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OMELIA S. MESSA NATALE UNIVERSITARI
16 dicembre 1996

 “Con quale autorità fai questo? chi ti ha dato questa autorità?” Che cosa stava facendo Gesù perché l’autorità gli chiedesse a quale titolo lo faceva? “mentre insegnava”. Dunque, viene chiesto a Gesù con quale autorità egli insegnava. La domanda era seria, in ragione del contenuto del suo insegnamento: a causa di ciò che Egli diceva di se stesso e, in conseguenza, di ciò che chiedeva all’uomo che lo ascoltava. In sostanza, Gesù si attribuiva una posizione decisiva ed esclusiva dentro al destino dell’uomo: si auto-presentava come crocevia obbligato di ogni uomo alla ricerca della salvezza. Mai nessuno si era attribuita una tale autorità.

 E’ importante fare attenzione alla risposta di Gesù. Egli richiamandosi alla persona e all’opera di Giovanni Battista, pone l’interrogativo su questi, ma di fatto riporta l’uomo alla domanda ultima anche su se stesso: “dal cielo o dagli uomini?”. Cioè: la vera questione circa Gesù si riduce alla fine alla domanda sulla sua origine. Egli e uno di noi semplicemente: il più grande di tutta la serie? Oppure semplicemente è unico? unico perché Figlio di Dio fattosi uomo. Tutta la causa del Cristianesimo si riduce a sapere quale è la risposta vera alla domanda posta dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo: con quale autorità? E’ l’autorità di Dio stesso perché egli si è fatto uomo oppure è solo l’autorità di un grande dell’umanità?
“Su Cristo potete discutere, non essere d’accordo... Ma ... sappiamo che la sola scienza non completerà mai ogni ideale umano e che la pace per l’uomo, la fonte della vita e la salvezza dalla disperazione per tutti gli uomini, la condizione sine qua non e la garanzia per l’intero universo si racchiudono nelle parole: «il Verbo si è fatto carne» e nella fede in queste parole”. (F. Dostoevskij).

 Quale atteggiamento più sbagliato di fronte a questo fatto? il rifiuto di interessarsene, la scelta pregiudiziale di non voler nemmeno “aprire il discorso” (come si dice) sulla possibilità che l’autorità di Cristo sia quella stessa di Dio. Perché è l’atteggiamento più sbagliato? Perché è il più irragionevole. Ora il nostro primo dovere non è di avere/non avere fede in Cristo, ma di essere ragionevoli: di usare la nostra ragione fino in fondo. Che cosa significa essere ragionevoli fino in fondo? Non spegnere già sul nascere nessuna domanda che nasce nel nostro cuore, ma verificarne sempre la sensatezza ed andare alla ricerca della risposta. L’irragionevolezza è quella di chi non vuole verificare la verità di una ipotesi semplicemente perché la ritiene già in linea di principio impossibile. In questo senso, viviamo in una cultura profondamente irragionevole. Esistono infatti domande nei confronti delle quali assistiamo ad una vera e propria censura che le vuole soffocare nel loro nascere stesso asserendo che sono domande mal poste, illegittime ed in ogni caso inutili. Ma come tutte le censure conoscitive, anche questa è una censura che non si giustifica e non si regge. La ragione nel suo esercizio non può essere limitata, prescrivendo ad essa quali domande ha il diritto di porre e quali no. Cerco, si risponderà in modo diverso; ma non è consentito impedire la domanda. La domanda su Cristo è impreteribile per una ragione che voglia essere fedele a se stessa fino in fondo. Comportarsi come Pilato, è contro la dignità dell’uomo.
 Negare che Dio possa farsi uomo è un pregiudizio che l’uomo non può accettare senza discutere la verità (supposta). Perché mai l’uomo dovrebbe attribuirsi l’autorità di misurare il Mistero, prescrivendogli le modalità della sua manifestazione?
 Perché la domanda su Cristo è impreteribile: perché Egli si presenta come Dio fattosi uomo. Ora se questo è vero, la vita umana cambia completamente, come posso disinteressarmi dal verificare se questo è vero o falso? Posso anche disinteressarmi dal sapere se su Marte c’è vita o non, ma se non mi interesso si uno che dice di essere Dio venuto a salvarmi dal non senso che mi insidia da ogni parte, sono ancora veramente ragionevole? Mi dice che la liberazione dalla morte non è una mera ipotesi, ma è un fatto realmente possibile.

 Carissimi: siete in università. Che cosa d’altro è la università se non il luogo della ricerca non bloccata da nessun pregiudizio? Che il S. Natale sia evento che vi aiuti a riscoprire la stupenda nostra vocazione: ricercare la verità per vivere della sua gioia. Vi doni la libertà vera: la libertà di una volontà che obbedisce solo alla verità. La verità è l’esigenza più profonda dello spirito umano. Prima di qualsiasi altra cosa abbiate sete della verità: la verità su Cristo, su voi stessi, sulla vita e sulla morte.