home
biogr.
english
español
français
Deutsch
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017
Comitato "Cardinale Carlo Cafffarra"


XXIV DOMENICA PER ANNUM
S. Messa per i catechisti
16 settembre 2001

1. "Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una …". Carissimi catechisti, il Signore ha voluto farvi dono, durante questa celebrazione dei divini Misteri, del vertice della sua Rivelazione; chiedervi di meditare sulla pagina più bella del santo Vangelo.

La parabola della pecora smarrita è la sintesi perfetta di tutta l’economia della salvezza; è la narrazione riassuntiva della storia dei rapporti di Dio colla sua creatura umana.

La parabola narra in primo luogo il comportamento di Dio verso l’uomo. Dio ha cento pecore e ne perde una. Carissimi catechisti, chi è questo "uno"? Ciascuno di noi, ogni e singola persona umana. Entriamo di colpo nel cuore del Vangelo, dell’annuncio cristiano: davanti a Dio non conta il "genere umano". Egli vede il singolo: è di Lui che si prende cura. Quest’incredibile verità cristiana, la superiorità del singolo sul genere, può essere espressa anche colla seguente proposizione [puramente ipotetica]: esistesse anche una sola persona umana, essa sarebbe il senso totale dell’universo e della redenzione. Ogni uomo è tale per cui in lui deve accadere tutto il mistero della Redenzione e in lui trovare intera giustificazione.

Che cosa fa il "Pastore" nei confronti di quell’una? Poiché si è perduta, ritorna a rifare il cammino di essa: "va dietro a quella perduta". E’ il pastore che ora va dietro alla pecora: il Verbo si fa carne; assume pienamente la natura e la condizione umana. "Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe" [Eb 2,14a].

Fino a quando, fin dove "va dietro a quella perduta"? "finché la ritrova". E dove la trova? in quale luogo si è messo l’uomo? Il luogo proprio dell’uomo è la morte , e fin che l’uomo non è tirato fuori dalla morte non è in verità salvato. Ed infatti il Verbo incarnato è giunto fino alla morte, "per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè la morte" [ib].

"Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa". S. Gregorio M. commenta stupendamente questo testo: "Cristo si pose la pecorella sulle spalle, perché assumendo la natura umana portò su se stesso il peso dei nostri peccati… Trovata la pecorella rientra a casa, come il nostro Pastore che compiuta la redenzione, tornò al regno dei cieli ove trovò gli amici e i vicini, cioè i cori degli angeli, che sono suoi amici perché custodiscono sempre e in modo immutabile la sua volontà. Sono anche suoi vicini perché godono senza tregua lo splendore del suo aspetto. Va notato che non dice: "rallegratevi riguardo la pecora smarrita", ma "con me", perché sua gioia è la nostra vita [ejus gaudium est vita nostra], e quando ritroviamo la via al cielo rendiamo perfetta l’intensità della nostra gioia" [Omelie sui Vangeli II, XXXIV, 3; in OGM, CN ed. Roma 1994, pag. 441-443]. Veramente in quelle parole "se la mette in spalla e va a casa" è descritto tutto l’atto redentivo di Cristo. "Egli … assume una forma che gli appartiene [= va dietro a quella perduta], portando in se stesso tutto quanto me stesso con quello che mi appartiene [= se la mette in spalla], per consumare in se stesso il peggio, perché io partecipi a ciò che appartiene a Lui, tramite questa unione [= e va a casa]" [S. Gregorio Nazianzeno, Orazione 30,6; in Tutte le orazioni, ed. Bompiani, Milano 2000, pag. 725].

2. Carissimi catechisti, l’esercizio del vostro ministero ecclesiale si radica dentro alla vicenda significata dalla parabola: la cura che Dio ha per l’uomo, la passione che Dio sente per la dignità dell’uomo.

Confrontando le tre parabole, S. Ambrogio scrive: "Chi sono costoro, il Padre, il pastore, la donna? Non forse Dio Padre, il Cristo e la Chiesa? Il Cristo ti porta col suo corpo, avendo preso su di sé i tuoi peccati; la Chiesa ti cerca; il Padre ti accoglie. Ti riporta sulle spalle come fa un pastore, viene a cercarti come fa una madre, ti riveste come fa un padre" [Esp. del Vangelo sec. Luca VII, 208; in OOSA 12, CN ed., Roma 1978, pag. 255].

Voi siete la maternità della Chiesa che cerca l’uomo perduto, narrando le grandi opere del Signore per l’uomo: introducendolo nel mistero di Cristo.

Il vostro ministero ha quindi anche una grande rilevanza culturale: esso riporta l’uomo alla conoscenza piena della sua dignità in Cristo. "chi fa ritorno a Cristo ritrova se stesso, chi abbandona Cristo abdica a se stesso" [S. Ambrogio, ibid. pag. 263].

Il Signore vi accompagni e vi sostenga perché ognuno di voi sia capace di narrare le grandi opere del Signore.