo pasquale riunendoci "per celebrare la Santa Cena nella quale il Figlio unico, prima di consegnarsi alla morte, affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio". È come se questa celebrazione fosse la porta attraverso la quale noi entriamo dentro al mistero della morte e risurrezione del Signore: questa sera ci viene data la "chiave interpretativa" di quel mistero. Perché? poniamoci subito all’ascolto delle parole dell’Apostolo.

1. "Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane…". Sono queste parole pronunciate da Gesù sul pane e sul vino che ci svelano la consapevolezza e la decisione con cui Egli affronta la sua morte. Con esse Gesù trasforma la sua morte in un atto di amore in cui dona Se stesso: "questo è il mio corpo, che è per voi". La sua morte è l’atto con cui Cristo mette se stesso a disposizione per il Padre e a partire dal Padre, a disposizione dell’uomo. Ciò che domani celebreremo, trova in queste parole il suo senso e la sua spiegazione.

Ma esse ricevono la loro più chiara e profonda interpretazione dal racconto della lavanda dei piedi, che abbiamo appena ascoltato. Questo gesto ci rivela pienamente chi è Cristo. Colui che è Verbo presso il Padre e alla tavola della Sua eterna beatitudine: "si alzò da tavola". Non considerando un tesoro da custodire gelosamente la sua uguaglianza con Padre, "depose le vesti" della sua gloria divina. Fattosi in tutto simile a noi, "si cinse attorno alla vita" divina l’umiltà della nostra natura umana. E compie per noi il servizio di lavarci i piedi: si piega sui nostri piedi sporchi, su tutta la sporcizia di ogni uomo, e nella sua sovrabbondante umiltà ci lava e ci purifica nel suo sangue. Sul calice Gesù pronuncia infatti le seguenti parole: "questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue". Il senso della lavanda dei piedi e di queste parole è lo stesso.

Il profeta Geremia aveva previsto che Dio avrebbe siglato con l’uomo una nuova Alleanza. Nel momento in cui Gesù morendo compie il suo servizio redentivo, quella profezia diventa realtà: lavandoci nel proprio sangue, rende tutti gli uomini atti a stare a tavola con Dio, e quindi gli uni con gli altri. Stabilisce la nuova Alleanza, la definitiva comunione fra Dio e l’uomo. Certamente né le sole parole dette da Gesù nell’ultima cena bastano; né basta da sola la sua morte e l’offerta della sua vita. C’è bisogno che Dio accolga questa morte facendo di essa la "via vivente" attraverso la quale l’uomo possa entrare nel possesso della vita vera. L’accettazione da parte del Padre della morte di Cristo è la risurrezione, nella quale la morte e la sua radice il peccato sono definitivamente distrutti, e la vita di Dio è donata all’uomo.

2. Carissimi fedeli, Gesù alle parole dette sul pane e sul calice fa un’aggiunta: "fate questo in memoria di me". È da queste parole che ha avuto origine l’Eucarestia.

Le parole dette da Gesù sono state solo un’anticipazione della sua morte; rivelano il senso che Egli ha voluto dare alla sua morte sulla croce. Ma esse, voi comprendete, sarebbero rimaste vuote ed inefficaci se non fosse seguita la morte fisica di Cristo. Parole e Morte fisica sarebbero nulla se Cristo non fosse risorto: è la Risurrezione che costituisce concretamente la vittoria di Cristo. Queste tre realtà insieme, che nella loro unità sono il "Mistero pasquale", sono l’origine dell’Eucarestia; sono il luogo in cui ha avuto origine l’Eucarestia. "Fate questo in memoria di me": l’Eucarestia è il sacramento del mistero pasquale di Cristo nel senso preciso che è la rappresentazione sacramentale del sacrificio di Cristo sulla Croce. Ogni volta dunque che celebriamo questo memoriale, si compie l’opera della nostra redenzione; il banchetto eucaristico anticipa il banchetto eterno del cielo.

Che nessuno si escluda da questa tavola perché, come Giuda vogliamo salvarci colle proprie forze; che nessuno di escluda perché, come Pietro, rifiuta l’umiltà di Dio. Ma siamo semplicemente sicuri della verità di queste parole: "è il mio corpo; è il mio sangue". Le uniche capaci di liberare il mondo dalla sua noia, dalla sua indifferenza, dalla sua malvagità.